ATTENTATI ANARCHICI FAI INFORMALE

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L'amante inguaia l'anarchico francese
«Preparavano altri blitz in città»

La teste e la bomba a Corticella: «Sono stati i bolognesi, lui era lì quando l'hanno fatta»

 

BOLOGNA — Stavano preparando nuovi attentati a Bologna e Roma. Ancora bombe contro forze di polizia, sedi di multinazionali o aziende pubbliche. L'attentato alla stazione di Corticella doveva essere solo il prologo di altre azioni in solidarietà con i compagni del Fai (Federazione anarchica informale) arrestati a settembre nell'operazione Scripta Manent di Torino. Una chiamata all'azione diretta raccolta dal gruppo bolognese con l'attentato di via San Savino. A sostenerlo non è un'informativa: per la prima volta nella lunga stagione del radicalismo anarchico, un testimone ha messo nero su bianco progettualità e possibili obiettivi dei militanti dell'A cerchiata.   

LA TESTIMONE — È l'amante di Cedric Renè Michel Tatoueix, l'anarchico francese fermato sabato dai carabinieri del reparto operativo perché ritenuto coinvolto nella preparazione dell'attentato del 27 settembre, a raccontare particolari che hanno fatto da architrave al decreto di fermo emesso dal procuratore Giuseppe Amato e dalla pm Antonella Scandellari. È lei a inguaiare il 36enne ritenuto inserito a pieno titolo negli ambienti radicali bolognesi per cui mercoledì il gip Domenico Panza ha convalidato il fermo per uno dei tre capi d'imputazione e confermato il carcere per il pericolo di fuga. Gli 007 del comando provinciale e del Ros hanno lavorato senza sosta per arrivare ai responsabili della bomba, una perseveranza premiata dal contenuto di una intercettazione disposta in un'altra inchiesta. Due giorni dopo l'attentato la donna parla con un carabiniere suo conoscente: «Lui era lì quando preparavano gli esplosivi », dice riferendosi a Tatoueix. Pochi giorni dopo il militare la convince a formalizzare le presunte rivelazioni: «Mi ha raccontato che sono stati i suoi amici a mettere la bomba alla caserma, lui era lì quando hanno preparato gli esplosivi ma non quando li hanno piazzati. A settembre era andato a Bologna e quando è tornato piangeva perché avevano arrestato suoi amici che preparavano le bombe e che alcuni erano di Bologna - mette a verbale —. Mi ha raccontato che in quei giorni era stato a Bologna e stava preparando una bomba con i suoi amici. Mi ha detto che loro erano tanti e che non si sarebbero fermati, anzi avrebbero continuato la loro lotta. Ce l'hanno con lo Stato, il sistema, vogliono fare la rivoluzione». 

IL RITRATTO CHE FA LA DONNA — La donna lo descrive agli investigatori come un uomo facilmente influenzabile («quando non è con questa gente non è così»), a tratti violento: «Dice di odiare le divise, il sistema e lo Stato. Tutte le volte che tornava dagli incontri a Bologna, nel nido di questi anarchici, era indiavolato. In altre occasioni diceva di voler mettere una bomba alla sede del Tirreno, perché aveva pubblicato articoli che alimentavano la rabbia verso gli zingari ». La donna ha anche permesso ai carabinieri di entrare in possesso di appunti con numeri di telefono che potrebbero rivelarsi una miniera inestimabile d'informazioni. Sul retro di un volantino trovato nei suoi pantaloni c'erano inoltre riferimenti a quelle che gli investigatori ritengono possibili azioni che il gruppo avrebbe voluto realizzare in città: «Acer, Tper, Hera, nuova polizia» e, ancora, riferimenti smozzicati a «molotov, piazza Verdi e Ateneo». Sul conto del 36enne i carabinieri hanno raccolto elementi univoci sulla sua appartenenza all'area anarchica. Identificato più volte durante le manifestazioni in città ma non solo, è risultato in contatto con esponenti storici dell'anarchismo bolognese. A luglio è stato identificato dopo un presidio alla Dozza, a febbraio denunciato per aver tentato di occupare due case. In una di queste occasioni era insieme a Divine Umoru, arrestato dalla Digos in estate e trovato con prodotti chimici e appunti con presunti obiettivi come centrali elettriche e del gas a Bologna. A dicembre poi è stato fermato a Milano con un anarchico. Avevano un volantino, rilanciato dai siti d'area, che magnificava gli assalti contro caserme e articolazioni dello Stato. Ieri il giocoliere francese ha risposto al gip in carcere: «Non c'entro con la bomba, ho frequentato Bologna, facevo il giocoliere ai semafori. Ogni tanto mi incontravo con qualcuno a Piazza Verdi, erano solo conoscenti ». Oggi intanto in via Peglion, presso l'Albero della Memoria, si terrà un incontro di solidarietà per i carabinieri organizzato dal Comitato Antifascista della Bolognina.

Rassegna Stampa
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