Laurent del Belgio, il principe ribelle

| Suo fratello, re Philippe, avrebbe deciso un taglio sull’appannaggio annuo del principe più indisciplinato che ci sia. Una decisione arrivata dopo quasi mezzo secolo di estrema pazienza nei suoi confronti

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Di Germano Longo
Ufficialmente è il fratello di Filippo, re del Belgio, secondogenito di Alberto II e Paola Ruffo di Calabria, ma per tutti è sempre stata la pecora nera della famiglia.

Classe 1963, neanche i padrini di battesimo Bettino Ricasoli e la duchessa Sophie Von Arenberg, come pure la “Royal Cadet High School” e la “Royal Military Academy” sono mai riusciti ad avere la meglio sul bizzarro carattere di Lorenzo del Belgio, al secolo Laurent Benoît Baudouin Marie. A dire il vero, le cronache si riempiono delle sue gesta fin da quando era solo un ragazzino: entra ed esce da così tante scuole da non riuscire a trovarne altre disposte ad accettarlo, e da una - alle elementari - scappa addirittura: lo trovano in autostrada, mentre cammina a piedi diretto chissà dove. A 14 anni, con due bocciature che pendono sul capo, entra al collegio Pio X di Anversa: tre anni dopo la famiglia è costretta a battere in ritirata, scegliendo la via del precettore privato. Non l’aiuta, così come succede ai fratelli Philippe e Astrid, la situazione familiare, con Alberto e Paola ai ferri corti ma impossibilitati a divorziare. I tre fratelli crescono con figure imposte dalla corte, e il più debole dei tre, Laurent, dopo un po’ finisce dagli zii, re Baldovino e la regina Fabiola, senza figli a cui badare e inteneriti da un ragazzino problematico. Nel 1993 Baldovino muore e Alberto, padre di Laurent, succede al trono, tentando di sistemare il figlio un po’ matto in un neonato istituto dedicato alle tecnologie pulite. Il Belgio intero grida allo scandalo, accusando il sovrano di voler solo dare uno stipendio al più inutile e sfaccendato dei suoi rampolli.

Nel 2003, padre Guy Gilbert, un prete capellone e che all’abito talare preferisce i giubbotti di pelle, lo unisce in matrimonio con l’inglese Claire Coombs, da cui avrà tre principini. Ma neanche la vita coniugale riesce a fermarlo: nel 2006 Laurent finisce al centro di uno scandalo in piena regola. Grazie ad alcune conoscenze messe da parte durante il servizio militare, il principe avrebbe ricevuto fondi pubblici per ristrutturare casa, Villa Clémentine, a Tervuren. Non è finita, perché per la prima volta nella storia del Belgio, Laurent è il primo reale chiamato in tribunale per testimoniare ad un processo voluto a gran voce e concluso malamente, con le scuse pubbliche del re e il maltolto, 185mila euro, restituiti alle casse dello Stato con un assegno. A margine, giusto per capire: Villa Clémentine, dove Laurent vive ancora oggi con la famiglia, gli era stata assegnata da re Baldovino in persona, stanco di vedere le conquiste notturne del principe aggirarsi per la reggia di Laeken.

Un’esistenza consumata nel più assoluto disprezzo per il protocollo, fra l’imbarazzo della corte belga e il crescente disappunto dei sudditi. Ma lui ha sempre tirato dritto, come nella leggendaria gara ingaggiata con la sua Ferrari ed un treno ad alta velocità, ai tempi in cui riesce a collezionare un numero di multe per eccesso di velocità che neanche tutti gli automobilisti del Belgio messi insieme riescono ad eguagliare.

Ma proprio in questi giorni, sul terzo discendente in linea di successione, si stanno abbattendo le ire di suo fratello Philippe, salito al trono nel 2013 dopo l’abdicazione di Alberto II per motivi di salute.

A 54 anni suonati, per il “gaffeur” di famiglia si profilano tempi duri, o almeno così è secondo il suo parere sdegnato di fronte alla decisione del fratellino, il quale, stanco di parare i continui colpi di testa di Laurent, in pieno accordo con il primo ministro Charles Michel, avrebbe deciso un taglio del 10, forse del 15% sul generoso appannaggio annuale del principe, fissato in 307 mila euro.

Il motivo sarebbe l’ultima indisponente trovata di Laurent, che avrebbe partecipato alle celebrazioni per i 90 anni dell’Armata Rossa cinese senza neanche perdere tempo ad avvisare qualcuno a corte, fregandosene bellamente di un regolamento che vieta ai reali del Belgio di stringere rapporti personali con paesi stranieri. È quella che un po’ dappertutto, forse anche in Belgio, chiamano “goccia che fa traboccare il vaso”, arrivata dopo decenni di capricci e pazienze reali messe a dura prova.

L’aveva già fatto, l’indisciplinato Laurent, viaggiando in lungo e in largo senza autorizzazione per motivi d’affari (propri), trovando ogni ad accoglierlo ad ogni ritorno le prime pagine dei giornali che ricordavano l’inutilità dispendiosa della monarchia: è successo in Congo, poi in Libia e per finire in Sri Lanka. E perfettamente inutile, ogni volta, era valso ricordare a Laurent che ai Sassonia-Coburgo-Gotha è vietato farsi gli affaracci propri e che ogni uscita pubblica dovrebbe essere fatta solo per promuovere il proprio paese, che in cambio garantisce abbondantemente la sussistenza della monarchia considerata fra le più delicate del mondo e certamente fra le più giovani, visto che l’istituzione risale appena al 1830 ed è continuo bersaglio di movimenti repubblicani che da tempo ne chiedono l’abolizione, equamente divisi fra valloni e fiamminghi.

Ma per dare contro alla decisione del fratello monarca, Laurent ha reagito, mettendo in moto uno stuolo di avvocati che tentano in ogni modo di spostare il baricentro della verità: soltanto il 20% dei 307 mila euro annui possono essere spesi per mantenere la sua famiglia, composta da una moglie e tre figli ancora in giovane età. Quindi una cifra del tutto inadeguata per pensare a un’esistenza degna di una famiglia reale, parbleu.

Da qui, sempre secondo i legali, le mosse di un principe a cui negare il diritto di crearsi un patrimonio personale sarebbe perfino “contrario ai diritti fondamentali dell’uomo”. A corredo della formale lettera di protesta inviata a corte, ci sarebbero i certificati medici che accertano anche un profondo stato di stress di Laurent, nel 2014 finito addirittura in coma farmacologico per una polmonite.

Ma Filippo, il “re tranquillo” che non ama le polemiche, stavolta ha perso la pazienza.

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