Una lunga timeline piena di terroreuna per una, tutte le stragi americane

| Una scia di sangue macchia da decenni la storia statunitense: tanti insospettabili dalla vita all'apparenza normale, che hanno messo la firma sui loro "giorni di ordinaria follia"

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Di Germano Longo

Stephen Paddock: un altro nome da aggiungere al lungo elenco di gente che è uscita fuori di testa, scegliendo di dire addio alla propria vita portandosi appresso decine di persone, che di morire non avevano alcuna intenzione.

Paddock, il folle che è riuscito a macchiare di sangue le infinite luci di Las Vegas, ha scelto di fare ancora di più: ha scavalcato tutti i suoi predecessori uccidendo 59 persone, almeno secondo i calcoli più aggiornati, ma comunque una cifra che in molti temono sarà da rivedere, visti gli oltre 500 feriti ricoverati, di cui diversi in condizioni disperate.

E mentre le indagini snocciolano poco per volta la vita all'apparenza tranquilla di Stephen Paddock, 64 anni, pensionato pieno di sane passioni e senza alcun problema a guastargli l'esistenza, si fa strada l'ennesima storia da chiudere senza uno straccio di spiegazione. Come tante altre.

 

12 giugno 2016: Orlando

Alle 2:02 del mattino del 12 giugno 2012, inizia la carneficina del "Pulse", un locale gay di Orlando, la città dei parchi di divertimento. Il killer, armato di un fucile semiautomatico Sig Sauer MCX e una pistola semiautomatica Glock 17, apre il fuoco sugli ospiti del locale: sarà ucciso dalla polizia alle 5:53, quasi quattro ore dopo.

Il killer

Su Omar Seddique Mateen, 29 anni, guardia privata, in un primo momento si fa strada l'ipotesi dell'omofobia, scatenata dalla frustrazione di non riuscire ad accettare la propria omosessualità. Poco dopo si apprende che nell'unica telefonata effettuata alla polizia, mentre era asserragliato all'interno del locale, Mateen giura fedeltà al califfato.

Le vittime

Restano a terra 50 morti (compreso il killer), e 58 feriti. La maggior parte delle vittime sono americane, il resto proviene da diversi paesi del Sudamerica. Fra le storie che lasciano il segno quella di Eddie Jamoldroy Justice, che per tutto il tempo dell'agguato mantiene il contatto telefonico con la madre.

 

2 dicembre 2015: San Bernardino

Sono le 10:59, quando una coppia all'apparenza normale lascia la propria figlia alla mamma di lui, per dirigersi verso l'Inland Regional Center, un centro per disabili. Scaricano i loro fucili semiautomatici contro gli ospiti del centro e tentano la fuga, ma sono raggiunti dalla polizia due km dopo, morendo nel conflitto a fuoco.

I killer

Syed Rizwan Farook e Tashfeen Malik, 28 anni lui, 27 lei: una coppia che si era conosciuta in rete, da tanti descritta come l'esempio vivente del sogno americano. Syed lavorava come ispettore presso il dipartimento sanitario della contea: aveva il compito di verificare il livello del cloro nell'acqua delle piscine e la pulizia delle cucine di alcuni ristoranti. Musulmani, religiosi e praticanti, i motivi della loro strage restano tutt'oggi sconosciuti.

Le vittime

La follia senza spiegazione di Syed e Tashfeen costa la vita a 16 persone, compresi loro stessi, più 24 feriti: tutti stavano festeggiando all'interno del centro. La vittima più giovane aveva 26 anni, la più anziana 60.

 

20 luglio 2012: Aurora

La sera fra il 19 ed il 20 luglio 2012, alla multisala "Century 16 Movie Theater", adiacente ad un centro commerciale, si proietta la prima della pellicola "The Dark Knight Rises" (Il cavaliere oscuro, il ritorno). Fra i tanti che acquistano un biglietto anche un giovane che trova posto in prima fila: poco dopo esce da un'uscita di sicurezza, che riesce a tenere aperta utilizzando uno straccio, torna alla sua auto e indossa una maschera antigas e un giubbotto antiproiettili, più diverse armi e del gas lacrimogeno. Trenta minuti dopo rientra in sala: lancia due bombolette di gas e apre il fuoco urlando "I'm Joker", sono il Joker, uno dei cattivi della saga di Batman. Le richieste di soccorso partono qualche minuto dopo: il killer, che non oppone resistenza, viene arrestato accanto alla sua auto.

