Ivanka Trump, il potere donna

| Secondo i suoi detrattori il mandato di pap Donald non sarebbero altro che le prove tecniche per arrivare alla White House come prima donna presidente. Ritratto di una donna amata, odiata e imitata

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Steve Bannon, l’ex chief strategist di Donald Trump, ha fatto una mezza marcia indietro, anche se un po’ tardiva: non era sua intenzione trascinare la Casa Bianca nella bufera. Quasi inevitabile, visto che il voltafaccia, nei suoi confronti, è stato unanime: Trump l’ha liquidato come un pover’uomo uscito di senno, il finanziatore Robert Mercer si è allontano alla velocità della luce e perfino Steve Miller, suo fidato braccio destro, davanti alle telecamere della CNN lo ha sminuzzato finemente.

Ma occhio ai dettagli, perché neanche una parola, Bannon, ha speso in queste ore di cenere sul capo nei confronti di Ivanka, la figlia prediletta del presidente. Una “Barbie” in piena regola, alta, bella e bionda che in tanti, in America, considerano dall’inizio del mandato di papà la vera First Lady e il potere neanche tanto occulto che decide ogni cosa al 1600 di Pennsylvania Avenue di Washington.

Sempre secondo quanto dichiarato da Bannon e finito sulle pagine del libro di Michael Wolff, starebbe affinando la strategia per diventare la prima donna presidente della storia americana.

Ivanka, secondo i bene informati, ha un aspetto da bambola e un cervello scaltro e furbo, ma di lei Donald si fida ciecamente, tanto da piazzarla in un ruolo di altissimo profilo ma - a scanso di ogni accusa di nepotismo - priva di qualsiasi incarico ufficiale e senza alcuno stipendio a carico dei cittadini, perché tanto di soldi non ne ha bisogno.

Per la verità, Ivanka alla Casa Bianca è entrata a piedi uniti fin dall’inizio, trascinando nella corrente ascensionale  anche il marito, l’imprenditore Jared Kushner, pure lui entrato nei palpiti di “The Donald” e a sua volta nominato “senior advisor”. 

Ma l’America, sulle donne della White House si divide, come ama fare da sempre, specie quando c’è di mezzo una bionda e una rossa: da una parte Melania, “la moglie trofeo” secondo Bannon, quella che fa tenerezza. Aria triste, sorrisi tirati e gesti affettuosi del marito rifiutati, come documentato dalle cronache di mezzo mondo. E subito dopo Ivanka, figura che non lascia indifferenti: c’è chi non la sopporta e chi invece la ammira in modo spassionato. In fondo, sapendoci fare, chiamarsi Trump non è una sfiga ma un bel lasciapassare, come ha dimostrato lei ideando un marchio di moda che porta il suo nome, ma soprattutto il cognome.

Eppure la vera popolarità, negli States, si misura da altre cose: ad esempio l’insana voglia della gente di somigliare ai propri idoli. La “Ivanka passion” l’ha svelata un chirurgo plastico newyrokese qualche tempo, ammettendo che tante, sempre di più, sono le donne che si presentano nel suo studio con la foto della first daughter e la richiesta di essere come lei: zigomi alti, naso stretto e sottile, misure da pin-up, capelli biondo platino.

Questioni che non interessano al procuratore speciale Robert Muller, che proprio in questi giorni sta soppesando il ruolo della “first doughter” all’interno del delicato fascicolo del “Russiagate”. Punto di partenza un incontro, per quanto fortuito, con l’avvocatessa Natalia Veselnitskaya e il lobbista Rinat Akhmetshin risalente al 9 giugno scorso, a margine del vertice privato avvenuto alla Trump Tower di New York con il marito Jared e il capo della campagna elettorale Paul Manafort. E Ivanka, sempre secondo quanto svelato da “Fire and Fury”, sarebbe letteralmente terrorizzata dall’inchiesta Russiagate che ha già visto suo marito coinvolto in un’indagine che porterebbe dritto verso la sua società immobiliare.

Un corpo e una testa

Ivanka Marie Trump nasce il 30 ottobre del 1981 a New York: suo padre è il 45esimo presidente degli Stati Uniti, la madre l’ex modella di origine ceca Ivana, prima moglie del Tycoon. Frequenta la “Chapin School” di New York diplomandosi alla “Choate Rosemary Hall” del Connecticut, e completa gli studi con la laurea a pieni voti alla “Wharton School of Business” dell’università della Pennsylvania.

La bellezza non le manca, e davanti a lei si spalancano le porte della moda: finisce in copertina sulle maggiori riviste del mondo, sfilando in passerella per marchi come Versace, Thierry Mugler e Tommy Hilfiger.

Giovanissima entra nell’azienda di famiglia, lavorando in parallelo per creare la propria linea di gioielleria, la “Ivanka Trump Collection”, seguita da collezioni di borse, calzature e abbigliamento. L’orgoglioso papà Donald ama portarsela ovunque: nel 2004 la vuole anche come giudice in “The Apprentice”, il reality televisivo di grande successo trasmesso dalla NBC. Nel 2009, Ivanka si sposa con Jared Kushner convertendosi all’ebraismo. La coppia ha tre figli: Arabella Rose, Joseph e Theodore.

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