Mezzo milione di morti accertate ecco il vero costo del Dieselgate

| È l'impressionante cifra emersa da uno studio che ha calcolato i decessi europei attribuibili allo scandalo scoppiato nel 2015. E l'Italia, neanche a dirlo, è il paese dove si muore di più

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Di Davide Cucinotta

C'è un serial killer assetato di sangue che si aggira per l'Europa, e sembra amare particolarmente l'Italia. Ha il nome di uno scandalo - "Dieselgate" - e un'apparenza finora legata a disonestà varie perpetrate dal mondo dell'auto, sempre lesto ad infilarsi nelle più piccole pieghe del lecito, pur di fare denari. Ma la questione, messa nero su bianco dallo studio approfondito di una rivista scientifica norvegese, assume contorni ben più inquietanti della semplice credibilità di un marchio automobilistico.

L'Environmental Research Letters, con la collaborazione del MetNorway, l'istituto meteorologico norvegese, l'Iiasa (International Institute for Applied Systems Analysis) e lo "Space, Earth & Environment", ha tradotto in un linguaggio ancor più comprensibile i costi del Dieselgate partendo dal 2015, anno in cui è esploso un caso di proporzioni mondiali non ancora chiuso del tutto. E attenzione, perché questa volta con il termine "costi" non si intende una questione legata al denaro, ma al pesante fardello di vite umane perse.

Troppe morti

Secondo il pool di esperti che per mesi ha interpretato i dati, nei 28 paesi dell'UE (con l'aggiunta di Svizzera e Norvegia), ben 425mila morti all'anno hanno come causa prima l'eccesso di inquinamento dell'aria. E di questi, per essere ancora più precisi, 10.000 sono i decessi strettamente legati all'ossido di azoto liberato nell'aria dai motori dei 100 milioni di veicoli diesel circolanti nel vecchio continente, e 4.560 i morti che si sarebbero potuti evitare dal 2015 ad oggi se i limiti del particolato dichiarati fossero stati reali.

Ma non basta ancora, perché dalla ricerca emerge che proprio l'Italia è il paese più colpito, con 2.810 morti ogni anno a causa dell'inquinamento, e 1.250 le persone che hanno pagato con la vita il clamoroso falso del mondo dell'auto. Dopo di noi, a magra consolazione, arriva la Germania, con 960 decessi e la Francia, che si ferma a 680. Un triste primato che l'Italia paga soprattutto nel nord del paese, a causa della grande concentrazione di veicoli diesel circolanti. Fra i paesi più puliti Norvegia, Cipro e la Finlandia.

Cancellare i diesel

Secondo gli esperti, seguiti da norme europee destinate a diventare sempre più stringenti, il diesel ha un futuro ormai segnato. E almeno questo, non è una diretta conseguenza del Dieselgate, ma di una vera e propria crociata che coinvolge sempre più città, ormai sempre più propense a stringere le maglie dei veicoli diesel, indipendentemente dall'anno di omologazione dell'impianto. Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, è decisa a vietare dal 2020 l'ingresso nella capitale francese ai mezzi a gasolio, così come sta studiando di fare Sadiq Khan, il suo collega londinese.

Ma sia chiaro, se la scomparsa del diesel non sarà un processo velocissimo - si calcolano almeno vent'anni di tempo necessario - sembra comunque inesorabile. Un report della società americana "AlixPartners" ha stimato che entro il 2030, la quota di mercato europea dei diesel si chiuderà con un misero 9%, mentre la banca svizzera Ubs si è spinta ancora più in là, decretando la fine dell'epopea del gasolio nell'arco di 10 anni appena.

A fronte di tutto questo, c'è uno spettro chiamato "Euro6 C" che toglie il sonno ai costruttori: prevede che dal 1 settembre di quest'anno, le nuove omologazioni diesel siano dotate di "trappole" capaci di abbattere fino al 90% degli ossidi di azoto. Data già spostata al 2018 e con ogni probabilità destinata a prorogarsi di un altro anno, anche perché eliminare la quasi totalità delle emissioni è una chimera considerata irraggiungibile, soprattutto da quando si è scoperto che la ricerca era ferma a parecchi anni fa, ma truccata ad arte per sembrare attuale, efficace, pulita e onesta. Termini ormai caduti in disuso, buoni solo per i dizionari.

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