Il colosso Pfizer blocca
la ricerca sull'Alzheimer

| Malgrado investimento colossali, non si registrano passi in avanti nella ricerca di cure contro Alzheimer e Parkinson, due delle peggiori malattie che provocano demenza. La speranza passa ora nelle mani di altre aziende

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Di Germano Longo
“Ricordati di me”, recitava lo slogan di uno dei recenti mesi della prevenzione dell’Alzheimer. Parole che suonano ancor di più come una sconfitta, se riviste alla luce di una notizia rilanciata dal “Wall Street Journal” che ha gettato lo sconforto fra i 47 milioni di persone in tutto il mondo che soffrono di demenza. La “Pfizer”, uno dei colossi dell’industria farmaceutica, getta la spugna: la ricerca dei farmaci contro l’Alzheimer e il Parkinson è sospesa.

Il motivo, per andare subito al nocciolo della questione, è sì economico, ma con una nota a margine amara che suona come l’ammissione di una sconfitta fastidiosa: malgrado gli imponenti capitali investiti nella ricerca, non si intravedono risultati degni di nota verso la battaglia della malattia.

Sforzi economici addirittura definiti “inutili”, che la società ha scelto di concentrare verso altri campi di ricerca. Non cambiano, al contrario, gli investimenti verso malattie neurologiche diverse e medicinali anti-dolore.

A dare il colpo di grazia alla ricerca il più recente sviluppo di un farmaco che lo scorso anno, testato su alcuni pazienti, non avrebbe dato alcun riscontro positivo rispetto ai trattamenti terapeutici utilizzati attualmente, che rallentano il decorso della malattia ma senza riuscire ad arrestarla.

Una scelta destinata ad avere ripercussioni anche dal punto di vista dell’occupazione, con 300 posti di lavoro persi nei centri di ricerca di Cambridge, Andover e Groton, i primi due in Massachusetts, il terzo in Connecticut.

Ma non tutto è perso: se la “Pfizer” e prima ancora la “Merck” hanno scelto di abbandonare la ricerca, le speranze dei milioni di malati si affidano alle recenti scoperte di aziende come la “Eli Lilly”, la “AstraZeneca” e la “Eisai e Biogen”, a cui aggiungere quelli nati dalla collaborazione fra la “Johnson & Johnson” e la “Shionogi”, attesi però non prima del 2023. Quest’anno, dovrebbe anche partire la fase di sperimentazione per il primo vaccino.

Il colosso dei farmaci

La più grande società al mondo di ricerca, produzione e commercializzazione di farmaci nasce a New York nel 1849, su idea di due cugini di origini tedesche, Charles Pfizer e Charles Erhardt. Il primo farmaco prodotto dalla “Charles Pfizer and Company” è un antiparassitario, la “santonina”, seguito dall’acido citrico, ancora oggi utilizzato in farmacologia e nel campo della cosmesi, della biochimica e dell’alimentazione.

Già nel 1910, la Pfizer inizia a delinearsi come un colosso: tre milioni di dollari in vendite e una diffusione massiccia mettono le ali ai laboratori di ricerca, per arrivare in tempo utile all’inizio della seconda guerra mondiale con una penicillina che, secondo la storia, fu utilizzata in dosi massicce anche durante il “D-Day”, lo sbarco in Normandia.

Oggi, la società è quotata alla Borsa di New York, con un patrimonio formato da 600 molecole utilizzate in numerose aree mediche (antinfettiva, cardiovascolare, urologia, sistema nervoso centrale, trattamento del dolore, infiammazione, reumatologia, emicrania, endocrinologia, oftalmologia e oncologia), a cui aggiungere la “Global Research and Development”, la più grande rete di ricerca e sviluppo di tutta l’industria farmaceutica mondiale.

Nel 2009, un costoso passo falso: la commercializzazione illegale di quattro dei propri farmaci, oltre all’ammissione di aver svolto test pericolosi sulle popolazioni dei pasi in via di sviluppo. La sanzione penale derivata dal processo, è ancora oggi la più alta mai registrata nella storia della sanità americana.

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