Carta canta

| Lą dove finisce il menł "ą la carte" arriva il "Carton King", un ristorante di Taiwan, fatto di cartone. Tutto bello, sano e lodevole, tranne per i prezzi

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Di Davide Cucinotta

Pare che Huang Fang-liang sia un tipino pieno di estro, fantasia e voglia di rischiare. Un imprenditore, titolare e ideatore di un'idea che ormai è entrata a tutti gli effetti nell'elenco delle attrazioni di Taiwan: il "Carton Restaurant", un ristorante dove tutto, a parte pareti, personale e cibo, è figlio diretto della cellulosa. Huang Fang-liang, per i pochissimi che ancora non lo conoscono, in patria è una mezza celebrità: dopo il diploma a Taichung County entra nel mondo della carta lavorando per alcune aziende. Nel 1984 sceglie di mettersi in proprio, dando il via alla "PaperWare", una start-up che parte da un cartone da imballaggio rivoluzionario e poco dopo si lascia prendere la mano creando un campionario completo di cose in carta e cartone che oggi ha in catalogo più di 2000 oggetti diversi e qualcosa come 100 brevetti.

È sempre lui, Huang Fang-liang, a dare il via qualche tempo dopo alla sua creatura più famosa, il "Carton King Park", un'area dedicata al riciclo trasformata in sorta di parco di divertimenti con finalità socio-educative, a cui poco dopo si è aggiunto quello che al momento è l'unico ristorante al mondo a poter vantare lo scettro di totale eco-compatibilità. A pensarci, il ristorante - in un parco interamente dedicato alla carta - non poteva essere diverso da così, ma vale la pena comunque parlarne, perché unificare tutto ciò che è necessario in un locale attraverso il cartone non è roba da poco, per ricerca e investimenti.

Tutta carta, dall'inizio alla fine

Sì, perché quando si dice che lì dentro tutto è di carta, lo è davvero: tavoli, sedie, porta tovaglioli, armadi, lampade, soprammobili, paraventi, caminetto, attrezzature per cucina, piatti e bicchieri sono realizzati in materiale riciclabile, trattato in modo da essere impermeabile, resistente e durevole, ma più che altro felicemente destinato al macero una volta assolto il proprio compito. E fugati del tutto anche i timori di chi temeva rovinose cadute per via della carta, notoriamente non proprio uno dei materiali più resistenti su cui adagiarsi: la robustezza di tavoli e sedie, usati fino al deterioramento e poi sostituiti, è a prova di lottatore di Sumo. A testare il tutto è stato lo chef, un marcantonio da cento kg e oltre, che per dimostrare la tesi si è fatto filmare e fotografare mentre assaggiava i suoi piatti seduto su una sedia di cartone, e subito dopo ospitando sulle ginocchia uno dei suoi aiuti, altrettanto in carne. Ma non è stato questo, il gesto che più ha colpito l'opinione pubblica, quanto piuttosto le scene in cui si vede lo chef mettere sul fuoco un pentolone di cartone che contiene una zuppa fumante, e per di più senza mandare in cenere l'intero locale e l'annesso parco. Si tratta, è stato svelato poco dopo, di un materiale cartaceo particolare che può resistere alle alte temperature e può essere utilizzato un massimo di tre volte, prima di esaurire le proprietà ignifughe.

L'unica pecca del "Carton Restaurant"? Il conto: pare che fra il bello e meraviglioso che si spreca nei commenti sui social, emerga qualche pecca sulla qualità del cibo e soprattutto sui costi finali, giudicati un po' pretenziosi. A proposito: fumare è ovviamente vietatissimo, ma si accettano molto volentieri altre carte, quelle di credito.

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