L’ambasciator che porta pena

| Nikki Haley, portavoce americana all’ONU, e il presidente Trump avrebbero una tresca da diverso tempo. Fake news secondo Melania, che intanto perde le staffe

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Per gli americani, “Fire and Fury: inside the Trump White House”, il libro scandalo di Michael Wolff che da settimane va letteralmente a ruba, è una vera miniera ancora tutta da esplorare. L’ultima rivelazione, appena accennata e già virale, toglie i veli della segretezza ad una duratura “liason” fra il presidente Trump e Nikki Haley, l’affascinante rappresentante permanente americana alle Nazioni Unite.

Non c’è pace per il tycoon, da mesi sottoposto a un fuoco di fila di accuse di ogni tipo che oltre ad avere pesanti risvolti politici, non disdegnano di portare sulla pubblica piazza le abitudini boccaccesche di “The Donald”, alle prese con accuse di molestie e storie di sesso a pagamento con pornostar.

L’ennesima rivelazione, che insieme alla notizia secondo cui avrebbe passato diverse notti in hotel, dopo le parole della pornostar, ha fatto perdere il leggendario aplomb di Melania, la First Lady, in genere ben attenta a restare fuori dalle beghe di palazzo. In un comunicato, la signora Trump ha liquidato la notizia con poche parole: “Melania è concentrata sulla sua famiglia e sul ruolo di first lady, non su scenari spacciati ogni giorno attraverso fake news”. Lesta a togliersi agli impicci anche la protagonista della vicenda, l’ambasciatrice Nikki Haley, che ha immediatamente voluto etichettare i rumors con due soli aggettivi: “Disgustosi e offensivi”.

Ma Michael Wolff non molla e aggiunge benzina al fuoco, rivelando che il presidente passerebbe una consistente parte del suo tempo libero con la Haley, spesso nel chiuso del blindatissimo “Air Force One”.

Nikki Randhawa (diventata Haley dopo il matrimonio del 1996 con un militare), 46 anni da Bamberg, Carolina del Sud, è uno dei nomi su cui il partito repubblicano punta di più per il futuro. Laureata a pieni voti, scala velocemente le istituzioni del suo stato fino a diventare governatore. Per lei si sono spesi alcuni nomi del partito che contano, da Mitt Romney a Sarah Palin, a cui aggiungere il gradimento dello stesso Trump, che all’indomani della sua elezione l'ha voluta all’ONU per difendere gli interessi americani.

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