Sanremo confidential
la cantina dei fiaschi

| Mentre l’edizione 2019 si avvicina a grandi passi, una carrellata di artisti che all’Ariston pensavano di aver conquistato la celebrità, finendo (quasi tutti) nel dimenticatoio

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Di Germano Longo
Tutti lo snobbano, tutti lo vogliono, tutti ci sperano, tutti ci cascano. Sanremo, inteso come il Festival della canzone italiana, è nella fioriera dei luoghi comuni di questo paese: a parole non piace a nessuno, poi al telegiornale raccontano gli ascolti e capisci che erano tutti davanti alla televisione, come ogni anno, da Trento a Lampedusa.

Proprio in questi giorni si inizia a parlare della nuova edizione, in programma da martedì 5 a sabato 9 febbraio, ancora con il “sor Claudio” alla guida, richiamato a gran voce dopo il successo della passata edizione.

Ma quello del Festival rivierasco è un appuntamento strano, specie per chi fa musica: arrivarci può dare il senso ad una carriera, oppure stroncarla sul nascere e senza appelli. Tanti quelli che hanno avuto quattro minuti di celebrità, e molti di più coloro che hanno chiuso lì, quattro minuti dopo.

In rotta di avvicinamento all’appuntamento di febbraio, può valere la pena sfogliare l’album dei ricordi, anzi, la cantina dei fiaschi.

Franco Tozzi

Il cognome è una garanzia: Franco è il primo figlio della nidiata di una famiglia pugliese trapianta a Torino, l’ultimo si chiama Umberto, ed è quello che farà più strada. Prima ancora che quest’ultimo intonasse “Ti amo”, Franco sale sul palco sanremese: è il 1965, ed è in coppia con Johnny Tillotson, un americano che probabilmente si era smarrito in Italia. Ci riprova nel 1966, rimanendo poi nella scia del fratello, che al contrario arriva al successo mondiale.

John Foster

Nome d’arte di Paolo Occhipinti, cantante e giornalista milanese, classe 1939, si presenta a Sanremo per due volte: la prima nel 1965 con “Cominciamo ad amarci”, la seconda l’anno successivo con “Se questo ballo non finisse mai”. Ambedue sono eliminate prima della finale. Abbandona il mondo della canzone e inizia la carriera giornalistica, dirigendo il settimanale “Oggi” per quasi trent’anni.

Vittorio Inzaina

Al debutto sul palco di Sanremo, nel 1965, raggiunge la finale in coppia con Les Surfs, cantando “Si vedrà”. Finirà per dedicarsi al liscio, abbandonando poi i palcoscenici per diventare consulente musicale.

Annarita Spinaci

Si fa notare a Castrocaro, partecipando al Festival del 1967 con un “Quando dico che ti amo”, brano scritto da Tony Renis che diventerà anche un “musicarello” interpretato dallo stesso Renis, Lola Falana, Jannacci, Dalla e la Caselli. Ci riprova l’anno successivo con “Stanotte sentirai una canzone”, brano che in Italia avrà scarso successo: ripreso da Mireille Mathieu diventerà una hit internazionale. Delusa, la Spinaci chiude con la musica e diventa maestra d’asilo.

I Domodossola

Praticamente una famiglia: due fratelli, un cugino, lo zio e due amici. Apprezzati da Arbore e Boncompagni, arrivano a Sanremo nel 1970 in coppia con Rosanna Fratello (“Ciao anni verdi”), replicando quattro anni dopo con “Se hai paura”. In seguito collaborano con Baldan Bembo e prestano le loro voci agli album di Celentano, Cutugno, Vanoni, Aznavour, Bennato e del Banco. Poi fanno perdere le loro tracce.

Emy Cesaroni

L’unica sua partecipazione a Sanremo, nel 1974, con “1975… amore mio”, finisce a carte bollate e avvocati. La canzone viene esclusa con l’accusa di non essere inedita e fra denunce e appelli, soltanto nel 1981 verrà riabilitata, con la condanna al Comune di Sanremo di un risarcimento di 10 milioni di lire. Troppo tardi: Emy è già svanita dalle scene.

Jalisse

Loro malgrado, sono diventati il simbolo assoluto delle meteore festivaliere: Fabio Ricci e sua moglie Alessandra Drusian strizzano l’occhio agli svedesi “Roxette”, che ai tempi riempiono le classifiche. Sbarcano fra i “Big” dell’edizione 1997, trascinati dalla vittoria di due anni prima a Sanremo Giovani, e vincono con la leggendaria “Fiumi di parole”. Seguono polemiche per via di una presunta amicizia che li lega a Sergio Bardotti, uno degli autori del Festival. Da allora poche e sporadiche apparizioni.

