Siamo alla frutta

| Cavoli che non puzzano, kiwi grossi come olive, mele al sapore di pera: le nuove frontiere della biogenetica stanno per regalarci un cesto pieno di ibridi gustosi

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Se la natura non ci aveva mai pensato, viene da pensare, forse un motivo ci sarà. Ma è pur vero che il business non ha remore, confini e soprattutto pudori. Così, come se non bastassero le contraffazioni che quotidianamente minano il carrello della spesa del mondo intero, sembra sia in arrivo un carico di frutta inedita, nuova, mai vista prima. La nuova frutta è il risultato di innesti ed esperimenti su cui fior di laboratori di biogenetica hanno perso il sonno, senza sapere che a noi invece stavano forse togliendo l'appetito. Ma è bene precisare: i famigerati ogm, ovvero gli organismi geneticamente modificati, non c'entrano nulla: qui il gioco si basa sull'antica tecnica dell'impollinazione, la stessa che nel tempo ha creato il mandarancio ed il pompelmo, su cui nessuno ha da ridire.

Per cominciare come si deve, spazio al Grango, voluto nientemeno dalla catena very english "Marks & Spencer" per mettere insieme - vai a capire il perché - l'uva ed il mango. E pare che le vaschette da 230 grammi, vendute a circa 1,50 sterline, vadano a ruba, richieste soprattutto dai bimbi. Seconda in ordine d'arrivo sugli scaffali è la Papple, incrocio anche lessicale fra Pear e Apple, pera e mela, al cambio attuale. Creata in Nuova Zelanda, secondo gli esperti la Papple rappresenta una delle ibridazioni più promettenti degli ultimi anni, e dal 2015 dovrebbe arrivare anche da queste parti.

In Gran Bretagna piace molto anche il Flower Sprout, un cavoletto di Bruxelles dall'aspetto floreale, che in più elimina poco gradevole olezzo tipico del cavolo. Orgoglio dell'inglese Tozer Seeds, a cui ha dedicato 15 anni di esperimenti, il Flower Sprout si da poco aggiudicato il premio Best New Variety ad un serissimo concorso anglosassone per bioagricolture.

Non ha peli e le dimensioni non superano quelle di un'oliva, ma il Kiwiberry (o Nergi) è già un successo, in Nuova Zelanda, dov'è nato, ma anche a Singapore e Taiwan. Definito "più tropicale" nel gusto del normale kiwi, la versione mignon pare sia coltivata dal 1950 in piccole quantità destinate a pochi fortunati.

Passerella anche per il Caviar Lime, una sorta di frutto tropicale all'apparenza ripieno di caviale, dettaglio che ha spinto la società produttrice a diffonderlo in sei diverse varianti, adatte per accompagnare ostriche e altre prelibatezze esclusive. Gran finale per la Frananas, in realtà ibrido di fragola che si riteneva estinto da qualche centinaio di anni: sa di ananas, ma sembra ufficialmente una fragola.

Non contenti? Bene, allora segnatevi sulla lista della spesa anche aprium (prugna e albicocca), tayberry (lampone e mora), pluerry (ciliegia a prugna), ugli (mandarancio e pompelmo) e grapple (uva e mela).

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