Hyundai Kona e Citroën C3 Aircross La rivincita dei piccoli Suv cittadini

| Grintose & sfiziose, si sono mostrate di recente in anteprima rispetto al Salone di Francoforte e all'arrivo sul mercato. Portano in dote stile, allegria, dotazioni ed elettronica da segmento superiore

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Se è vero che a fare il mercato sono i giovani, allora è altrettanto vero che ai giovani non puoi dare gli stessi modelli che comprerebbero papà e mamma. Regoletta aurea che vale per tutti i segmenti, indistintamente, dalle citycar ai Suv. Proprio qui, nel giro di pochi giorni, stanno arrivando in Italia due modelli di B-Suv per molti versi simili, competitor di un nuovo modo di intendere gli sport utility, non più imponenti e dalle potenze mostruose ma colorati, allegri, spassosi e meno assetati di quel che occupa il garage di papà. La Hyundai Kona e la Citroën C3 Aircross, avanguardia di una pattuglia acrobatica formata anche da Kia Stonic e Seat Arona, anch'esse in procinto di sbarcare da queste parti.

Hyundai Kona

A tutto c'è un perché, perfino al termine Kuna, che non è quello di un animale estinto ma il nome proprio di una località turistica della costa delle west Hawaii, amata dai surfisti. Svelato questo, tutto il resto arriva di conseguenza: un look tosto assai, con gruppi ottici "affilati", muscolatura e protezioni in evidenza, tetto con tinta a contrasto e possibilità di trazione integrale, il tutto per 4,16 metri di lunghezza (e 1,8 di larghezza) di acciai ad alta resistenza. Non meno curati gli interni, con una tecnologia guidata dallo schermo del sistema di infotainment (disponile a 7" o 8"), con connessione 4G e compatibile con i maggiori smartphone in circolazione, l'Head Up Display, che proietta le informazioni necessarie direttamente sul parabrezza, più una selva di sistemi: da quello di avviso di superamento della carreggiata a quello che monitora il conducente avvisandolo per tempo sulla necessità di una sosta, da quello che elimina l'angolo cieco alla retrocamera.

Tre i motori al debutto: un turbodiesel 1.6 con 110 o 136 CV (con cambio automatico a sette rapporti) e un 1.0 benzina 3 cilindri T-GXI da 120 CV. È attesa dai mercati verso la fine dell'anno, dopo la vetrina del Salone di Francoforte.

Citroën C3 Aircross

Ha mandato in pensione la C3 Picasso interpretando un crossover con vocazione urbana e dire la propria nel segmento B, il più ambito, quello che in meno di un lustro, fra il 2012 ed il 2016, ha quintuplicato le vendite in tutto il mondo. Ma il B-Suv Citroën nasce strizzando l'occhio all'esperienza maturata dalla C3, berlina compatta che ha fatto scuola nella corsa al "tailor made", con 85 diverse possibilità di combinazioni fra esterni, interni, tetto e color pack, più 5 armonie per gli interni. E se le misure sono quelle che vanno per la maggiore (4,15 metri di lunghezza, 1,76 di larghezza e 1.64 di altezza), altrettanto si può dire per i dettagli: protezioni in plastica grezza di paraurti e passaruota (si usa così, non è questione di risparmio), inserti in alluminio, divano posteriore indipendente, scorrevole e frazionabile a piacere fino ad ottenere una capacità di carico che parte da 410 litri ed è disposta ad arrivare a 1.289 litri.

Di sicuro appeal la zona di ricarica wireless per gli smartphone sulla consolle centrale e i sistemi di ausilio alla guida: Head-Up Display, frenata automatica "Active Safety Brake", riconoscimento limiti di velocità, Park Assist, retrocamera, avviso superamento della linea di carreggiata, rilevamento dell'angolo morto e infotainment con Gps. All'appello manca solo la trazione integrale, degnamente sostituita dal "Grip Control" con "Hill Assist Descent". Un occhio sotto al cofano, dove è possibile scegliere fra un 1.2 tre cilindri a benzina da 82, 110 e 130 CV, mentre per i diesel il 4 cilindri 1.6 litri BlueHDi con 100 o 120 CV.

Ad attendere la C3 Aircross la stessa trafila della concorrente: debutto al Salone di Francoforte e arrivo sul mercato verso la fine dell'anno.

Piccola storia a margine: il mondo dei Suv

Ormai li hanno immaginati come dei coupé, avvicinati alle station wagon, trasformati in auto di rappresentanza. E dire che l'inizio di questa storia, tralasciando qualche esperimento integrale, risale agli anni Settanta, quando sul mercato si affaccia la Range Rover: è grande, grossa, potente e lussuosa. Punta alla terra, certo, ma più ai proprietari che ai contadini.

Qualche marchio ci crede, altri meno. Alla fine degli anni Novanta, malgrado l'edonismo reaganiano sia un ricordo, arriva la Mercedes ML, mamma e nutrice di tutti i Suv moderni. Già, perché nel frattempo hanno iniziato a farsi chiamare così, Suv, acronimo di Sport Utility Vehicle.

Inevitabile: da quel momento la fila si è allungata fino a tendersi, creando una pioggia di sottocategorie che ruota sempre intorno allo stesso concetto: Mini-Suv, Urban-Suv, Compact-Suv, Fullsize-Suv e Crossover.

Qua e là non è mancata la presa di posizione degli ambientalisti, che in qualche modello (come Porsche Cayenne e Hummer) hanno visto la quint'essenza dello spreco, dei consumi e dello status symbol. Lavoro in più per le case, che prima di vedersi girare le spalle dalle clientele sono corse ai ripari trovando soluzioni eco-accettabili. Ancora oggi, che ai mercati le integrali da città piacciano lo dimostrano due indizi evidenti: il proliferare di modelli e la certezza che ormai nessuno, fra i maggiori marchi, possa permettersi il lusso di non averne neanche uno a listino.

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