San Francisco, fogna a cielo aperto

| Il Comune istituisce il pronto intervento per ripulire le strade dalle deiezioni umane, record di chiamate. L'analisi del Guardian: centro invaso dagli homeless, ormai una piaga sociale

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di ALBERTO C. FERRO

Nessuna ironia su questa storia che racconta The Guardian in un servizio di Norman Jackson. La città è San Francisco, 837mila abitanti, di cui almeno 10 mila sono homeless. Con tutta una serie di gravi problemi anche igienico sanitari. A parte l’impatto sull’immagine della città da parte di chi la visita per affari  e soprattutto per turismo, ora si sta creando uno spaventoso caso di degrado. Scrive Jackson: “E’ un fatto empirico: San Francisco è il posto più bizzarro dove vivere in questi giorni. La presenza di feci umane sui marciapiedi sono ormai un fenomeno ricorrente; negli ultimi dieci anni, le denunce dei residenti sono aumentate del 400 per cento. La gente ora chiama gi uffici comunali 65 volte al giorno per segnalare il fenomeno, e ci sono stati da gennaio 14.597 interventi. L'anno scorso, l'ingegnere del software Jenn Wong ha anche creato una mappa della San Francisco dei clochard, che mostra la concentrazione di casi in tutta la città…Una città coperta di cacca è così disgustosa che deve essere quasi comica. Ma l'aumento della defecazione delle strade è il simbolo di una tragedia umana. Le persone non si riversano per strada perché hanno improvvisamente dimenticato che cos'è un bagno o l'igiene di base non appresa. I casi fanno parte di un più ampio fallimento della città di fornire per i bisogni fondamentali dei suoi cittadini, e mostrano gli effetti catastrofici, socialmente distruttivi di disuguaglianza incontrollata”.



Eppure, il welfare di San Francisco, città di consolidate tradizioni liberali, tra i più avanzati del mondo, con redditi di sostegno a pioggia, task force per aiutare gli homeless, una sostanziale tolleranza anche da parte dei cittadini di fronte ai problemi sociali, non basta. Il fatto che è stata proprio la rete di assistenza così bene organizzata ad attirare a Frisco migliaia di diseredati da tutto il Paese.

Osserva Jackson: “È impossibile parlare di feci di strada senza parlare di senzatetto. Mentre in realtà non ci sono più persone senza tetto di quanto non ci sia stato in passato, lo sviluppo economico di San Francisco ha avuto un effetto grave sui senzatetto. Lo sviluppo ha spinto gli homeless fuori dagli spazi isolati, e c'è sempre meno spazio per abitarvi… La città sgombera regolarmente le bidonville, inducendo le persone a vagare per la città alla ricerca di un nuovo spazio temporaneo”.

E poi la mancanza di accesso ai servizi igienici. Molte esercizi pubblici e aziende limitano l’uso bagni ai soli clienti, proprio perché non vogliono che le loro strutture siano frequentate dai senzatetto. Ma la "privatizzazione dei bagni" significa che le persone sono lasciate senza posti dove andare. Ci sono anche siti web che offrono consigli su come andare in bagno a San Francisco, ad esempio facendo finta di essere clienti di un market o altro, ma gli homeless sono troppo facilmente ricnoscibili: “La città ha installato 25 piccoli servizi igienici pubblici autopulenti e recentemente ha commissionato una serie di nuovi bagni dall'aspetto futuristico, ma alcune decine di servizi igienici per una città di 870.000 abitanti sono purtroppo insufficienti. L'accesso al bagno deve essere considerato un diritto fondamentale, e vale la pena considerare l'idea di vietare che i servizi igienici siano "solo per i clienti". In una città con ampi spazi pubblici e un impegno per la parità di accesso, nessuno dovrebbe essere costretto a usare la strada come una toilette”, scrive il Gaurdian.

L’analisi va più a fondo ancora: “Anche l'edilizia abitativa in sé è un fattore che contribuisce a creare l’emergenza. San Francisco spende centinaia di milioni di dollari all'anno in iniziative contro i senzatetto, ma è riuscita solo a impedire che il numero dei senzatetto crescesse ulteriormente. Ci sono ancora 7.500 residenti senza fissa dimora che non hanno alcuna possibilità di trovare un alloggio in una città dove un appartamento costa $ 2.500 al mese. Questo tipo di disuguaglianza richiede una soluzione radicale. Dopo tutti i discorsi di incoraggiare a costruire alloggi a prezzi accessibili, un piano migliore può essere semplicemente quello che sia la città stessa a costruire alloggi. Come hanno detto Peter Gowan e Ryan Cooper in un rapporto per il People's Policy Project, "l'edilizia popolare" ha ottenuto una cattiva reputazione nel corso degli anni, ma in parte perché non è mai stata investita in modo adeguato. Gowan e Cooper dicono che la soluzione è più semplice di quanto sembri: le città con crisi abitative devono semplicemente costruire case”.

Poi c’è il tema dell’indifferenza della comunità. Pochi hanno a cuore il miglioramento della vita dei senzatetto. Molti sembrano considerare questa popolazione come un noioso fastidio ma dovrebbero capire di avere un interesse personale per superare questa imbarazzante situazione. Senza dubbio i funzionari della città si sono spaventati, quando un importante convegno medico è stato annullato a causa delle paure degli organizzatori per i senzatetto. Ma ci sono "soluzioni" che semplicemente eliminano il problema - come la proposta di Michael Bloomberg di dare a ogni persona senza fissa dimora un biglietto dell'autobus di sola andata fuori dalla città -. E ci sono soluzioni che effettivamente possono combattere gli effetti della disuguaglianza. M costeranno molto denaro, ed esigono un po 'di sacrificio da parte della città. Ma, evidentemente, nessuno, per ora, sente di doverlo fare.

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