Suor Patricia, l’incubo dei potenti

| Può una suorina di Brooklyn cambiare le scelte strategiche di potenti multinazionali? Certo. L’ha fatto con la ExxonMobil, la Ford e la General Motors. E ora è il turno della Apple

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Ha l’aria tranquilla, ama da morire i cardigan e l’aria che si respira nella sua Brooklyn, la città alle porte di New York dov’è nata sessant’anni fa. Si chiama Patricia A. Daly, è una suora delle “Dominican Sisters of Caldwell” del New Jersey, ma più che altro lo strenuo difensore dei diritti dell’umanità, spesso calpestati dalle grandi multinazionali nel nome del dollaro.

Suor Patricia studia alla “Sacred Heart University”, dove fra matematica e storia si parla anche dei problemi del pianeta, allora concentrati sul Vietnam e la violenza che domina i ghetti delle metropoli americane. Terminati gli studi si unisce alle suore del New Jersey, e siccome ha stoffa e nessuna paura di alzare la voce e sbattere i pugni, un sacerdote la vuole ai vertici del “TriState Coalition for Responsible Investment”, organizzazione che gestisce 200 miliardi di dollari di investitori cattolici.

Da quel momento, le sue battaglie puntano ovunque ci sia un sopruso, e più chi ha di fronte è grande e grosso, più Patricia mostra i muscoli. Succede con la Ford e la General Motors, costretti da un lato ad elargire diritti migliori ai propri dipendenti e dall’altro a tenere sempre a mente i cambiamenti climatici. Un copione che si ripete anche con il colosso petrolifero “ExxonMobil”, costretto a scelte aziendali che tengano conto del riscaldamento globale. Basti pensare che alla richiesta di pensare all’ambiente firmata da suor Patricia, si è dovuto piegare perfino Rex Tillerson, segretario di Stato e amministratore delegato del colosso petrolifero.

Questo per essere chiari e per spiegare che, se l’impero Apple sta per varare degli strumenti che proteggano i bambini dagli smartphone, è tutto merito suo, ancora una volta.

Patricia oggi fa parte di “Jana Partners” e del “California State Teacher’s Retirement System”, due fondi che unendo le forze significano due milioni di dollari in azioni Apple. Senza ombra di dubbio, uno dei modi migliori per poter alzare la voce, sicuri che qualcuno all’ascolto ci sia sempre. È andata esattamente così qualche giorno fa, quando i due fondi (di cui per inciso fanno parte anche Sting e sua moglie Trudie Styler) hanno preso carta e penna, scrivendo una lettera inviata a Cupertino, quartier generale del marchio della mela. Nella letterina, una richiesta precisa riferita alla “device addiction”, il rischio di assuefazione e dipendenza dall’iPhone: studiate dei sistemi che tutelino i bambini.

A rispondere a nome dell’azienda, rimbalzando le accuse, è stato Tony Fadell, uno degli ingegneri che ha lavorato allo sviluppo di iPhone e iPod: “Apple ha sempre protetto i bambini, e lavoriamo per creare prodotti che ispirino, intrattengano ed educhino i più piccoli, oltre ad aiutare i genitori con strumenti di protezione online”. Come finirà? Molti dubbi non ce ne sono, perché suor Patricia ‘per contratto’ perdona, ma non dimentica.

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