Nizza, Berlino, Stoccolma il filo rosso dei Salafiti

| Scagionato l'iracheno arrestato ma resta la pista islamica per l'attentato di Dortmund. Cellule però attive. I gruppi di combattimento degli Anni '90 in Francia, Germania e Italia. Anche a Torino il seme della Jihad formato Isis

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L'attacco con tre ordigni esplosivi, comandati a distanza e fatti esplodere in simultanea, ferendo un giocatore del Dortmund, colpito da una scheggia, e la successiva rivendicazione del gesto "contro la Germania" che collabora con la Coalizione contro l'Isis in Medio Oriente, avrebbe rivelato ancora una volta l'anello di congiunzione tra i vecchi gruppi di combattimento salafiti con il terrorismo di oggi. Un giovane irakeno è stato arrestato, ma è stato scagionato nelle ultime ore dalla polizia; era in contatto con le cellule radicali nate a Francoforte e poi diffuse in tutte le città germaniche. Ma nelle ultime ore la smentita: il tizio non c'entra, ma non cade ancora la pista islamica, almeno cos' pare, la situazione è in evoluzione, Resta però un fatto, che va comunque analizzato. Le cellule salfite  operavano in Italia, e sopratttutto, a Torino. Non sono esattamente dormienti, neppure oggiMohamed Lahouajej Bouhlel, 31 anni, il camionista assassino di Nizza, originario di Mseken, è figlio di un noto estremista islamico che fa parte del partito radicale Ennahda, che, rispetto ai vecchi gruppi combattenti salafiti, radicati da sempre nel distretto di Sousse, sta come il Sinn Fein all'Ira. C'è un filo rosso che unisce i terroristi di oggi, di seconda o terza generazione (come i cittadini inglesi di origine pakistana che fecero saltare nel luglio 2006 il metro di Londra) con i fanatici coinvolti nelle vecchie inchieste sui Gruppi Salafiti di Combattimento, germinati negli Anni ‘80 e ‘90 tra Tunisia e Algeria, e altri gruppi minori poi diffusi nel Sud della Francia e pure in Italia, in particolare in Piemonte e nel centro Sud del nostro Paese. Nella sua comunità tunisina Mohamed è gia un «martyr». Lo hanno seppelito seppellito nel suo paese, non lontano dalla spiaggia dove un commando Isis trucidò decine di turisti, in un clima di complicità e di rispetto per il suo «sacrificio». Lui come altri killer. Nato e vissuto «in un contesto familiare - osserva il sito tunisino TunisieSecret.com -favorevole alla violenza e al radicalismo». In un continuo interscambio di contatti, coperture, materiali, propositi criminali. 

FIGLI, FRATELLI, AMICI DI EX TERRORISTI

Questi assassini-suicidi sono figli, fratelli o amici delle famiglie dei terroristi attivi dieci o vent'anni fa. In percentuale altissima. Scorrendo le pagine degli atti giudiziari dell'epoca, emergono fantasmi troppo presto dimenticati. Allora il brand era quello di Al Qaeda, oggi svolge la funzione di faro dell'area integralista radicata in Europa il Califfato. Ma il bacino di reclutamento è lo stesso. Sigle dimenticate: il Gia, Gruppo Salafiti per la predicazione e il combattimento, con i suoi cloni diffusi in Italia, Tunisia, Marocco e nel Corno d'Africa. Il Gspc, tra il '95 e il 2008 predicava l'odio contro l'Occidente ma soprattutto contro la Francia. A Milano fu catturato il pianificatore degli attentati di Madrid del marzo 2004, con decine di morti. A Torino, nel 1998 la Digos fermò l'uomo che con i camion-bomba aveva fatto saltare le ambasciate Usa in Kenya e Tanzania. Gli investigatori della ex Ucigos (ora Dcpp, Direzione centrale polizia di prevenzione) e i colleghi francesi scoprirono solo una parte delle rete logistica che sosteneva i combattenti. Scoprirono già allora che molto spesso gli attentatori erano persone inserite nella società, con un lavoro, con mogli e figli. Solo una piccola percentuale era stata oggetto di arresti, segnalazioni o semplicemente di un censimento uomo per uomo. Gran parte dei jihadisti di quegli anni (quanti? di sicuro migliaia e migliaia) sono rimasti sommersi, nascosti nei grandi agglomerati urbani e diffusi, senza destare troppi sospetti, in ogni angolo della nazione, in attesa di tempi migliori o decisi a farsi dimenticare. Cellule disattivate. In quelle case si respirava però l'odio religioso e l'odio anti-francese. I loro ragazzi vanno a scuola, creano circuiti sociali, sono stati istruiti a non far trapelare nulla della loro vera formazione, a proteggere dalla polizia familiari e amici ricercati o semplicemente in fuga. Liberi da organizzazioni para-militari, per evitare gli errori del passato, il pericolo di infiltrazioni, al centro di una struttura orizzontale alimentata dal web e dalle sue parole d'ordine globali. 

