Ultimo pasto prima di uccidere e morire nei market simboli del consumismo

| Prima delle stragi, sosta di rigore nei centri commerciali simbolo dell'Occidente. Singolare abitudine dei "martiri" di Barcellona, Cambrils, Londra e Manchester con cibo industriale, bevande energetiche, chewing gum. Prima di morire le ricariche pe

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Alle 16.00 del 17 agosto, Mohamed Hychami, il più fragile della cellula islamica di Ripoll, ha un piccolo incidente d'auto con il Van affittato per effettuare la seconda strage in programma dopo l'attacco alle Ramblas. Telefona ai complici per spiegare quanto accaduto. Lo dice a Houssaine Abouyaaqoub, fratello di Younes ucciso dai Mossos due giorni fa in un vigneto a 54 km da Barcellona, l'autista assassino di Barcellona.  Si può vedere, all'interno di un market di una stazione servizio lungo l'autostrada A7, Terragona, che Houssaine compra una ricarica per il suo cellulare. Sono le 20.55 del 17 agosto. All'interno del market ci sono Omar Hychami, Houssaine Abouyaaqoub e Moussa Oukabir, il fratello di Driss, arrestato e ancora in carcere, reduce da alcuni mesi trascorsi in Italia a cercare lavoro. Poco dopo le 22 saranno uccisi dalla polizia dopo un raid fallito a meta. Con l'Audi A3 del fratello (scarcerato) di uno della cellula hanno investito e ucciso una donna e poi ferito, con coltelli e un'ascia acquistati poco prima in un negozio cinese, 8 passanti. Poi vengono abbattuti uno dopo l'altro in pochi secondi da un sergente dei Mossos D'Esquadra: 6 colpi, 4 bersagli centrati. Hychami  e gli altri avevano comprato sandwich, tortillas, bibite energetiche per lo sport, molto occidentali. Le videocamere di sicurezza inquadrano i tre alla cassa, sorridenti, precisi quanto enumerano quanto acquistato, eccoli tranquilli e rilassati mentre ricevono gli spiccioli di resto. Battute e sorrisi, una sguardo alle telecamere.

Sngolare coincidenza: anche il terrorista anglo-libico di Manchester, Salman Ramadam Abedi, 22 anni, studente universtiario di eeconomia, che ha ucciso, facendosi esplodere, 24 innocenti alla fine del concerto della cantante americana Ariana Grande (a maggio), aveva fatto la sua ultima passeggiata prima di suicidarsi in un mini-market della zona. Le telecamere lo inquadrano mentre, a passo lento, studia gli scaffali dei dolci. Ne prende un paio poi li rimette a posto. Vestito di nero, una felpa con cappuccio, la stessa che indosserà per uccidere. Di nuovo una specie di ultima cena con il solito cibo industriale, caramelle, barrette di cioccolato. I tre della cellula di Londra, prima dell'attentato al London Bridge, compiono lo stesso rito in un centro commerciale, di nuovo cibo, acqua, e un set di coltelli in ceramica, affilatissimi e in grado di passare indenni attraverso i metal detector-
A Monaco di Baviera, il 22 luglio 2016, l'attacco è partito proprio dall'interno del market Olympia-Einkaufszentrum. Autore Ali David Sonboly, un cittadino tedesco-iraniano di 18 anni, che dopo aver compiuto la strage, si è suicidato. Il bilancio della strage fu di 9 morti più l'attentatore e 35 feriti. Lui urlava verso i testimoni che lo insultavano: "Io sono tedesco!". In questi terroristi con passaporto europeo, di origine nordafricana, figli di immigrati di seconda e anche di terza generazione, convivono due anime. La prima è quella totalmente in sintonia con i modelli occidentali, dalla musica alle letture, allo sport, al modo di vestirsi, dalle scarpe alle t-shirt; dall'altra una profonda radice più nazionalistica che religiosa, che li lega alla cultura nativa. Un amico di Moussa Oukabir, 18 anni, racconta che una volta gli disse "di avere cancellato dal telefono tutta la musica". Unico sintomo rilevato di radicalizzazione. I reclutatori dell'Isis sfruttano cinicamente questa opzione, insistendo sul nervo sensibile della guerra totale che gli occidentali muovono ai "fratelli" nel cuore delle loro terre originarie. Se, alla fine, una minima percentuale trasforma l'odio in prassi concreta, gli altri, la maggioranza, possono tutt'alpiù vivere con uno spiacevole stato di disagio, si sofferenza psicologica per quanto accade in Siria, Iraq, Tunisia, Egitto o Marocco, dove la repressione contro l'estremismo è durissima. Gli aspiranti terroristi sono invisibili, confusi perfettamente nella società di massa. L'Imam di Ripoll, Abdelbaki Es Satty, 45 anni, a  marzo era andato in Belgio forse per incontrarsi con le cellule locali, già protagoniste di sanguinosi attacchi in Francia e a Bruxelles. Individuato, alla richiesta di informazioni della polizia belga, i catalani avevano risposto "nulla risulta". Per dire: nessuno dell'ultima ondata di stagisti indossa abiti tradizionali arabi, ostenta barbe incolte, declama versi del Corano in mezzo alla strada (salvo eccezioni) ma i terroristi ragazzini vivono e si comportano esattamente come i coetanei della stessa età. Sanno usare i media digitali, i social, conoscono le tecniche investigative della polizia. A Ripoll si riunivano nel rottame di un furgone per essere sicuri che non ci fossero microfoni o videospie. Hanno visto i film dove vengono impiegati sistemi di intercettazioni miniaturizzati. E sanno come evitarli. Qualcuno, nei media, s'è domandato come mai il commerciante cinese ("due ore dopo l'attacco alle Ramblas!") non avesse avuto sospetti a vendere coltelli e ascia ai futuri "martiri" di Cambrils. Mai quesito fu così stupido, o ingenuo.
*L'Ateniese è lo pseudonimo di un esperto di terrorismo internazionale.


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