La spettacolare rivincita di Tesla

| Due novità lanciate a sorpresa: la Roadster più veloce del pianeta e il primo autotreno elettrico della storia

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Di Davide Cucinotta

Come si replica a sospetti, accuse e ironie? Non rispondendo allo stesso modo, perché così fan tutti: con un po' di sano "wow", ovvero mostrando cose che voi umani eccetera.

È questa la contromossa di Elon Musk, il vulcanico timoniere di Tesla, marchio che seguendo una scia di indizi disseminati qua e là sembra passato dai miracoli a più prosaiche questioni terrene. Ma Elon ci sa fare, va ammesso, e alla puzza di fumo che si leva intorno alla sua idea, risponde come meglio non potrebbe: con un evento in grande stile ospitato a Hawthorne, nei dintorni di Los Angeles, in cui non si è limitato ad annunciare una novità, ma bensì due.

Tesla Roadster

È la riedizione, o il secondo capitolo, della primissima idea di Tesla, quella che nel 2008 costrinse il pianeta a spostare lo sguardo dai colossi dell'auto verso uno spavaldo capitano di vascello. Il resto, tutto il resto, ha numeri e contorni di una hypercar: da 0 a 100 in 1,9 secondi, 1.000 km di autonomia, 402 km/h, 10.000 Nm, tre motori elettrici, una batteria da 200 kWh e perfino la data di consegna: 2020. Tempo sufficiente per mettere da parte i 200mila dollari richiesti in cambio, anzi un po' meno, visto che 50mila servirebbero subito, alla prenotazione di uno dei mille esemplari della "Founder Series", la preserie. Proprio qui, volendo, si potrebbe aprire una parentesi su cui Musk, abilmente, ha glissato: parte dei problemi di Tesla affondando nella caparra richiesta per la "Model 3" e gli imbarazzanti ritardi sui tempi di consegna. Ma la faccenda si spiega in altro modo, con l'urgente necessità, perfino impellente, di fare cassa.

Una Roadster quattro posti, tetto in vetro removibile e trazione integrale – con 402 km/h l'auto più veloce del mondo, come dichiarato da Elon - che, fra l'altro, serve come risposta sonante agli affondi di Mercedes, Porsche BMW, che continuano a mostrare concept e studi di elettriche ad alte prestazioni su cui sono al lavoro.

La parte estetica parla chiaro: fondo piatto, estrattore posteriore di grandi dimensioni e poche, sapienti appendici per incollarla al terreno. Tutto molto minimal, perché Tesla non urla, sussurra ai cavalli.

Tesla Semi

Se il pianeta deve riconvertirsi totalmente all'elettrico, non è pensabile che lo facciano solo le auto. Elon Musk lo sa bene, e invece di lasciare ha scelto di raddoppiare, scegliendo la busta numero due. Il secondo wow di Tesla si chiama "Semi", ed è il primo Tir elettrico di cui si abbia notizia da qui ai bastioni di Orione. Impossibile, anche per i più tenaci, non alzarsi in piedi e applaudire, perché se un giorno strade e autostrade si libereranno dei fumi nefasti di quei palazzi su ruote, sarà anche merito suo.

Semi, per cominciare, ha un'autonomia a prova di consegna di mozzarelle e ricotta: 800 km senza mai fermarsi. Ma c'è di più, perché i motori elettrici salgono a quattro, per non privare i camionisti del sottile piacere di schizzare da 0 100 km/h in 5 secondi netti se scarichi, e in 20 nel caso si portino appresso 36 tonnellate di roba stivata dietro. A dar loro una mano la versione aggiornata di "Autopilot", che pensa da solo a mantenere velocità di crociera e corsia di marcia, evitando le altre auto con una provvidenziale frenata automatica. Per l'occasione, postazione di guida centrale, da tronista della strada, e tanti saluti al tradizionale cruscotto: al suo posto due touchscreen che mostrano in tempo reale tutto ciò che serve, dalla distanza all'autonomia residua, stato delle batterie, mappa del percorso e immagini delle due telecamere che sostituiscono gli obsoleti specchietti retrovisori. Sorpresa finale numero uno: i 30 minuti per ricaricare completamente le batterie. La numero due riguarda invece la data di consegna: il 2019. Quasi dimenticavamo i 5.000 dollari di caparra per essere fra i primi ad avere il Tir dei miracoli.

E sul futuro, assicura Elon, stanno lavorando per noi: via le batterie e sotto con i pannelli fotovoltaici. Perché il mondo è bello e va salvato, almeno quanto le quotazioni in borsa.

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