Il killer

Aveva solo 24 anni James Holmes, fresco dottorando in neuroscienze. Appassionato di supereroi, pochi giorni prima della strage acquista due Glock e un fucile d'assalto in un Gun Shop di Aurora, riuscendo a procurarsi circa 3.000 proiettili attraverso internet. Incarcerato, si presenta davanti al giudice senza mai dire una parola: il 7 agosto 2015 viene condannato a 12 ergastoli, uno per ogni vittima, più 3.318 anni di carcere per altri 141 capi d'imputazione. Evita di un soffio la pena capitale.

Le vittime

Dodici vittime inermi, colpite mentre stavano assistendo al film, nel buio della sala: la più giovane, Veronica Moser, una bimba di appena 6 anni, viene colpita quattro volte. La maggior parte delle altre erano giovani, molti appena maggiorenni: su tutti, il killer ha sparato diverse volte, per essere certo di non lasciare nessuno in vita.

 

14 dicembre 2012: Sandy Hook Elementary School

Una delle stragi più odiose, quella perpetrata all'interno della scuola elementare di un piccolo sobborgo rurale di Newtown, nel Connecticut. Alle 9:30 del mattino, il killer apre il fuoco nei locali della scuola, dove da pochi giorni era in vigore un nuovo protocollo di sicurezza che doveva rendere più difficile l'ingresso senza essere riconosciuti e autorizzati.

Il killer

Quella stessa mattina Adam Lanza, 20 anni, uccide la madre, con cui aveva un rapporto difficile: i due comunicavano solo attraverso le mail ed il giovane passava le giornate a giocare con i videogame nel chiuso nella sua stanza. Dopo l'omicidio della madre, Lanza fa irruzione nella scuola elementare di Sandy Hook armato di un fucile mitragliatore: spara 154 colpi, l'ultimo è per se stesso.

Le vittime

Ventisette morti, di cui 20 bimbi fra i 6 ed i 7 anni: il resto delle vittime faceva parte del personale della scuola.

 

3 aprile 2009: Binghamton

C'era la solita folla di ogni giorno, all'American Civic Association Immgration Center di Binghamton, 250 km circa da New York e molti meno dal confine con la Pennsylvania. Alle 10:30, un'auto blocca l'uscita posteriore: poco dopo da quella anteriore compare un uomo che si fa strada lungo i corridoi sparando a chiunque incroci sulla sua strada: qualcuno riesce a fuggire, altri si rifugiano nel locale caldaia e nei ripostigli, ma la maggior parte resta in balia delle due pistole semiautomatiche. Quando la polizia arriva sul posto, l'uomo si è barricato in una stanza con alcuni ostaggi: sono gli uomini della SWAT, entrati poco dopo nell'edificio, a scoprire il cadavere dell'uomo, morto suicida accanto alle sue vittime.

Il killer

Jiverly Antares Voong, quarantunenne di origini vietnamite arrivato a New York alla fine degli anni Ottanta con la famiglia. Malgrado nel 1992 subisca un arresto per frode, tre anni dopo ottiene la cittadinanza americana trasferendosi a Los Angeles. Lavora in modo saltuario, maturando un totale disprezzo verso la società americana, anche se diversi conoscenti lo descrivono come un uomo mite e per nulla violento. Alcuni giorni dopo la strage, l'emittente "News 10 Now" riceve una lettera manoscritta in cui l'uomo racconta i motivi del suo gesto: la vendetta per quella che considerava una vera persecuzione nei suoi confronti. Quella mattina si vendica sparando 99 colpi da due pistole Beretta.

Le vittime

Il killer fa irruzione all'interno di un'aula dove è in corso una lezione: delle 16 persone presenti ne uccide 13, ferendone altre quattro.

 

5 novembre 2009: Fort Hood

La base dell'esercito americano fra Austin e Waco, in Texas, sede di due divisioni, una di fanteria e una di cavalleria. La più grande base militare al mondo vive uno dei suoi giorni peggiori il 5 novembre del 2009, quando il fucile mitragliatore di un graduato fa strage all'interno dell'infermeria. A fermarlo è un altro militare qualche minuto più tardi, colpendolo alla schiena.

Il killer

Il maggiore Nidal Malik Hasan, 39 anni, brillante medico psichiatra dell'US Army di origini mediorientali, da mesi temeva di dover partire per scenari di guerra in Iraq o Afghanistan. Angosciato, irritabile, silenzioso, meditava di lasciare l'esercito. Condannato alla pena capitale, al processo dichiara di averlo fatto per vendicare i talebani uccisi: è in attesa della sentenza definitiva.

