Sudafrica, la strage silenziosa
delle donne

| Migliaia di donne in piazza per chiedere al presidente di prendere posizione e per ricordare l’ennesima vittima: una ragazza di 23 anni suicida dopo essere stata violentata

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“Nei villaggi piccoli e grandi, nelle città, nelle case, nelle scuole, al liceo, all’università, nei parchi e negli spazi pubblici: in Sudafrica è in corso una guerra contro il diritto delle donne alla sicurezza e all’uguaglianza. È un affronto alla nostra comune umanità”. Con queste parole forti, il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa ha finalmente preso posizione accompagnando il 9 agosto, la giornata delle donne e il ricordo di un episodio del 1956, quando in 20mila, a Pretoria, chiesero con forza di abrogare la legge che obbligava i neri a portare degli speciali lasciapassare, per poter entrare nelle zone riservate ai bianchi.

Ma un giorno che proprio quest’anno ha assunto un significato particolare per la discesa in piazza di migliaia donne, che da tempo sono così decise a lottare contro la “cultura dello stupro” da lanciare una sorta di ultimatum proprio a Ramaphosa: “fai qualcosa, prima che sia troppo tardi per tutti”.

L’ultima goccia, o forse tristemente solo la più recente, è stata la vicenda di Khensani Maseko, una studentessa di 23 anni che dopo aver annunciato le sue intenzioni con un post su Facebook, si è tolta la vita nel giorno del suo compleanno, il 3 agosto scorso. Khensani viveva a Johannesburg, era una ragazza tranquilla che lo scorso maggio aveva subito uno stupro da parte di un compagno di corso della “Rhodes University”. Intenzionata a rivendicare tutti i propri diritti di vittima, aveva denunciato l’accaduto alla direzione del college rivolgendosi anche a “Nkosi-Fassie”, un’organizzazione che si occupa di aiutare gli studenti in difficoltà. “Khensani si è presentata nel mio ufficio per chiedere aiuto: i suoi genitori sono stati immediatamente contattati e quando sono arrivati volevano portarla a casa - ha dichiarato Kerry Perumal, presidente della Nkossi-Fassie - ma la ragazza ha ribadito con forza che sarebbe tornata al college, perché non era lei a doversi vergognare. Nulla nel suo atteggiamento battagliero e orgoglioso poteva far pensare a tendenze suicide”.

La direzione del college ha dichiarato che l’autore dello stupro – di cui non è mai stato rivelato il nome - era stato sospeso immediatamente e che l’intera struttura stava collaborando attivamente da diverso tempo con la polizia sudafricana e la procura nazionale. “La tragica fine di Khensani non fermerà l’indagine”, ha dichiarato Sizwe Mabizela, vicepreside della Rhodes University.

La violenza sulle donne in Sudafrica sta assumendo numeri preoccupanti: secondo le stime pubblicate lo scorso giugno dal servizio statistico nazionale sudafricano, 138 donne su 100.000 sono state stuprate fra il 2016 e l’anno successivo. Una cifra tra le più alte al mondo. A questo si va aggiunto che il tasso di femminicidi è cinque volte superiore ad ogni altro paese al mondo.

La morte di Khensani Maseko ha scatenato l'indignazione pubblica in Sudafrica, dove le donne spesso usano i social media per condividere immagini di donne che sono state uccise dai loro partner. “Agosto è il mese della donna, ma le donne in questo paese non sono felici: non abbiamo nulla da festeggiare. Fin quando le leggi non cambieranno e i colpevoli avranno davvero paura delle conseguenze, donne e bambini continueranno a morire”.

Star Khulu, una ragazza di 28 anni, ha ammesso ai microfoni della CNN che ogni volta che deve uscire di casa cerca di non essere attraente: “Se sulla mia strada incrocio più di due uomini per volta devio percorso: qualche tempo fa un uomo mi ha afferrata per un braccio all’interno di un supermercato per chiedermi il perché non rispondevo ai suoi sorrisi. Provo di tutto, tutti i giorni, perché non voglio essere violentata”.

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