Zuppa inglese

| Da semplice raduno domenicale per famiglie, il Festival of Speed è cresciuto fino a diventare un appuntamento che sa richiamare team, pubblico e case automobilistiche, che dall'altra parte della Manica hanno portato pezzi d'epoca e novità

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Di Davide Cucinotta

Chiamarlo salone non si può, sarebbe irriverente nei confronti di quelli veri, ma nemmeno raduno va bene, così come lascia perplessi ogni altra possibile definizione, passando dal vintage per finire allo show. Perché il "Festival of Speed di Goodwood", tipica cittadina anglosassone tutta ordine e pecorelle sistemate a brucare il verde della contea del Sussex, è un po' tutto insieme: raduno, show, spettacolo, gara e perché no, salone.

Complice, certo, una data che coincide con la mancanza stagionale di appuntamenti fieristici di rilievo, ma anche la fama crescente di una kermesse che attira ogni anno di più pubblico, celebrità e case automobilistiche, sempre leste ad infilarsi dove gli occhi si contano a migliaia. Dettagli importanti, a cui va aggiunto il fascino del Circuito di Goodwood, uno dei templi di automobilismo e motociclismo inglesi, nato sulle ceneri di un aeroporto militare utilizzato dalla Royal Air Force nella Seconda Guerra Mondiale.

Ospitato nella spettacolare tenuta di Lord March, il Festival of Speed rappresenta una full immersion di tre giorni (dal 29 giugno al 2 luglio), dedicata agli amanti di tutto ciò che si muove a motore, visto che il fittissimo calendario degli eventi non scontenta mai nessuno: F1, rally, moto, aerei, auto d'epoca e off road.

English style

Tanti i marchi che giocano in casa, come Aston Martin, che approfitta dei prati verdi di Goodwood per lanciare come si deve la DB11, sogno su ruote con motore 4.0 litri V8 biturbo da 510 CV, primo parto nato dalla love story con Mercedes-Benz AMG, dopo la scelta di dire addio ai motori Ford. Gli fa eco la Rolls-Royce, che punta sul mistero della Dawn Black Badge, cabrio dal look total black portata a spasso dal 6.6 litri V12 biturbo con 600 CV. Risponde a dovere la Bentley, mandando ai nastri di partenza della "Hill Climb" la Continental Supersport affidata a Derk Bell, e portando anche la Bentayaga diesel, la Mulsanne passo lungo e la Flyng Spur V8 S. Per McLaren passerella per la 720S Spider, primo modello della rinnovata gamma "Super Series" dotata di tetto retrattile, ma soprattutto con una chicca: il modello in scala 1:1 realizzata interamente con i mattoncini Lego. Per finire il reparto anglosassone con la Jaguar XE SV Project 8, berlina estrema prodotta in edizione limitata per 320 km/h di velocità massima, resa possibile dal 5 litri V8 Supercharged da 600 CV, e una versione Art Car della Mono, la monoposto adottata dalla polizia dell'Isola di Man.

L'Italia, please

Un figurone, come sempre quando si parla di auto (ameno quello). Impossibile non partire dalla Lamborghini Centenario: basta il nome (e le foto), per capire quanto basta di un gioiellino da quasi due milioni di euro prodotto in 40 esemplari, tutti disposti ad arrivare sulla soglia dei 320 km/h, realizzato per celebrare il centenario della nascita di Ferruccio Lamborghini. E sono lacrime (di gioia) anche per la Zerouno della Italdesign: 610 i CV spremuti dal 5.2 litri V12 aspirato.

Japan VS USA

I giapponesi di Nissan giocano di fino con la Bladeglider, prototipo di sportiva a emissioni zero iscritta alla "Hill Climb", fianco a fianco con le più canoniche GT-R (model year 2017 della cattivissima supercar da 315 km/h) e GT-R Nismo (la versione più estrema, con un 3.8 litri V6 da 570 CV).



L'America risponde sciorinando un tris di icone griffate con l'ovale Ford: l'impressionante versione stradale della GT, la Mustang GT4 da competizione e la Mustang RTR. Difficile aggiungere qualcosa.

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