Donatella Milani

Correva l’anno 1983 quando una giovane toscana, fra gli autori di “Su di noi” di Pupo e vincitrice a Castrocaro, arriva all'Ariston con “Volevo dirti”, un brano orecchiabile che finisce al secondo posto. Da allora, a parte qualche comparsata in programmi nostalgia, si eclissa dalla scena musicale.

Gilda

Di cognome fa Giuliani e appare nella playlist di due edizioni di Sanremo, nel 1973 e l’anno successivo, ottenendo un discreto successo. Ma se l’Italia è avara di applausi, non è lo stesso in Francia, Germania e Giappone, dove Gilda ottiene un discreto successo, trasferendosi perfino a Parigi. Ingoiata dal tempo, finirà a Torino come albergatrice.

Daniela Davoli

Pisana, classe 1957, arriva all'Ariston a vent’anni, nel 1977, con “E invece con te…”, scritta da Michele Zarrillo. Nel suo passato un pezzo per cui si erano scomodati addirittura Pasolini e Dacia Maraini. Esaurita la spinta musicale si dedica ai fotoromanzi, poi svanisce rifiutando di comparire in programmi “amarcord”.

Linda Lee

In realtà si chiama Rossana Barbieri e viene da Modena: corista dei “Daniel Sentacruz Ensemble”, debutta come solista arrivando al Festival nel 1980 con “Va’ pensiero”, scritta dal maestro Pippo Caruso. Pochi mesi dopo si ritira dalle scene per dedicarsi alla famiglia.

Frate Cionfoli

È uno dei casi di cui si parlerà a lungo: Giuseppe Cionfoli, frate cappuccino pugliese, calca il palco per quattro volte (1981, 1982, 1983 e 1994). Abbandonato l’abito talare, nel 2006 entra nel cast de “L’isola dei famosi”, quindi si candida come consigliere regionale nelle liste del centrodestra. Oggi vive a Bari, lavora come pittore e sculture, ha una moglie, tre figli ed è diventato nonno.

Jo Chiarello

Miss teenager 1980, prodotta da Franco Califano, nel 1981 tenta la carta sanremese con “Che brutto affare”: eliminata prima della finale, ci riprova nel 1989 con il secondo posto nella categoria nuove proposte con l’intensa “Io e il cielo”. Ma non c’è verso.

Gruppo Italiano

Cinque ragazzi milanesi, tre maschi e due femmine, nel 1982 azzeccano “Tropicana”, un brano che diventa un vero tormentone e apre le porte a Sanremo, dove pieni di speranze arrivano con “Anni ruggenti”, che però finisce nelle parti basse della classifica. Fra litigi e malumori si sciolgono nel 1985.

Flavia Fortunato

Il cognome avrebbe dovuto portarle bene, invece nell’edizione del Festival del 1983 finisce al fondo della classifica dei debuttanti. Va meglio un anno dopo, quando chiude al terzo posto con “Aspettami ogni sera”. Ci riprova ancora, questa volta nei Big, senza mai riuscire a sfondare: alla fine degli anni Ottanta si ricicla come conduttrice in Rai, e agli inizi del nuovo millennio si ritira dalle scene.

Sibilla

Africana dello Zimbabwue, arriva a Sanremo nel 1983 con “Oppio”, brano scritto per lei da Franco Battiato e Giusto Pio, ma viene eliminata al primo turno per un problema tecnico che rende la sua esibizione qualcosa di inascoltabile. Scompare nel nulla subito dopo.

Giorgia Florio

Il capriccio di una torinese di buona famiglia, figlia di Cesare Florio, manager nel mondo dell’auto, sorella di Alex e di Cristiano, il primo pilota di rally, il secondo manager Fiat. Per quattro volte sale sul palco di Sanremo (1983, 1984 e 1988), poi fa anche un po’ di cinema (“Sapore di Sale”), e alla fine sceglie la fotografia, ottenendo un discreto successo internazionale.

Lena Biolcati

Una parentela con Milva e lo sponsor dei Pooh la trascinano per quattro volte sul palco di Sanremo: vince le Nuove Proposte nel 1986, ma soltanto quattro anni dopo si ritira dalle scene per dedicarsi alla figlia.

