Land Rover Defender
70 anni no limits

| L’edizione celebrativa è la più potente di sempre: un V8 aspirato da 5 litri con 400 CV e, finalmente, qualche concessione ai piaceri

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Di Germano Longo
Questa storia parte al contrario, da una fine che ha una data e perfino un’ora precisi: 26 gennaio 2016, ore 9:25. Dagli stabilimenti Land Rover di Solihull, dopo 68 anni e due milioni di esemplari venduti, esce l’ultima “Defender”. Più che una semplice fuoristrada, una vera leggenda che in quasi settant’anni ha domato deserti, montagne e interi continenti, conquistando il cuore di migliaia di appassionati e così iconica da poter vantare passeggeri celebri come Winston Churchill e James Bond, l’agente 007 ben abituato alle auto prestigiose. Sono tanti i motivi di un simile successo, ma uno spicca su tutti gli altri: alla faccia dei moderni suv un po’ fighetti, Defender è sempre rimasta la stessa inguaribile fuoristrada tagliata con l’accetta, impermeabile al progresso e senza mai sognarsi di concedere nulla alle comodità che invece hanno conquistato il mondo delle integrali. Una forza che due anni fa è diventata un boomerang: l’impossibilità ad aggiornarla alle norme di sicurezza e ambientali, ormai obbligatorie e sempre più stringenti, l’ha relegata al ruolo di vettura che ha fatto il suo tempo. Tornerà, promettono da Solihull marcati stretti dagli appassionati di tutto il mondo, in una nuova generazione. Ma per adesso, ci fermiamo qui.

E dire che mancava poco, due anni appena, per raggiungere i 70 anni, record inimmaginabile per qualsiasi altra vettura mai comparsa sul pianeta. Una botta di sfiga a cui a Solihull hanno deciso di reagire, riportando in vita la vecchia, cara, indistruttibile Defender, anche per rispondere come si deve alle nuove generazioni di Jeep Wrangler e Mercedes Classe G.

La più potente di sempre

Saranno soltanto 150, le “Land Rover Defender Works V8” che fanno parte della “capsule” in edizione limitata, creata appositamente per celebrare settant’anni di gloria. Il nome, già da solo, spiega che questa volta non si tratta di una fuoristrada bella finché si vuole, ma lenta come una mietitrebbia e priva di piaceri. Gli inconvenienti che andavano messo in conto scegliendo di acquistarne una.

La Defender celebrativa monta un 5 litri V8 aspirato da 400 CV e 515 Nm di coppia massima, per 176 km/h e 0-100 in 5,5 secondi. La più performante di sempre.

Due le versioni, come sempre distinte dal passo - la “90” e la “110” - ma una sola la trasmissione prevista, l’automatico ZF a otto rapporti con modalità “Sport”, accompagnata da nuovo impianto frenante, assetto rigido, barre antirollio e cerchi in lega da 18”. Le concessioni ai piaceri, per una volta, arrivano a ruota: otto diverse varianti di colore per la carrozzeria, fari bi-Led, sedili sportivi Recaro in pelle Windsor e impianto infotainment dall’aspetto vintage.

Per i possessori di Defender, un kit che comprende sospensioni, freni e potenziamento dei motori diesel TDCi.

I prezzi, adeguati ai contenuti: si parte da un minimo da 150 mila sterline, più o meno 168.931 euro. Ma compreso nel prezzo, un posto nella leggenda.

Un po’ di storia

C’era poco da stare allegri, nel 1948, la guerra è finita da appena un pio d’anni e in giro ci sono più macerie che sogni. La “Rover”, marchio britannico di auto di lusso che sarebbe rimasto indipendente fino al 1967, passando poi alla “British Leyland” prima di essere assorbita dalla “Land Rover”, riceve un ordine di scuderia governativo: votarsi a mezzi più economici, perché molto tempo per essere raffinati non c’è.

Il progettista Maurice Wilks si mette al lavoro: prende spunto dalle “Willys” americane e tira fuori il progetto “Land Rover”, che debutta il 30 aprile 1948 al salone di Amsterdam. Le linee guida che accompagneranno il modello per l’intera esistenza ci sono tutte: trazione integrale e carrozzeria in alluminio e magnesio per scongiurare la corrosione. Sotto il cofano un timido 1.6 benzina con 50 CV e un cambio manuale a quattro marce.

Passano dieci anni esatti, in cui la Defender - anche se allora non si chiamava ancora così - si affina, proponendosi anche in versione cinque porte e pick-up.

Nel 1958 arriva la “Land Rover Series II”: lo stile è un po’ più raffinato e fra i motori compare un 2.250 cc da 73 CV destinato a resistere fino agli anni Ottanta. Tre anni, il 1961, per lanciare la “Series IIA”, evoluzione della precedente, accoglie il primo diesel della sua storia, il 2.2, seguito qualche tempo dopo dal 2.6 a benzina.

L’ultima delle “Series” entra a listino nel 1971: le marce sincronizzate e un rapporto di compressione più alto la rendono più adatta ad affrontare i “Seventies”.

Nel settembre del 1990, al Salone di Birmingham, si svela la “Defender”, il nuovo nome della fuoristrada che ha già alle spalle una di robustezza testimoniata da avventure negli angoli più dimenticati del pianeta. Nuovo è il propulsore, il turbodiesel da 2,5 litri da 108 CV, e lusso tenuto alla larga: spazio in abbondanza, ma neanche l’ombra di finestrini elettrici e materiali fonoassorbenti che smorzino la rumorosità da mezzo agricolo.

Le generazioni si susseguono di pari passo con i successi, i record e la fama di miglior compagna possibile per chi ha in mente l’off-road vero, senza sconti. L’ultima generazione della Defender esce nel 2006, quando il marchio entra nell’orbita del colosso Ford. Due anni dopo, per 2,3 miliardi di dollari, Land Rover e Jaguar confluiscono per intero nel gruppo indiano “Tata Motors”. Ma nulla cambia: Defender non si tocca.

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