Le vittime

Entra urlando "Allah è grande", poi scarica un inferno di fuoco: restano a terra 13 militari uccisi, più 32 feriti. Tra loro anche una donna incinta che lo implora di risparmiarla per il bambino che ha in grembo: è l'unica a salvarsi.

 

16 aprile 2007: Virginia Tech

I primi spari riecheggiano alle 7:15 del mattino all'interno di una stanza del dormitorio del "Virginia Polytechnic Institute and State University", una scuola superiore di Blacksburg, in Virginia. Mentre sul posto arrivano le squadre di intervento speciale della "SWAT", altri spari scuotono il silenzio del Norris Hall, la struttura che ospita le facoltà di ingegneria e meccanica.

Il killer

Alla polizia serve un giorno intero, per identificare Cho Seung-hui, 23 anni, studente di origine sudcoreana cresciuto a Centreville, a poca distanza da Washington. Resta tutt'ora oscuro il movente della strage: la versione più attendibile parla di possibile sete di vendetta per aver subito atti di bullismo. A due giorni dalla strage, l'emittente NBC riceve un pacco inviato dal killer in cui fra immagini e parole, lo studente racconta il suo odio per i ricchi, mostrando chiari segni di disturbi mentali.

Le vittime

Il bilancio delle due sparatorie si chiude con 33 morti e 23 feriti. Le prime due vittime sono una studentessa e un assistente dell'istituto accorso per aiutarla, le altre - 25 studenti e 5 insegnanti - cadono nel giro di 9 minuti, sotto i 170 colpi esplosi dal killer.

 

20 aprile 1999: Columbine High School

Alle 11:10 del mattino, due auto si fermano nel parcheggio dell'istituto superiore di Columbine, contea di Jefferson, Colorado: un'ottima posizione per controllare l'ingresso principale del complesso scolastico. Dalle auto scendono due giovani: dal bagagliaio escono due bombe al propano da 9 kg che piazzano all'interno della mensa, programmate per esplodere alle 11:17. Tornano alle loro auto e attendono: hanno intenzione di colpire i ragazzi che usciranno di corsa dopo le esplosioni. Ma non succede nulla, nessuna esplosione: i due entrano nella scuola armati di fucili a pompa, sparando su chiunque incrocino. La loro è una vera azione di guerra, pianificata con spietatezza in ogni dettaglio: rispondono al fuoco di un agente, il primo ad accorrere sul posto, poi si chiudono nella biblioteca. Sparano e ricaricano le armi, mostrando una freddezza impressionante: dopo aver attraversato diversi piani tornano in biblioteca, dove alle 12:05 decidono che è ora di mettere la parola fine.

I killer

Eric Harris e Dylan Klebold, studenti della Columbine, pianificano la strage per mesi: acquistano armi e imparano a costruire ordigni seguendo tutorial su internet. Due ragazzi un po' eccentrici che tanti compagni ricorderanno come isolati dal resto del mondo, probabilmente entrambi in preda a una forte depressione. Eric Harris, figlio di un militare, era fra i migliori studenti del corso di informatica. Nei suoi diari la polizia troverà svastiche, simboli di morte e frasi deliranti. Dylan Klebold, il più timido e riservato dei due, era da sempre un ottimo studente: figlio di un ingegnere e un'insegnante, inneggiava anche lui alla morte. Ambedue, quel giorno alla Columbine, avevano con sé due pistole semiautomatiche e altrettanti fucili a pompa con le canne mozzate.

Le vittime

Il loro massacro dura una ventina di minuti in tutto, anche se la polizia fa irruzione a scuola solo quattro ore dopo. Nei minuti di follia, Harris e Klebold uccidono 13 persone, di cui 12 studenti e un insegnante, a cui aggiungere 24 feriti. I primi a cadere sotto i loro colpi sono Rachel Scott e Richard Castaldo, seduti una collinetta nei pressi dell'ingresso della scuola: gli sparano, e tornano indietro per finire la ragazza, che ancora si muoveva.

