Salone dei veleni, se le parole contano davvero

| Contestato Minniti da due autonomi dello Spazio Neruda, De Bortoli insiste con la Boschi, Travaglio & Davigo spiegano le loro verità su Consip e altro. Il Salone dei

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Non era impresa facile, ma oggi, il Salone del Libro ha giocato perfino al rialzo: ad iniziare di buon mattino ci ha pensato il ministro dell'Interno Marco Minniti, che dopo un rapido giro fra i padiglioni ha partecipato alla presentazione di "Duello nel ghetto", l'ultimo libro del direttore de "La Stampa" Maurizio Molinari. Ad attenderli nella solita sala strapiena un piccolo fuoriprogramma: tre giovani dei centri sociali hanno tentato di srotolare uno striscione contro le politiche sull'immigrazione del governo. Non ci sono riusciti: i funzionari della Digos li hanno allontanati prima ancora che riuscissero a parlare.

E non è bastata neanche la "Sala dei 500" (così chiamata perché tanti sono i posti a sedere), per accontentare la folla in attesa di Marco Travaglio e Piercamillo Davigo. Già il titolo dell'incontro - "La nostra idea di giustizia" - la diceva lunga sulle bordate del giornalista più scomodo d'Italia e dell'ex magistrato del pool "Mani Pulite": due che non le mandano a dire, semmai le scrivono. A seguire, la presentazione del libro "Di padre in figlio" di Marco Lillo: un'indagine sul "giglio magico" renziano che ha portato al caso Consip, un'inchiesta capace di infiammare le cronache e i salotti politici.

Difficile da contenere anche la folla in trepidante attesa di Roberto Saviano: lo scrittore più protetto del pianeta parla a braccio, partendo dall'apologia del libro per arrivare ancora una volta ad aprire una finestra sconcertante sui sobborghi di Napoli dove la criminalità non esita a reclutare ragazzini di pochi anni.

A chiudere in bellezza la giornata ci pensa Ferruccio de Bortoli, autore di "Poteri forti (o quasi)", altro caso di libro capace di scatenare l'ennesima bufera politica. Anzi, ad essere sinceri si tratta di appena cinque righe (annegate a pagina 209) in cui senza perifrasi si racconta che l'ex ministro Boschi ha fatto pressioni su "Unicredit" per acquisire "Banca Etruria", quella dove lavorava il papà. Segue smentita, seguiranno querele.

Onore al merito, per concludere, all'abnegazione di "Zerocalcare", nome d'arte del fumettista aretino Michele Rech: per non scontentare i fan in attesa, l'autore de "La profezia dell'armadillo" ha firmato autografi e disegnato per sette ore di fila, senza mai concedersi neanche una pausa. Per fortuna era domenica e i sindacati riposano, si sa.

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