Thailandia, la strage sulle strade

| Una vera pandemia: 30mila morti ogni anno, con picchi nella settimana più pericolosa, quella fra il 27 dicembre e il 2 gennaio, che quest’anno sono costate la vita a quasi 500 persone

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Guidare in Tailandia può essere un’esperienza divertente, ma durante i cosiddetti “sette giorni pericolosi” a cavallo del capodanno i rischi aumentano in modo spaventoso.

Le autorità confermano che il periodo delle feste è segnato da un aumento esponenziale di morti e feriti. Gli sforzi per reprimere le cause - guida in stato di ebbrezza, poliziotti corrotti e una generale debolezza nell’applicazione del codice della strada - si sono finora rivelati inefficaci. Tra il 27 dicembre e il 2 gennaio, 463 persone sono morte in 3.791 incidenti stradali, praticamente alla pari con i 423 morti dell’anno scorso, secondo il Dipartimento di prevenzione dei disastri.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che 22.941 persone muoiono ogni anno in Thailandia in incidenti automobilistici, rendendo quelle strade le più letali del Sud-Est asiatico. Si tratta di una media di 62 morti al giorno, secondo il rapporto dell’OMS del 2018 sulla sicurezza stradale globale - poco meno della media di 66 decessi al giorno nel periodo di Capodanno.

La stragrande maggioranza delle morti, il 73%, sono motociclisti, la forma di trasporto più popolare per la maggior parte delle famiglie del paese.

Uno dei maggiori ostacoli alla sicurezza stradale è la scarsa applicazione delle norme di circolazione. L’unità del Ministero dell'Interno per la sicurezza stradale ha dichiarato che la maggior parte dei decessi durante il periodo di Capodanno (41,5%) sono stati causati dalla guida in stato di ebbrezza e per il 28% da eccesso di velocità.

La provincia settentrionale di Chiang Mai, che ha registrato il secondo maggior numero di incidenti, con 16 morti, è un caso emblematico. È piuttosto comune vedere i motociclisti di Chiang Mai fermati dalla polizia perché non indossano il casco: si accordano con gli agenti, pagano e ripartono.

Nikorn Jumnong, ex vice ministro dei trasporti e presidente della “People’s Safety Foundation”, ha assicurato che se si vuole migliorare la sicurezza stradale, questo tipo di corruzione deve cessare. “È uno dei nostri problemi principali, ed è un problema a doppio senso, alimentato dalle forze dell’ordine corrotte e da cittadini che se ne infischiano della legge”.

A livello nazionale, poco più della metà dei motociclisti indossa un casco (e solo il 20% dei passeggeri), mentre il 58% degli automobilisti indossa le cinture di sicurezza, secondo il rapporto dell’OMS.

Oltre al mancato uso del casco e delle cinture di sicurezza, l’eccesso di velocità, la guida in stato di ebbrezza e la mancanza di sistemi di ritenuta per i bambini sono tra i maggiori rischi per la sicurezza stradale. “Dobbiamo cambiare il DNA del paese: l’educazione è la chiave. Abbiamo tante leggi e credo siano buone e più che sufficienti, ma è una questione di applicazione”.

La Thailandia sta comunque facendo progressi: Il numero di morti sulle strade è diminuito da 36,2 ogni 100.000 abitanti del 2015 a 32,7, secondo l’ultimo rapporto dell’OMS. Ma non si tratta dell’unico Paese che lotta per rendere le sue strade più sicure: il rischio di morte per incidente stradale è tre volte superiore nei paesi più poveri rispetto a quelli più ricchi.

Secondo i media locali, in Vietnam 111 persone sono morte in 147 incidenti tra il 29 dicembre e il 1° gennaio, secondo i media locali.

In tutto il mondo, gli incidenti stradali sono stati etichettati come “pandemia” e rappresentano l’ottava causa di morte per persone di tutte le età, prima dell’AIDS e della tubercolosi, come dimostrano i recenti dati dell’OMS, con 1,35 milioni di persone morte sulle strade nel 2016.

“La sicurezza stradale è un problema che non riceve l'attenzione che merita, ed è davvero una delle grandi opportunità per salvare vite umane in tutto il mondo”, ha dichiarato in una dichiarazione Michael R. Bloomberg, Fondatore e CEO di “Bloomberg Philanthropies” e Ambasciatore globale dell’OMS per le malattie non trasmissibili e le lesioni.

“Sappiamo bene quali interventi funzionano: politiche forti e applicazione delle norme, progettazione stradale intelligente e potenti campagne di sensibilizzazione possono salvare milioni di vite umane nei prossimi decenni”.

Il rapporto dell'OMS sottolinea che sono stati compiuti progressi in alcuni settori, ma non è abbastanza rapido da raggiungere l’obiettivo fissato dalle Nazioni Unite di dimezzare il numero di vittime della strada tra il 2016 e il 2020.

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