PROFILI ANONIMI, UOMINI INVISIBILI

I profili degli attentatori belgi e francesi sono straordinariamente simili. Anonimi, invisibili, indecifrabili attraverso un'attività routinaria di Intelligence. Da qui lo stupore dei media (se non degli inquirenti) per le loro vite normali o contraddittorie rispetto agli stereotipi del radicalismo. Vanno in discoteca, non osservano il Ramadan, hanno pure precedenti per piccoli reati, vestono e vivono come i loro coetanei, bevono alcol e altro ancora. «Ma l'alfa dell'odio - osserva un investigatore dell'Antiterrorismo italiano - è nel loro stesso Dna, pronta ad attivarsi nel modo più imprevedibile. L'Intelligence può fare molto contro i sistemi organizzati ma poco o nulla per prevenire azioni come quella di Nizza, segnate anche da stati di disagi psichici o sociali». Chi ricorda, oggi, il nome di Khaled Kelkal? Ucciso a Lione dalla polizia, aveva fatto esplodere una bomba artigianale nel luglio 1995 in una stazione ferroviaria a Saint Michel. Dieci morti e decine di feriti. Negli anni successivi, altre decine di ordigni, altre vittime ora sepolte dall'oblio. Bombe nei cestini dei rifiuti delle città, imbottiti di chiodi per fare più morti, per fare più male. La Francia, anche per il suo passato coloniale, è sempre nel mirino. Non fa male rivedere un vecchio film di Gillo Pontecorvo: «La battaglia di Algeri».
JIHAD PER TUTTI, ATTACCO ALLA SCUOLA EBRAICA
Il vero segno di svolta, di distacco dalle tradizionali organizzazioni armate, accade molti anni dopo, attentato dopo attentato. Nel marzo 2012 il primo atto della «guerra per tutti». Quella di oggi. Senza logistica, quasi a costo zero, senza pietà e senza scampo. Questa generazione non prende neppure in considerazione una via di fuga. Mohammed Merah, 24 anni, rapper ma radicale islamico under-cover, indottrinato anche in famiglia, fa irruzione nella scuola ebraica Eleves Ozah Hatorah di Tolosa e uccide un maestro e tre bambini. Poco tempo tempo prima, tre militari francesi erano stati assassinati con la stessa modalità di azione. Dopo le ormati tante stragi, l'identificazione dei killer, lo stesso rituale: talvolta i video di auto-presentazione sui siti Isis, ma anche foto su facebook di assassini con la maglia dei campioni di calcio, le sere in discoteca, la passione per auto o moto, i «mi piace» su star della musica o del cinema. Le interviste del dopo-strage, ad amici, familiari e conoscenti iniziano, molto spesso, così: «No, non avremmo mai pensato...».
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Scheda delle organizzazioni terroriste islamiche che operano negli Anni '90 e successivamente, in Europa-

AL-QAIDA: è l'organizzazione creata da Osama Bin Laden negli anni Novanta con l'obiettivo di "ristabilire lo Stato islamico" nel mondo. Gli Stati Uniti considerano quest'organizzazione e il suo leader - contro cui si è aperto nei giorni scorsi a New York il processo in contumacia - il responsabile degli attentati del 7 agosto del 1998 contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania, costate la vita a 224 persone e il ferimento di oltre quattromila.