Mino Vergnaghi

Prodotto da Iva Zanicchi e forte dal discreto successo di “Parigi addio”, vince a Sanremo nel 1979 con “Amare”. Ma la sfortuna è in agguato: la sua casa discografica fallisce e Vergnaghi si trasferisce in Inghilterra. Nel 1989 è fra gli autori di “Diamante”, pezzo di enorme successo di Zucchero, seguito nel 2001 da “Di sole e d’azzurro” di Giorgia.

Marinella

Due apparizioni a Sanremo, nel 1979 e nel 1981, la seconda vestita come “Sbirulino”. Artista eclettica dalla vena comica, strizza l’occhio al mercato discografico dei bambini, ma soccombe di fronte allo strapotere di artisti come Cristina D’Avena, che diventa l’asso pigliatutto.

Aleandro Baldi

Polistrumentista non vedente, scoperto da Giancarlo Bigazzi, esordisce a Sanremo 1986 con “La nave va”, vincendo le nuove proposte nel 1992 con “Non amarmi”, duetto tormentone interpretato in coppia con Francesca Alotta. Di lei non si sa più nulla poco dopo, lui ancora bazzica palcoscenici e televisione.

Barbara Cola

Vocalist per Gloria Gaynor, nel 1992 partecipa a Castrocaro incontrando Gianni Morandi, che la vuole nel suo tour europeo da 300 date. Insieme a Morandi, tre anni dopo, tenta la carta sanremese con “In amore”, brano che finisce al secondo posto. Poco dopo inizia la lenta sparizione dalle scene: oggi lavora come attrice teatrale e doppiatrice.

Bracco di Graci

Ex carpentiere siciliano e autista personale di Lucio Dalla, vince a Castrocaro nel 1991, e per i tre anni consecutivi sale sul palco di Sanremo, ma il successo non arriva. Torna a lavorare in fabbrica, scrivendo testi per altri artisti.

Danilo Amerio

Astigiano, collaboratore di Tozzi e Raf, lavora come corista per Jovanotti, Mia Martini, Marco Masini e Aleandro Baldi. Nel 1994 prova a metterci la faccia debuttando a Sanremo con “Quelli come noi”, seguito l’anno successivo da “Bisogno d’amore”. Continua a lavorare (è fra gli autori di “Signor Tenente” di Faletti), producendo album di giovani artisti emergenti.

Alessandro Errico

Uno dei primi prodotti del talent di Maria De Filippi, finisce sotto contratto con la “Sugar” della Caselli, partecipando a Sanremo 1996 con “il grido del silenzio”, finito all’undicesimo posto della classifica finale. Ritenta l’anno successivo, ma poco dopo scioglie il contratto per dedicarsi ad un percorso artistico diverso.

O.R.O.

Acronimo di “Onde Radio Ovest”, è una band toscana che qualcuno indicava come i nuovi Pooh. Lavorano con artisti di grande calibro come Raf, Tozzi e Masini, e nel 1995 scrivono “Vivo per…”, brano che Andrea Bocelli e Giorgia trasformeranno in un successo mondiale. Vincitori di Sanremo Giovani 1995, l’anno successivo partecipano fra i Big con “Quando ti senti sola”, replicando nel 1997 con “Padre Nostro”, scritto insieme a Ruggeri.

Silvia Salemi

Nel 1997, in Italia, tutti canticchiavano “A casa di Luca”, brano semplice e diretto di Silvia Salemi, siracusana, classe 1978. Per lei era la seconda esperienza sanremese, dopo il 1996, sulla spinta della vittoria al festival di Castrocaro. Il successo vero non arriverà mai: la Salemi si ricicla come conduttrice, ospite e giudice in tivù e per la radio.

Gazosa

C’era lo zampino di Caterina Caselli, nell’enorme successo dei “Gazosa”, band preadolescenziale romana che nel 2001 si presenta a Sanremo con “Stai con me (forever)”, seguito dal singolo di successo www.mipiacitu. Tornano all'Ariston l’anno successivo nella categoria Big, ma finiscono ben lontani dai tre finalisti: si dividono nel 2003.

Povia

Nel 2005 centra il segno con “Quando i bambini fanno ooh”, brano che sarà tradotto in diverse lingue vendendo milione di copie. Torna a Sanremo l’anno successivo con “Vorrei avere il becco”, che questa volta stravince consacrandosi fra gli artisti italiani più interessanti di quegli anni. Escluso dal Festival nel 2008 su giudizio della commissione, torna all'Ariston l’anno successivo classificandosi secondo con “Luca era gay”. Da sempre vicino a posizioni di destra, negli anni si è esposto pubblicamente mostrando idee euroscettiche e sovraniste.

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