Il Museo dell'arte senza glutine

| Prendete un bel po' di capolavori d'ogni tempo ed eliminate ogni riferimento a farine e cerali. È quanto sta facendo un blogger francese

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Di Davide Cucinotta

Jan Vermeer dipinse "La Lattaia" fra il 1658 ed il 1660: un olio su tela considerato uno dei capolavori dell'arte del Seicento, oggi ospitato al "Rijksmusem" di Amsterdam. La protagonista della tela è una donna che sta versando del latte da una brocca, su un tavolo pieno di pane. "Estate" è uno dei celebri quattro dipinti di Giuseppe Arcimboldo che rappresentano curiosi volti costituiti da frutti, fiori e ortaggi: la barba, nel caso dell'Estate, è rappresentata da spighe di grano. Ecco, adesso immaginate gli stessi quadri, ma togliendo il pane dal dipinto di Vermeer e il grano da quello dell'Arcimboldo: il risultato sono due opere d'arte gluten-free.

Due piccoli esempi dell'imponente lavoro realizzato da Arthur Coulet, un blogger e grafico francese che si è messo d'impegno, rivisitando alcuni celebri capolavori dell'arte, della fotografia e del cinema, fino a formare il "Gluten-Free Museum", un museo virtuale visitabile su Tumblr (http://glutenimage.tumblr.com) che vira ogni dettaglio alle esigenze di chi ha rimosso il glutine dalla propria tavola. Una provocazione e una parodia rivolta ad una delle tante ossessioni alimentari che affollano gli scaffali dei supermercati, certo, visto che di pane, farine, grano e cereali - alimenti che soprattutto in passato dominavano incontrastati - i capolavori ne sono pieni, inevitabilmente. A supporto dell'ironica visione di Coulet alcuni dati, diffusi dall'Associazione Italiana Celiachia, che raccontano di circa 600 mila famiglie italiane che ormai acquistano quotidianamente prodotti privi di glutine malgrado in famiglia non ci sia neanche un celiaco. Un esodo massiccio dal glutine ancor più diffuso negli Stati Uniti, dove un eminente giornalista scientifico ha però messo in dubbio le teorie che vogliono meno glutine più salute, a meno di problemi conclamati, perché in quel caso il discorso si fa diverso.

Tornando al lavoro di Arthur Coulet, il suo è un esercizio che nell'ambiente artistico francese è definito "détournement", e consiste nella citazione di un classico apportando poche modifiche, sufficienti a cambiare del tutto il senso del messaggio originario racchiuso nell'opera.

A farne le spese sono un po' tutti, senza distinzioni: da Paul Cézanne, con la "Natura morta con pane e uova", dipinto del 1865 in cui - dopo il passaggio del blogger francese - non restano che le uova, o ancora "Le déjeuner sur l'herbe" di Éduard Manet, uno dei capolavori custoditi al "Musée d'Orsay" di Parigi: dal cesto del pic-nic sulle rive della Senna resta la frutta e svanisce il pane. A sfuggire alla censura del glutine nemmeno la celebre scena dello spaghetto galeotto di "Lilli e il vagabondo", amatissimo film Disney del 1955.

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