 

ABU NIDAL: nata da una scissione dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) nel 1974, è considerata responsabile degli attentati del 1985 negli aeroporti di Roma e di Vienna, ma è da allora che non ha più colpito obiettivi occidentali. Suo leader è Sabri al-Banna, che dal 1998 vivrebbe in Iraq. 



JIHAD ISLAMICA PALESTINESE: nata negli anni Settanta, lotta per la creazione di uno Stato islamico palestinese e per la distruzione dello Stato di Israele attraverso la guerra santa. Ha compiuto numerosi attacch suicidi contro obiettivi israeliani nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e nello stesso Stato ebraico.

 

ABU SAYYAF: è il più piccolo ma anche il più radicale dei gruppi islamici che operano nel sud delle Filippine; il suo obiettivo è quello di creare uno Stato islamico in quelle province. Nell'aprile scorso, ha sequestrato oltre venti turisti occidentali in un'isola della Malesia, tenendoli in ostaggio per mesi, fino al rilascio ottenuto grazie alla mediazione del leader libico Muammar Gheddafi.

 

JIHAD ISLAMICA: è un gruppo di estremisti islamici nato in Egitto negli anni Settanta; suo obiettivo è di rovesciare l'attuale goveno egiziano e sostituirlo con uno islamico. E' considerato responsabile dell'assassinio del presidente egiziano Anwar Sadat nel 1981.

 

AL-GAMA'A AL-ISLAMIYA: è il più grande dei gruppi estremisti islamici egiziani, nato negli anni Settanta; nel marzo del 1999 ha proclamato un cessate il fuoco e il suo ultimo attentato risale all'agosto del 1998. E' considerato responsabile dell'attacco a Luxor nel novembre del 1997, costato la vita a 58 turisti stranieri. Ha rivendicato anche la responsabilità del fallito attentato contro il presidente egiziano Hosni Mubarak ad Addis Abeba nel giugno del 1995.

 

HEZBOLLAH: nato in Libano, sostenuto da Iran e Siria, il "Partito di Dio" è considerato, tra l'altro, il responsabile dell'attacco del 1983 contro una caserma americana a Beirut, costato la vita a oltre 200 soldati, e contro l'ambasciata degli Stati Uniti nella stessa città un anno dopo, nel quale morirono 14 persone.

 

GRUPPO ISLAMICO ARMATO (GIA): inizia le sue attività terroristiche, tese a fare dell'Algeria uno Stato islamico, nel 1992, dopo l'annullamento delle elezioni politiche vinte dal Fronte islamico di salvezza (Fis). In otto anni ha compiuto centinaia di attentati, costati la vita a decine di migliaia di persone. 

 

MUJAHIDIN DEL POPOLO (MKO): combinando Islam e marxismo, è diventato il gruppo di dissidenti iraniano più forte a attivo. E' responsabile di numerosi attacchi terroristici condotti negli anni scorsi in Iran e ha diverse basi in Iraq.

 

MOVIMENTO ISLAMICO DELL'UZBEKISTAN: coalizione di militanti islamici dell'Uzbekistan e di altre repubbliche dell'Asia centrale, si oppone al regime secolare del presidente Islom Karimov.

 

THE HARAKAT UL-MUJAHIDIN: è un gruppo di estremisti islamici pachistani che opera essenzialmente in Pakistan. Il suo leader, Fazlur Rehman Khalil, è collegato a Osama Bin Laden. Ha condotto numerosi attacchi contro civili e militari indiani in Kashmir.

 

JAMAAT UL-FUQRA: guidato dal leader religioso pachistano Sheikh Mubarik Ali Gilani, è nato negli anni Ottanta. Alcune sue cellule sono state localizzate anche in America del Nord e gli obiettivi sono tutti i nemici dell'Islam.

 

Mondo
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