Salvare bimba dai pedofili e scriverci un libro

| La storia di Raphaella Angeri, nel suo libro "Una bimba da salvare" (Edizioni Il Rio) racconta le vicissitudini - a lieto fine - di una bambina nelle mani di una famiglia di degenerati sessuali

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Di Germana Zuffanti
Al Salone Internazionale del Libro 2018 si è parlato di temi importanti, dal cyber-bullismo alle violenze in genere con dibattiti a tema.   Il Salone, quest’anno in maniera particolare, ha dato spazio alla giovane e piccola imprenditoria ed alla possibilità di esporre anche a case editrici che non hanno eco nazionale ma che, a volte, ad un occhio più attento, forniscono il valore aggiunto a questi eventi internazionali portando alla luce storie che poi si ricordano. Così tra gli stand troviamo una casa editrice mantovana “al servizio della cultura”,  Il Rio Editrice, molto attenta a cercare nuove storie a sfondo anche sociale e premiati  proprio per questo. Lanciata nella collana “Il Rio” Letture, troviamo una storia drammatica narrata da un’autrice improvvisata ma subito apprezzata non solo per il coraggio di avere scritto un libro-denuncia dal titolo evocativo “ Una bambina da salvare”, ma anche per la qualità dello stesso, tanto da avere ricevuto numerosi riconoscimenti. L’autrice è Raphaella Angeri (nella foto di apertura), nata in Belgio nel 1957 da genitori italiani.

Come è nata l’idea di scrivere questa storia di pedofilia e di traffici pedopornografici? Chi è la "bambina da salvare"?

Ciò che ho scritti nel libro corrisponde alla mia reale condizione. Sono nata in Belgio, un paese dove il problema pedofilia è sempre stato molto sentito, come in tutti i paesi nordici.  Forse, inconsciamente proprio per questo motivo, ho deciso di narrare questa vicenda perché sono del parere che certe cose non possono e non devono essere taciute. Ho avuto anche la fortuna di trovare un editore che ha ascoltato la mia idea e l’ha tradotta in realtà, cosa non sempre facile. Sono stata protagonista indiretta di una storia complicata ma finita in maniera positiva, come purtroppo non accade a tanti bambini violati. Per puro caso, davanti alla stazione di Mantova ho intravisto una bambina che somigliava all’ amica che avevo in Belgio da bambina con la quale ero cresciuta come una sorella: così sono riuscita a ritrovare lei, sua madre, la mia amica e gli altri suoi due figli più grandi. Dopo poco tempo di frequentazione, ho tristemente scoperto che la mamma, sorella e fratello facevano prostituire la bambina: la piccola mi ha chiesto aiuto e con la mia famiglia, dopo varie vicissitudini, sono riuscita a consegnarla al padre ignaro di tutto. Madre della bambina e figlia maggiore si sono dileguate, invece il figlio è stato consegnato alla giustizia.  Ma il male in queste storie sembra rigenerarsi e il ragazzo è riapparso dopo tempo, con falso nome, per ricattare una delle mie figlie che lavora all'estero. 

Come è andata a finire la vicenda? Sembra un film…

Un catastrofico incidente stradale si è sostituito alla giustizia ponendo fine ai loro loschi traffici. Sono periti la mia amica, la figlia e il figlio, l’artefice di traffico di pedofilia, in un incidente stradale durante un inseguimento.  Per una questione di eredità la bambina ha ritrovato l'unico parente che aveva, il fratello della mamma che era stato dato in adozione, ha poi seguito un percorso di recupero che pare stia andando a buon fine, sarà poi il tempo a dirlo!, ed ha avuto accanto persone che l’hanno sostenuta e voluta bene, cui ho dedicato l'ultima frase della mia storia.

Cosa è emerso dopo la scrittura del libro?

Dopo tante presentazioni, ho raccolto tante testimonianze che mi hanno fatto capire quanto questo problema esista e sia sommerso e trasversale. Questi misfatti avvengono in tanti ambienti diversi, non solo in famiglia e se ne parla solo quando avvengono atti delittuosi mortali. Oggi, sappiamo che i nostri figli sono dei nativi digitali e questa è una questione da sollevare, proprio da lì può iniziare tutto. Ho scritto questo testo in modo semplice affinché possa essere letto da chiunque, senza cadere in volgarità. La mia vuole essere solo un’incitazione ad essere più accorti. Prima di pubblicarlo, ho chiesto il permesso al padre della bambina che me lo ha concesso a patto che nessun nome di luogo, persone, città o altro potesse ricondurre a sua figlia. 

Come è andato il libro e quale l’esperienza del Salone del Libro di Torino ?

Oltre ad essere giunta alla 4° ristampa ed essere stata presente al 31°Salone Internazionale del Libro di Torino, sono anche stata selezionata e ho partecipato al Festival Letterario di Soave (VR) . Il mio libro è presente nelle librerie di vari paesi esteri e prossimamente intendo farlo tradurre in inglese.Sono stati anche realizzati un ebook, un breve booktrailer e un CD presso una Onlus per non vedenti e dislessici. Io sono la dimostrazione che i libri può scriverli chi ha qualcosa da raccontare, non solo chi fa lo scrittore di professione, l’unico limite è trovare persone che investano e credano nella forza del libro e della diffusione del messaggio ivi contenuto e, per questo, sono stata fortunata.

 

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