L’orco che viene dal freddo

| Viktor Lishavsky è accusato di 900 fra stupri e violenze, tutti ai danni di bambini che - come un uomo amorevole - adottava di continuo da cinque anni, per alimentare il proprio harem personale

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Di Germano Longo
Sembrava difficile - meglio, impossibile - superare lo schifo di Richard Huckle, inglese del Kent considerato fra i peggiori pedofili della storia. Non è così, malgrado i 22 ergastoli collezionati per 71 capi d’accusa: al peggio bisogna fare spazio.

Il peggio, questa volta, arriva dal freddo della Russia, Amursk per la precisione, regione di Chabarovsk, Siberia del sud, 40mila abitanti e uno, in particolare, che è difficile considerare fra gli esseri umani. Si chiama Viktor Lishavsky, ha 37 anni, e dallo scorso giugno è rinchiuso nel carcere di Komsomol'sk-na-Amure, con un fardello pesantissimo formato da 919 capi d’accusa che gli varranno più di una condanna definitiva.

In città lo conoscevano tutti, perché era un uomo con il cuore grande così: si offriva di adottare i bambini rinchiusi nella tristezza degli orfanatrofi, per dare loro una casa e una famiglia. Tutto questo, almeno, fin quando non è emersa la più agghiacciante e abominevole delle verità: Viktor è forse il peggior pedofilo nella storia dell’umanità.

Di giorno lavorava come calzolaio, e prima di tornare a casa, passava ogni sera a pregare nella chiesa evangelica. Poi, la sera, insieme alla moglie Olga si occupava delle creature che gli affidavano, protette in un’abitazione di grandi dimensioni che era riuscito ad affittare grazie ai 310 euro che lo Stato gli passava per ognuno dei bimbi adottati. Nessuno sospettava nulla, nessuno poteva immaginare, almeno fino al giorno in cui una delle sue vittime, una ragazzina uscita da quell’inferno poco tempo prima, si è confidata con la maestra, togliendo il velo ad un vero inferno.

Come succede spesso in questi casi, l’indagine - partita immediatamente - ha permesso alla polizia di scoprire una realtà impressionante: 248 stupri e 358 abusi sessuali violenti consumati ai danni di ragazzine con meno di 13 anni di età, schiave del sesso di quello che considerava il suo “harem” personale. A questi, nel giro di poco, si sono aggiunte altre 22 accuse per atti violenti, di cui 11 con minacce di morte e molti altri con l’aggravante della tortura.

Ma a cadere nella rete di Viktor il mostro non erano solo i bambini che insieme alla moglie riusciva ad adottare: alle cifre bisogna aggiungere altri 122 crimini sessuali e 151 stupri avuti sfruttando lo stato indifeso delle vittime, ancora e sempre su ragazzine fra i 14 ed i 17 anni. Per un totale, imbarazzante perfino da immaginare, di 900 violenze sessuali.

Una notizia che oltre allo shock di un paese intero ha scatenato pesanti polemiche contro i servizi sociali della città, accusati di completa inefficienza e inettitudine, per non essersi mai accordi di nulla, continuando per cinque lunghi anni a consegnare bambini indifesi direttamente nelle mani del peggior orco della storia. I funzionari regionali del ministero dell’educazione hanno abbozzato una timida difesa, assicurando che dalle numerose visite fatte in quella che nessuno sospettava fosse la casa degli orrori, non è mai trapelato nulla di strano: “Viktor Lishavsky sembrava un padre modello”. Sembrava.

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