Maduro come Maria Antonietta: il suo popolo in fuga dalla fame

| Gli economisti del presidente spingono il Paese verso un suicidio di immani dimensioni. Mobilitati gli eserciti ai confini. Chavisti inchiodati al potere rafforzano le polizie politiche. Osa: "Situazione disperata"

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di MASSIMO NUMA

Migliaia e migliaia di venezuelani (quasi un milione solo negli ultimi mesi) stanno fuggendo in massa dalle follie della politica economica del post chavismo. Fuggono perché hanno fame. Non hanno cibo, non possono neppure comprarlo con le mazzette di inutili e colorati bolivares, vecchi o nuovi che siano. Il bizzarro team di economisti che guida le linee imposte dal presidente Nicolas Maduro non hanno sortito alcun effetto nella sostanza delle cose con le nuove misure monetarie. L’introduzione del Bolivar Soberano, privato per magia di cinque zeri rispetto al Forte, l’imposizione di un deciso aumento degli stipendi di base rischia di causare una nuova ondata di licenziamenti. Non perché le imprese siano particolarmente cattive o sfruttatrici, ma semplicemente perché non hanno i mezzi finanziari per farlo, ne c’è stato un aumento tale di acquisti di prodotti al consumo tale da assorbire un aumento delle paghe imposto manu militari. 



RIFORMA MONETARIA INEFFICACE

Il valore del bolivar ancorato al prezzo del barile di petrolio, non ha avuto alcuna conseguenza positiva per un popolo intero che non riesce più ad avere standard di vita sopportabili. E così la drammatica fuga di proporzioni ormai bibliche verso i confini naturali del Venezuela ha assunto dimensioni inimmaginabili. I Paesi che accolgono ogni giorno migliaia di persone che si trascinano dietro valigie, carretti con mobili e poco altro, non sanno più cosa fare. I poliziotti di confine distribuiscono panini e acqua minerale. Arrivano stremati. I campi di accoglienza sono saturi, le condizioni di vita gravisssime, nonostante la buona volontà e la non ostilità di fondo da parte di colombiani, peruviani e brasiliani. In molti danno aiuti concreti ai "fratelli" che arrivano al confine con il corpo segnato dalla denutrizione, avvolti in vestiti laceri. La Chiesa sta facendo il solito enorme e impossibile lavoro per assicurare un minimo di assistenza. Ma da qualche giorno la pressione è così insostenibile che il Brasile ha mobilitato l’Esercito e altre nazioni si apprestano a fare altrettanto. 

MADURO: “VOGLIONO TORNARE A CASA”

Ma Maduro che fa? Niente. Monitora il fenomeno e sembra, senza dirlo apertamente, che la fuga delle bocche da sfamare, tutto sommato, chissamai, abbia perfino qualche aspetto positivo. Chi resta deve rassegnarsi agli scaffali vuoti, ai soldi che non valgono la carta su cui sono stampati, gli stipendi ridicoli, le code per un pezzo di pane o per una razione di proteine. Qualsiasi governo responsabile rassegnerebbe le dimissioni e cercherebbe un’unità nazionale per tornare a parametri economici in grado di restituire al Venezuela, paese ricco di risorse, un progetto di ricostruzione, un’idea di futuro per i suoi giovani. Ma gli oligarchi chavisti non si schiodano di un millimetro dalle poltrone statali e dallo status di privilegiati di cui godono. Vivono su un altro pianeta: promettono l’impossibile e sopravvivono rafforzando le polizie segrete, la famigerata Sebin, e altre misteriose strutture per contenere una protesta che non ha più nulla o quasi di ideologico. La gente scende in piazza ogni giorno per i continui black out della luce, per gli stipendi non pagati da mesi, perchè non si trova cibo, per i trasporti che non funzionano, per gli aumenti folli di beni di consumo in pochi giorni. 



OSA, SITUAZIONE DISPERATA

Intanto il Consiglio permanente dell'OSA, l'organo che riunisce i 34 Stati membri del Sudamerica, si è dato due settimane di tempo per affrontare la migrazione venezuelana, definendo la situazione "disperata" e che "potrebbe ulteriormente peggiorare”. Così si legge in una nota: ”Purtroppo, il governo dittatoriale in Venezuela e la sua totale dissociazione dai problemi del suo popolo, sta dimostrando la sua totale incapacità di assicurare la soddisfazione dei bisogni fondamentali della maggior parte della sua popolazione", ha detto il presidente Almagro in una lettera alla Presidenza del Consiglio Permanente, che attualmente detiene in Costa Rica. 

MOBILITATI GLI ESERCITI AI CONFINI

Maduro insiste: dice di aver ricevuto migliaia di richieste da parte di venezuelani che desiderano essere rimpatriati dopo essere emigrati in diversi paesi della regione. L'esodo dal paese, tra i più ricchi di petrolio al mondo, ha costretto i governi di Perù ed Ecuador, sino a oggi umanamente solidali con i migranti, ad attuare controlli per regolare il loro ingresso, mentre il Brasile ha annunciato martedì il dispiegamento temporaneo di personale militare al confine con il Venezuela, dopo alcuni focolai di violenza nella regione.

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