Niente Ikea, meglio il Salone milanesi (forse) già pentiti

| In bilico tra il sesto scudetto della Juventus e una giornata trascorsa tra stand e conferenze

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Di Davide Cucinotta
La domenica dell'ozio, della passeggiata in bicicletta, del gelato in centro o dei mobiletti da montare dell'Ikea? Dimenticateveli, almeno per una volta: la domenica del Lingotto è un turbinio di gente seduta per terra in cerca di un po' d'ombra per mangiare un pezzo di pizza, quanto basta per riprendere forze e affrontare le code infinite che richiede qualsiasi evento. Torino, pacatamente benedetta da un cielo senza nuvole, oggi è un po' il centro d'Italia: se non fosse per un paio di incidenti che guastano le cronache sarebbe una domenica da incorniciare. I tifosi bianconeri festeggiano lo scudetto, ma da un'altra parte, mentre il Salone del Libro si gode il confortante calore di un successo ormai scontato.

I numeri, ufficialmente, ancora non ci sono, ma in compenso c'è come l'idea che in tanti non vedano l'ora di svelarli: si parla, nei soliti "rumors" di ogni salone che si rispetti, di cifre che superano i 50.000 tagliandi staccati in appena quattro giorni. Ben oltre le aspettative. E sempre alla sottocategoria del corridoio appartengono altre voci, che questa volta danno i vertici del salone di Milano (pardon, Rho), giunti a Torino per trattare la resa e dirsi pronti a collaborare. C'è lo zampino, pare, del ministro Franceschini, che stanco di sentire storie di sfide e puntate al rialzo di numeri e statistiche, ha usato tutta la propria influenza per "fare sinergia": come si dice oggi quando due ragazzini si menano e arriva la maestra a fargli fare pace.

Ultimi, fra i "si dice", le voci di nobili case editrici che avevano preferito Milano, giurando che il Salone torinese era ormai prossimo alla sepoltura, pronte a tornare il prossimo anno, mentre guardando le cifre consumano unghie e polpastrelli.


Salone del Libro
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