La lotta alla droga, un fallimento

| Lo dice senza mezzi termini un rapporto dell’International Drug Policy Consortium: politiche sbagliate e nessun effetto tangibile di inversione di tendenza. “È un altro chiodo nella bara della lotta alla droga”

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Non lascia scampo il rapporto dell’International Drug Policy Consortium (IDPC): la strategia delle Nazioni Unite contro le droghe degli ultimi 10 anni è stata un sonoro fallimento.

Il rapporto sostiene che gli sforzi delle Nazioni Unite per eliminare il mercato illegale entro il 2019 attraverso un approccio di “guerra alle droghe” ha dato scarsi effetti sull’offerta globale, mentre ha avuto ripercussioni negative sulla salute, i diritti umani, la sicurezza e lo sviluppo.

Secondo il rapporto, le morti per droga sono aumentate del 145% nell’ultimo decennio, con più di 71.000 decessi per overdose solo negli Stati Uniti nel 2017. Almeno 3.940 persone sono state giustiziate per reati di droga in tutto il mondo negli ultimi 10 anni, mentre la repressione della droga nelle Filippine ha portato a circa 27.000 esecuzioni extragiudiziali.

L’IDPC, una rete formata da 177 ONG nazionali e internazionali che si occupano di politica e abuso di droga, sollecita da tempo la Sessione Speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulle Droghe a mettere in campo un diverso approccio alla strategia per i prossimi 10 anni, in vista di un summit del marzo 2019 a Vienna, in Austria.

“Questo rapporto è un altro chiodo nella bara della guerra alla droga”, ha commentato in modo amaro Ann Fordham, direttore esecutivo di IDPC. “Il fatto che i governi e le Nazioni Unite non ritengano opportuno valutare adeguatamente l’impatto disastroso degli ultimi dieci anni di politica sulle droghe è deprimente ma in fondo non sorprende. I governi si riuniranno il prossimo marzo alle Nazioni Unite e probabilmente nulla nel prossimo decennio cambierà”.

Ai microfoni della CNN, Farhan Haq, vice portavoce del Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha commentato: “Ovviamente, ci sono stati significativi successi e altrettanti fallimenti, nel trattare il problema del traffico di droga, e lo abbiamo chiarito sulle molte osservazioni che abbiamo fatto ogni anno. L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine è la principale agenzia che si occupa di questo problema. Alla fine, quello su cui continueremo a spingere è che tutti i paesi lavorino insieme per affrontare questo devastante problema”.

Nel 2017, ad esempio, il Messico è stato il paese più violento al mondo, a causa di un’impennata dovuta al controllo del mercato degli stupefacenti: 31.174 omicidi, con un aumento del 27% rispetto al 2016.

Oltre ad alimentare la violenza, l'attuale politica di criminalizzare l’uso di droghe ha portato anche ad carcerazioni di massa, dice il rapporto. Un prigioniero su cinque è attualmente imprigionato per reati di droga, molti con l’accusa di possesso per uso personale.

Il documento afferma che 33 giurisdizioni mantengono la pena di morte per reati di droga in violazione degli standard internazionali. Tuttavia, a marzo, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha proposto di rendere il traffico di droga un reato capitale in risposta alla crisi degli oppiacei in corso nel paese.

“Quello che apprendiamo dal rapporto ombra dell'IDPC è convincente. Da quando i governi hanno iniziato a raccogliere dati sulle droghe, negli anni ‘90, la coltivazione, il consumo e il traffico illegale di droghe hanno raggiunto livelli record”, ha scritto nella prefazione del rapporto Helen Clark, ex primo ministro della Nuova Zelanda e membro della Global Commission on Drug Policy.

“Inoltre, le attuali politiche sulle droghe sono un serio ostacolo ad altri obiettivi sociali ed economici: una guerra che ha fatto milioni di vittime e altrettante scomparse”.

La settimana scorsa, il Canada è stato il primo paese del gruppo fra i paesi industrializzati del G7 a legalizzare l’uso ricreativo della marijuana.

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