In a plastic world

| Barbie Cafè: il primo locale al mondo dedicato alla bambola americana dalle misure perfette ha aperto a Taiwan, ed è in buona compagnia

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Di Davide Cucinotta

Barbara Millicent Roberts ha, o meglio dovrebbe avere, 56 anni. Ma i segni del tempo su di lei non si vedono: è sempre bellissima, altissima, levigatissima. Veste alla modissima e in carriera, secondo le statistiche, ha svolto centinaia di mestierissimi, facendosi fotografare con 38 specie di animali diversissimi, compresa una zebra e un leoncino. Tutto inizia nel 1954, quando Ruth Handler, capoccia della Mattel, guarda le figlie giocare con le bambole di carta e capisce che una in plastica, da vestire, svestire e pettinare può essere un business. Cinque anni dopo, nel 1959, nasce #Barbie, nomignolo appunto di Barbara Millicent Roberts, la bambola più venduta della storia dell'umanità, riprodotta in milioni di esemplari e nel tempo dotata addirittura di una storia personale: figlia della buona borghesia, ha sei fra fratelli e sorelle, studia alla Willows High School, in Wisconsin, ma si diploma alla Manhattan International High School di New York. Dal 1961 è fidanzata con Ken, ed il loro è un amore eterno, plastificato, al punto che qualche anno fa, quando si è sparsa la voce che i due si erano lasciati e Barbie filava con il surfista Blaine, è successo un mezzo pandemonio. Nel 2006, per fortuna, Barbie e Ken hanno fatto pace e ora si avviano verso la terza età senza neanche un accenno di cellulite e un principio di pancetta

Ma visto che non esiste generazione di femminucce che non abbia passato qualche ora a giocare con la bambola bionda, e migliaia di collezionisti si scambiano tutt'ora i modelli storici immolando valigiate di denaro, a Taipei è nato il primo Barbie Café del mondo. Taipei non è un caso, visto che le bambole per lungo tempo erano prodotte proprio nella capitale del Taiwan, paese che da qualche anno sta vivendo una forte impennata economica, sottolineata dall'avvento di locali a tema: c'è il bar di una compagnia aerea, con cameriere-hostess, ce n'è un altro in stile ospedale dove le bibite sono servite in siringhe (finte) e flebo (vere, ma non da iniettare), c'è un ristorante che al posto dei piatti e delle sedie usa gabinetti, in scala ridotta i primi, a grandezza naturale gli altri, e per finire si segnala anche un locale dedicato a Hello Kitty. Ecco perché nessuno si è stupito, quando il Barbie Café ha aperto i battenti nella centralissima Zhongxiao Road. E dire che questo non è esattamente uno scherzo di investimento: 1,7 milioni di dollari per 660 metri quadri tinti di rosa confetto e lilla, adornati con qualsiasi orpello possa ricordare la nuvola bionda: sedie con bustier a laccetto, tutù, glitter, pizzi, nastri e luccichii d'ogni sorta. I tavoli sono a forma di scarpa con tacco 15, torte, cupcake e dolcetti rappresentano bambole e vestitini riprodotti in pasta di zucchero e perfino il menù e il personale sono abbigliati con la gonnina fucsia e la coroncina in testa, come piacerebbe a Barbie.

Ma intanto tutto questo piace alla Mattel, che per la prima volta nella sua storia ha dato l'ok all'operazione, trasformando l'idea di un imprenditore fantasioso in un vero e proprio luogo ufficialmente riconosciuto. Prima di uscire, è quasi d'obbligo la foto all'interno dell'enorme scatola che riproduce la confezione della Barbie: dopo aver provato per tanti anni a farla diventare una persona reale, ora si può provare a capire come ci si sente lì dentro, in attesa dei capricci di una bambina.

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