Un futuro molto elettrico e l'addio alle mega-cilindrate

| Mentre due piazze torinesi si sono dedicate alla mobilità di domani, l'area del Parco Dora ha fatto da fondale al raduno di mostri su ruote made in USA

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Di Davide Cucinotta

Dategli una batteria e muoveranno il mondo. Il futuro dell'automobile passa da lì, da un'incertezza produttiva che ancora frena la diffusione di modelli a emissioni zero, quelli che danno la piacevole sensazione di viaggiare senza ammorbare l'aria, ma allo stato dell'arte consentono percorrenze pari ad una manciata di km, e in più a fronte di ore di ricarica.

La partita del futuro si gioca esattamente lì: il primo che risolverà il cubo di Rubik della mobilità, superando i limiti delle batterie agli ioni di litio, la tecnologia al momento più avanzata, avrà vinto la partita, entrerà nei libri di storia ma soprattutto farà soldi a palate, perché tutti gli altri dovranno scendere a patti per adeguarsi. Sul tavolo della mobilità si sono giocati investimenti stellari, a volte inseguendo tecnologie difficili da addomesticare, come l'idrogeno per BMW, abbandonato dopo anni di esperimenti, ma anche con il peso dello scetticismo di guru dell'auto come Sergio Marchionne, che non ha mai nascosto le proprie perplessità sull'elettrico, a cui si è piegato soltanto per accontentare le regole del mercato americano.

In mezzo, fra il presente ed il futuro prossimo, ci sono passaggi intermedi necessari come l'ibrido, la frontiera più attuale, che combina il lavoro di uno o più propulsori elettrici a quello di un normale motore termico.

Sono questi i temi che dominano il quinto e ultimo giorno del Salone dell'Auto di Torino (che nel frattempo raggiunge quota 650 mila visitatori), dopo l'infilata di capolavori su ruote protagonisti del sabato del Gran Premio: il futuro, visto attraverso un'esposizione di elettriche e ibride plug-in in piazza San Carlo, e concedendo al gruppo Volkswagen parte di piazza Solferino per illustrare il proprio stato dell'arte sulla mobilità di domani.

Elettrico a due piazze

In una piazza San Carlo tranquilla e quasi deserta (capita, quando non ci sono partite), la mattina della domenica ha lasciato tutto lo spazio possibile ai pochi curiosi che dopo il caffè sotto ai portici, hanno scelto di curiosare un po' nel mondo dell'elettrico. Il gruppo BMW, davanti al dehors del caffè Torino, ha scelto di presentare quattro modelli della propria Plug-In Hybrid, anzi, tre più la nuova Mini Plug-in Hybrid. Posto d'onore alla i3, citycar che rappresenta il biglietto d'ingresso del marchio nel mercato dell'elettrico: una sorta di anomalia, per i canoni BMW, con carrozzeria a due volumi dallo sviluppo in altezza e un design piuttosto massiccio, con un motore sincrono da 170 CV e batterie agli ioni di litio da 360 Volt (22 kWh). Quindi la 740e, l'elegante ammiraglia del marchio diventata ibrida sfruttando la tecnologia "eDrive", con recupero dell'energia in frenata: da una parte il 2.0 litri da 258 CV con TwinPower Turbo, dall'altro un elettrico da 113 CV (83 kWh) che alza l'asticella della cavalleria fino a quota 326 CV. Ammiratissima anche la i8, ibrida sportiva 2+2 che combina un benzina 1.5 tre cilindri ed un elettrico da 131 CV: prestazioni da supercar vera, con 250 km/h di velocità massima.

Poco più in là due Birò proposti da una società torinese. Definito il primo "personal commuter" a quattro ruote 100% elettrico con batteria estraibile, il Birò - prodotto dalla Estrima di Pordenone - è un piccolo quadriciclo leggero con due posti interni guidabile a 14 anni con patentino e ricaricabile ad una normale presa di corrente. Fra i 40 ed i 70 i km la percorrenza.

Spazio anche al Weevil, progetto per la mobilità sostenibile finanziato dall'UE e sviluppato dallo IAAD con la collaborazione di Cecomp, società torinese di automotive. Weevil è un concept di veicolo a tre ruote pensato per poter trovare parcheggio anche in spazi molto piccoli.

Dall'altra parte della piazza due Zero EM2 Space della Tazzari, un quadriciclo da città a due posti full-electric, a pochi passi da una monumentale Cayenne S E-Hybrid, seconda Porsche dopo la Panamera ad entrare nel tunnel dell'ibrido plug-in. A farsi spazio un 3.0 litri V6 da 333 CV ed un elettrico da 95, per 416 CV complessivi. La ricarica completa concede un'autonomia di 30 km a emissioni zero.

E quando si parla di elettrico non può mancare la Twizy, scommessa Renault di quadriciclo capace di 80 km/h di velocità massima. L'aria da veicolo lunare, con ruote sporgenti e cellula tondeggiante, hanno concesso a questo scooter carrozzato il titolo di elettrica più venduta d'Europa. Primato che in realtà si gioca con la Zoe, altra proposta Renault dotata di una nuova batteria che assicura 400 km di percorrenza.

Un po' più affollato lo spazio Volkswagen di piazza Solferino, con tanto di lounge, per accompagnare l'avvio di un e-roadshow che farà tappa in diverse città. Protagoniste dei test drive (con una rappresentanza anche in piazza San Carlo), la e-Golf e la GTE. Due varianti dell'inossidabile Golf: la prima un'elettrica pura (con 136 CV), la seconda una scattante ibrida ricaricabile.

Voglia di raduno, uno per uno

Mentre c'è chi studia il futuro, da altre parti si crogiolano nel passato. È stata anche la domenica che ha dato spazio ai raduni di vecchie glorie, come quello di piazza Vittorio Veneto, dedicato alla Citroën 2 CV, la "deux-chevaux" nata dall'enorme di fantasia di Flaminio Bertoni, designer varesino da considerare uno dei primi cervelli in fuga italiani. Sempre nella stessa piazza posto anche al Raduno JDM Torino, acronimo di "Japanese Domestic Market": in pratica, gli appassionati di auto giapponesi come Honda, Mitsubishi e Toyota.

Per finire con il Parco Dora, sito di riconversione industriale nato dove un tempo sorgevano gli stabilimenti delle Ferriere Fiat. Uno spazio oggi amato dagli skaters e dagli happening musicali, location ideale per lo USA Cars Meeting: un centinaio di modelli mozzafiato, fra acciai cromati e misure catastali improbabili, almeno per le strade europee.

Era così per la Chrysler 300 C, monumentale convertibile degli anni Cinquanta con le affascinanti "pinne" posteriori, o ancora la straordinaria Chevrolet Corvette del 1956, resa indimenticabile dalla tinta bicolore, la Cadillac Eldorado della metà degli anni Cinquanta: quasi sei metri di macchina, portati a spasso da un assetato 5.4 litri a benzina. Una spruzzata d'America completata da Ford Shelby, Mustang come se piovesse, Hummer, Cadillac e Buick: quanto basta per sognare California.

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