Non solo Ku Klux Klan e neo-nazisti in tanti difendono la statua di Lee

| Scontri sempre più violenti nelle strade di Charlottesville, nel Sud degli Usa. Riemergono i fantasmi della Guerra Civile

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Un po' di storia, sennò di quanto sta accadendo in queste ultime ore negli Usa, nello Stato della Virginia, a Charlottesville, 45 mila abitanti, 300 km da Washington, si rischia di capire ben poco. Sono in corso gravissimi scontri tra suprematisti bianchi, associazioni di estrema destra e attivisti del Ku Klux Klan, nato all'indomani del tracollo degli eserciti confederati alla fine del conflitto, per difendere i sudisti sconfitti e per affermare una superiorità razziale nei confronti delle popolazioni africane libere dallo schiavismo, e un composito fronte anti-razzista, la cui maggioranza è costituita dagli studenti universitari della locale università e da un pool di attivisti politici afro-americani ma anche da esponenti politici bipartisan, repubblicani e democratici. Una donna è morta, travolta da un'auto lanciata (volontariamente) a folle velocità contro il corteo anti-razzista, ci sono molti feriti. Alla guida un estremista di destra, fermato dalla polizia. Da tre giorni le strade di questa cittadina, famosa perché il suo ospedale curò i feriti delle grandi e cruente battaglie finali della guerra civile, sono percorse da manifestanti di entrambe le fazioni. Sfilano uomini incappucciati, sostengono croci in fiamme, urlando slogan neo-nazisti e dall'altra parte i simboli dei progressisti bianchi, uniti con la comunità afro-americana. Scenari da Anni' 60, ai tempi del reverendo Marthin Luther King e delle imponenti marce di protesta contro la segregazione razziale.
La controversa figura di Robert E. Lee 


Al centro dello scontro la statua equestre del generale Robert E. Lee, l'alto ufficiale che guidò l'esercito confederato tra leggendarie vittorie ma che anche lo condusse incontro a devastanti sconfitte.  Con la sua resa ad Appomattox, concluse la sanguinosa guerra interna nordamericana. La sconfitta del Sud razzista e con un'economia profondamente rurale, battuto non solo solo dalle truppe del Nord dei generale Grant e Sherman (e del presidente Abraham Lincoln) ma anche dallo strapotere industriale dell'Est, non appannò la figura del generale Lee. Finita la guerra, non gli fu contestato null'altro che il suo ruolo di leader dell'esercito confederato e fu oggetto di una rapida riabilitazione condivisa da gran parte del Paese. Fondò un'università, non fu mai un sostenitore radicale dello schiavismo e la sua morte fu considerata un lutto nazionale. Oggi però Lee, la bandiera confederata, i deliri dei suprematisti bianchi (che hanno apertamente appoggiato l'elezione di Trump) vengono identificati come simboli di un razzismo di ritorno nella società Usa. E' difficile, negli States, vedere un veicolo, una moto o un pick up, con il logo confederato appiccicato sulle carrozzerie. E' considerato infatti un segno indentitario del razzismo e della destra più estrema. Le tensioni a Charlottesville sono sempre più forti. Il sindaco vuole rimuovere, dopo decenni di richieste rimaste inascoltate non solo promosse dalle associazioni afro-americane ma anche dalla parte più progressista di repubblicani e democratici, la statua equestre del generale Lee all'interno del parco che porta il suo nome. E' in atto un processo di revisione delle stesse radici culturali del Sud. Sino a pochi mesi fa, nella capitale della Carolina del North, sventolavano sul palazzo del governatore la Stars 'n Strips e il vessillo confederato. Che è stato ammainato solo nel 2017 proprio in rispetto dello spirito del 13° Emendamento della Costituzione Usa. Un modo che chiudere una volta e per sempre, le suggestioni di una cultura filo-sudista che tuttora sopravvive in larghi strati della società di alcuni stati a Sud di Washington.
Scontri e polemiche da mesi 


I primi incidenti erano già avvenuti alcuni mesi fa. Il presidente Trump invita alla calma senza però esprimersi a favore o contro nessuno. Hillary Clinton lancia un appello contro il riemergere del razzismo e chiede la mobilitazione di tutto il Paese. Trump invece si rivolge ad entrambe le parti, senza entrare nel merito. Il governatore della Virginia denuncia il pericolo costituito dalla destra estrema e dai rigurgiti del Ku Klux Klan, che evoca un passato non così lontano, segnato da linciaggi, omicidi e orribili discriminazioni nei confronti degli afro-americani. Diciamo però che i fatti di Charlottesville sono solo la punta di un iceberg di una sorda contrapposizione politica sociale mai sopita, mai risolta, neppure a oltre 150 anni dalla fine della Guerra Civile che non solo ebbe un costo umano pesantissimo, ma anche conseguenze negative sull'economia del Sud almeno sino a metà del ‘900.  Sarebbe ingiusto sostenere che dietro la bandiera crociata del Sud ci siano solo nazisti e nostalgici dello schiavismo. La figura del generale Lee è amata e rispettata tuttora anche da chi non ha mai condiviso lo schiavismo ottocentesco che, per impedirne l'abrogazione, convinse 13 Stati a promuovere la secessione dal Nord prima e la guerra poi tra il 1861 e il 1866. Questo per dire che tra coloro che non vogliono la rimozione della statua dell'intelligentissimo generale formatosi nell'Accademia di West Point, valoroso ufficiale nella guerra Usa-Messico, grande stratega ma anche dotato di una straordinaria umanità, rara in quei tempi, che tutti, avversari compresi, gli riconobbero, non ci sono solo uomini con il cappuccio e i simboli odiosi di un razzismo ottuso e fondamentalmente crudele. Difficile, ora, ipotizzare cosa potrebbe succedere ora. La statua di Lee sarà tolta; le istituzioni della Virginia sono decise a chiedere l'intervento della Guardia Nazionale per sedare la rivolta e non intendono fare alcun passo indietro. La destra, comprese molte associazioni moderate, tenteranno ancora di impedirlo. Ma quanto accade a Charlottesville potrebbe essere solo il sintomo di una ferita ancora aperta nel profondo di una società inquieta e oggi più divisa di ieri. 

 

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