Per l'amico morto (per finta) al Bataclan

| L'incredibile leggerezza di un diciassettenne francese, che si presentato ad un talent giocando la carta della compassione. Peccato che la rete l'abbia smascherato

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Di Germano Longo

Il numero 50 di Boulevard Voltaire, XI arrondissement di Parigi, è una delle tante ferite inferte dal terrorismo islamico alla Francia. È l'indirizzo del "Bataclan", l'antica sala da spettacolo realizzata nel 1864 per ospitare l'Operetta, e anni dopo diventata cinema e quindi locale per eventi pop e rock.

La sera del 13 novembre 2015, durante un concerto della band americana "Eagles of Death Metal", un gruppo dell'autoproclamato stato islamico fa irruzione nella sala armato di fucili mitragliatori: è una strage che costa la vita a 90 persone, fra cui l'italiana Valeria Solesin.

Non è che l'inizio di una scia di sangue di nove attentati diversi che colpisce la Francia mietendo 230 vittime in appena due anni: dalla redazione del giornale satirico "Charlie Hebdo" al tir impazzito lanciato sulla folla della Promenade des Anglais di Nizza, per arrivare al parroco della chiesa di Saint-Etienne-de-Rouvray.

Esperienze che minano per sempre anche chi c'era e si è salvato, ma a togliersi dagli occhi il sangue e dalle orecchie le urla di chi è rimasto a terra proprio non riesce. È successo, pochi giorni fa: Guillaume Valette, uno dei superstiti del Bataclan, si è tolto la vita. Dal novembre di due anni fa evitava tutti, preferiva stare solo, chiuso nel suo dolore, fino al momento in cui ha deciso di fermare quelle urla per sempre.

Ma come sempre, anzi, come a volte a succede, il mondo è disseminato di gente che a cui la coscienza al momento della nascita non è stata consegnata: una razza che di umano non ha nulla, disposta a saccheggiare le case pericolanti dopo i terremoti, inventare raccolte fondi che confluiscono sul proprio conto corrente o ridere al cellulare, sapendo che più la disgrazia è devastante, più soldi riuscirà a fare.

All'appello di queste brutture, va aggiunto di diritto - per non dimenticare neanche lui - il nome di Dany Machado. Un ragazzo di 17 anni, che qualche giorno fa, pur di essere ammesso nelle file di "M6", un talent francese dai grandi ascolti, si è presentato sul palco con la sua chitarra, ha preso fiato dichiarando di aver scritto un rap in onore di Alexandre, un suo amico fraterno morto nella lunga notte del Bataclan.

Tutti commossi, chiaro, e giù applausi, non tanto perché il ragazzo sia bravo, ma perché con un preambolo simile ben sapeva che avrebbe potuto recitare la ricetta delle lumache alla parigina, tornando a casa comunque sommerso dalla solidarietà.

Eppure qualcuno fra i milioni di spettatori incollati davanti alla tivù, certamente un malfidato, si è preso la briga di spulciare uno per uno i nomi delle vittime del Bataclan, senza riuscire a rintracciare nessun Alexandre.

Ne è nato un dubbio atroce che in rete ha iniziato a rimbalzare ovunque, costringendo addirittura "Life for Paris", l'associazione delle vittime del 13 novembre 2015, a invocare l'intervento dell'autorità per le telecomunicazioni e a pretendere le scuse della casa di produzione del format televisivo.

Ma Dany Machado non si è perso d'animo, tentando un nuovo dribbling: "Alexandre non è stato trovato negli elenchi ufficiali perché alcuni dei nomi erano stati rimossi su richiesta dei parenti o perché minorenni".

E se dopo la bufala televisiva la rete si era indignata, di fronte all'ennesima panzana di un ragazzino che sarebbe bene non perdere di vista è esplosa, letteralmente, ricoprendolo di così tanti insulti da costringerlo a rimuovere il nuovo post.

Alla fine, Dany si è dovuto arrendere, ammettendo di non aver perso nessun amico al Bataclan: "Ho cercato di mettermi nei panni di qualcuno che quella sera aveva perso una persona amata", ha postato nuovamente, scusandosi con chi cerca di domare davvero quel dolore.



Ha anche provato, Dany, a dare la colpa ai suoi diciassette anni, forse pochi per capire fino in fondo cosa ha fatto, ma abbastanza per mandarlo in camera senza cena. E soprattutto senza chitarra.

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