Michelin 2018: quando una stella nasce

| Assegnato il massimo riconoscimento per l'edizione 2018 della guida più celebre del mondo. Novità, conferme e delusioni nell'olimpo degli chef

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Di Davide Cucinotta

Se il mondo del cinema si celebra a marzo con la cerimonia degli Oscar, quello della cucina italiana va in scena a novembre, che non è solo il mese delle castagne, delle zucche e dei tartufi, ma anche quello delle stelle firmate Michelin.

Un appuntamento che vale sforzi immensi e a volte fa vacillare imperi e carriere, e che ogni anno finisce per stupire, scoprendo che a volte anche i grandi vacillano e i piccoli, al contrario, crescono. Un esempio che spiega molto: Carlo Cracco, il più mediatico degli astro-chef, perde una delle due stelle che gli adornavano la giacca.

Per la seconda volta nella storia della Guida Michelin Italia, tutto va in scena fra gli stucchi e le 1092 poltrone in velluto bordeaux del Teatro Regio di Parma: una scelta che non è solo la ricerca di una location adeguatamente prestigiosa, ma un vero e proprio inchino alla "food-valley", il vanto  dell'Emilia Romagna, regione che al cibo, alla musica e alla cultura ha sempre dato moltissimo.

Le stelle 2018

Partiamo dalle cifre, perché meritano davvero: 356 ristoranti stellati, con tre nuovi locali 2 stelle e ben 22 che ne guadagnano una. L'ingresso nell'élite dei nuovi 3 stelle, il massimo possibile, spetta al ristorante "St. Hubertus" di San Cassiano, in provincia di Bolzano, e al suo chef, Norbert Niederkofler, premiato per la non comune capacità di fondere cultura, natura e sapori delle sue montagne con una straordinaria padronanza delle tecniche.

"Una cucina che vale il viaggio", questa la definizione ufficiale, così come quella degli altri nove ristoranti italiani a meritare le tre stelle.

In tutto, le novità dell'edizione 2018 sono ben 26, con una netta supremazia territoriale della Lombardia, che impone 63 ristoranti (due 3 stelle, sei 2 e cinquantacinque con 1), seguita al secondo posto dalla Campania (41 ristoranti: sei 2 stelle e trentacinque con 1) e al terzo dal Piemonte (40 ristoranti: uno con 1 stella, quattro con 2 e trentacinque con una). Altrettanto dignitosi i piazzamenti del Veneto (38 ristoranti: uno a 1 stella, tre 2 stelle e trentaquattro con 1), e la Toscana (35 ristoranti: uno con 1 stella, quattro con 2 e trenta con 1).

Scendendo nel dettaglio, Roma è la provincia più stellata d'Italia con 25 locali premiati (un 3 stelle, un 2 stelle e 23 con 1), che stacca di poco Napoli (sei 2 stelle, diciassette con 1), a sua volta capace di scalzare Milano (quattro 2 stelle e sedici con 1). Seguono Bolzano (un 3 stelle, cinque con 2 e tredici con 1) e Cuneo (un 3 stelle, un 2 stelle e 15 con 1).

Fra i 26 nuovi locali premiati, per oltre il 30% sono guidati da giovani talenti dei fornelli con meno di 35 anni.

Il firmamento italiano

Tre stelle

"St. Hubertus" (San Cassiano, BZ), "Piazza Duomo" (Alba, CN), "Del Pescatore" (Canneto sull'Oglio, MN), "Reale" (Castel di Sangro, AQ), "Enoteca Pinchiorri" (Firenze), "Osteria Francescana" (Modena), "La Pergola" (Roma), "Le Calandre" (Rubano, PD).

Le novità fra i 22 stelle

"Vun" (Milano, chef Andrea Aprea), "La Siriola" (San Cassiano, Val Badia, chef Matteo Metullio), "Magnolia" (Cesenatico, chef Alberto Faccani).

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