 

16 ottobre 1991: Killeen

Un giorno di festa a Killeen, contea di Bell, Texas: il "Lucy's Restaurant" è pieno di gente quando un Ford Ranger pick up sfonda la vetrata principale del locale. Il killer scende e urlando frasi sconnesse contro le donne inizia a sparare con due pistole 9 mm. Riesce a ricaricare per tre volte prima dell'arrivo della polizia, che lo ferisce: rifugiatosi nei bagni, si toglie la vita poco prima di essere catturato.

Il killer

George Hennard, 35 anni, disoccupato con un passato da commerciante, descritto da amici e conoscenti come un tipo strano che odiava profondamente le donne, i neri, gli ispanici e gli omosessuali.

Le vittime

Michael Griffith, la prima vittima, resta schiacciato dalla furia del pick up: sarà uno dei pochi uomini uccisi da Hennard. La rabbia dell'ex commerciante si concentra soprattutto sulle donne: le picchia con violenza prima di finirle con un colpo alla testa. Alla fine si contano 23 morti e 27 feriti.

 

20 agosto 1986: Oklahoma

Per diversi anni conserverà il titolo di prima e più sanguinosa strage commessa da un singolo individuo nella storia americana, innescando quella che sarà chiamata la "sindrome dell'ufficio postale", che fra il 1986 ed il 1999 costerà la vita a decine di dipendenti delle poste americane.

La strage inizia alle 7 del mattino, concludendosi meno di quindici minuti dopo con il suicidio dell'autore.

Il killer

Patrick Sherrill, postino part-time "scontento", frustrato e solitario, da tempo covava rancore verso i suoi superiori, rei di averlo ripreso più volte sul lavoro. All'ennesima lettera di richiamo, la mattina del 20 agosto 1986 si presenta in ufficio alle 7 del mattino, armato di tre pistole semiautomatiche e diverse munizioni.

Le vittime

Il primo a morire sotto i colpi di Sherrill è Richard Esser Jr., uno dei supervisori che lo aveva ripreso. Dopo di lui la furia del postino si scatena contro chiunque sia nell'ufficio in quel momento: rincorre, raggiunge e uccide 14 persone, ferendone altre sei.

 

18 luglio 1984: San Ysidro

A metà pomeriggio del 18 luglio, il killer scende dalla sua auto nel parcheggio del McDonald's sul San Ysidro Boulevard. Ha con sé una Browning 9mm semiautomatica, una carabina Uzi ed un fucile Winchester a canna liscia, più una borsa piena di munizioni. Entra nel fast food mescolandosi ai 45 clienti e inizia a sparare, puntando soprattutto sui più giovani. La carneficina continua indisturbata per 78 minuti e 245 pallottole, fin quando un cecchino della Swat, appostato su un tetto di fronte, riceve l'autorizzazione a fare fuoco, mettendo fine all'incubo.

Il killer

James Oliver Huberty, classe 1942 da Canton, Ohio. Un uomo con seri problemi psichici, così convinto della prossima invasione dell'Unione Sovietica da stipare in casa enormi riserve di cibo, acqua e armi. Una settimana prima della strage era stato licenziato.

Le vittime

Ventidue morti, compreso il killer, quasi tutte di origine messicana, di cui 13 giustiziate con un colpo alla testa e altre 7 colpite al petto. Carlos Reyes, un bimbo di appena otto mesi, è la vittima più giovane, ucciso con un proiettile alla schiena.

 

1 agosto 1966: Austin

A mezzanotte del 1 agosto del 1966, il killer uccide nel sonno la madre e la moglie. Poi attende il mattino successivo per confondersi fra gli studenti dell'ateneo, fino a raggiungere la così detta "torre dell'Università". Alle 11:30 del mattino, dalla terrazza al 28esimo piano, apre il fuoco sulla folla sottostante. Lo fermeranno due agenti con due colpi alla nuca, solo due ore dopo, alle 13:30.

Il killer

Charles Joseph Whitman, figlio di una famiglia benestante di Lake Worth, in Florida. Cresce imparando l'uso delle armi e si arruola presto nei Marines, in cui resta appena due anni. Iscritto all'università, pratica la caccia e impara diverse arti marziali, ma gli studi non fanno per lui. Riprova con l'esercito, da cui viene radiato per gioco d'azzardo, aggressione e possesso di armi da fuoco. Da anni soffriva di un forte cefalea curata con dosi sempre più massicce di anfetamine: l'autopsia accerterà che si trattava di un tumore al cervello in fase avanzata.

Le vittime

In 96 minuti, Withman esplode 46 colpi di fucile uccidendo 16 persone e ferendone 30. 

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