Sanremo 2, quelli che le ricantano

| Nuove pagelle, prove d’appello e giovani stipati in un angolo. A insegnare a tutti come si fa un duetto ci pensa Sting. Dieci campioni in gara, ma Meta e Moro restano in attesa di giudizio

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Di Germano Longo
Meta salvato per metà

Non c’è plagio. O meglio, forse c’è, ma bisogna andare adagio: c’è plagio e plagio, e poi stasera ci sarà anche Biagio (che non c’entra niente, ma fa rima). Facciamo così: per il momento non li plagiamo, ma li sospendiamo.

Ha un che di democristiano, la tiritera di “Non mi avete fatto niente”, il brano del duo Ermal Meta-Fabrizio Moro che somiglierebbe troppo ad un altro pezzo di un paio d’anni fa. Si scopre però che l’autore è lo stesso, e da lì le sinapsi collassano: copiare se stessi è plagiarsi? Oppure plagiarsi è amare se stessi? Per risolverla una volta per tutte, sembra che a Sanremo sia in arrivo Marzullo. Ma in attesa anche dei Ris e del “Var”, Meta e Moro restano in panchina: al loro posto Renzo Rubino, in coppia con se stesso.

Sanremo o Fregene?

A Sanremo c’è stato l’interregno toscano, con Conti, Panariello, Pieraccioni e prima ancora Benigni. Ma se Firenze sognava, Roma tramava: con il sor Baglioni da Montesacro in Riviera è sbarcata la Rai in tutte le sue mutevoli forme. Centinaia di dipendenti, presentatori, artisti e manovalanze che hanno svuotato viale Mazzini, lasciando le chiavi a Frizzi perché la sera chiuda e spenga gas e luci. I romani a Sanremo sono ovunque, si dispiegano come le falangi di Cesare e in un amen sembra di essere a Centocelle o Tor Pignattara: si passano gli indirizzi “dove se magna” e quelli dove “è mejo non annà”. E Sanremo, dalla zona Cesarini, passa a quella Cesaroni senza neanche rendersene conto.

I CAMPIONI (primo lotto)

Le Vibrazioni “Così sbagliato” (voto: prima sera 5,5, seconda idem)

Troppo urlato (a quell’ora c’è gente a Sanremo che dorme), non dice molto neanche al secondo ascolto, che in genere aiuta a risistemare i giudizi. Manca qualcosa, e qualcosa è pure di troppo.

Nina Zilli “Senza appartenere” (voto: prima sera 6, seconda 6,5)

Nina, al contrario, ci guadagna mezzo punto: interpreta il brano mostrando di sentirselo addosso, ma soprattutto ha il coraggio di presentarsi cambiando registro: dal pop soul di “50mila” a un pezzo impegnato. In un concetto: la maturità artistica.

Diodato e Roy Paci “Adesso” (voto: prima sera 5,5, seconda 5)

Va bene, la tecnologia ci ha invaso le vite, ma non è il caso di prendersela così, nella vita ci sono esperienze ben peggiori di uno smartphone. Meno male che la tromba di Roy prova a tirar su l’umore, ma non riesce a drizzarne i destini. Perdono mezzo voto, per noi.

Elio e le Storie Tese “Arrivedorci” (voto: prima sera 4, seconda idem)

Non rimediano neanche mezzo punto gli “Elii”, che anni fa avevano abituato tutti a ben altri intarsi di ironie: un gioco non gli riesce altrettanto bene quando devono ironizzare su loro stessi. C’è aria di smobilitazione, e di un pezzo messo insieme alla meno peggio, sfruttando il vantaggio di essere grandi musicisti.

Vanoni, Bungaro, Pacifico “Imparare ad amarsi” (voto: prima serata 5,5, seconda 5)

Il potenziale dei tre, sulla carta, era immenso: Ornella sul palco ha classe e talento, Bungaro e Pacifico fra le note e le parole ci sanno fare. Ma vai a capire il perché, alla fine non è andata così: il pezzo non decolla, insiste soltanto su un fondo di banalità, e tutti e tre invece di emergere, si piallano.

Red Canzian “Ognuno ha il suo racconto” (voto: prima serata 5,5, seconda idem)

Il rock del Pooh solista e solingo ha una bella energia, ma sconta un testo che stende al sole una sequela di banalità seguite da altrettante ovvietà. Lui è convinto, ma insieme agli altri Pooh non riesce a capire che se in quattro avevano un senso, da soli ne hanno molto meno. Pazienza.

Ron “Almeno pensami” (voto: prima sera 7, seconda serata 7,5)

Bella, delicata e intensa, dal testo alla musica, dall’interpretazione all’arrangiamento. Ha solo un difetto: è troppo lieve e d’atmosfera per diventare un successo a tutto tondo. Andrà forte nei pianobar e di notte, ma fino al tramonto sarà difficile sentirla.

Renzo Rubino “Custodire” (voto: prima sera 6,5, seconda serata idem)

Doveva cantare giovedì sera, ma tramite un sorteggio è stato cooptato per colmare il vuoto dei due bomber messi in panchina. Bel brano appena si decide a partire, ma con un incipit eccessivamente dolente: eppure si farà ascoltare, la melodia è di quelle che restano in testa.

Annalisa “Prima di te” (voto: prima sera 4,5, seconda serata 5)

Sarà, ma i ritmi di “Scintille” addosso le stavano meglio. È troppo giovane e troppo bella per cantare di sfighe cosmiche e precipizi. Comunque se la cava meglio della prima sera: poveraccia, le è toccato aprire le danze a Sanremo. Mica cotiche.

Decibel “Lettera dal Duca” (voto: prima sera 4,5, seconda serata 4,5)

Qual è il valore aggiunto degli altri due Decibel? Togli Ruggeri e si smontano come una libreria Ikea tirata su senza brugole. Il brano è un omaggio a Bowie a due anni dalla scomparsa, ma senza l’allusione nel titolo, capirlo sarebbe stata un’impresa da “Cern” di Ginevra.

LE NUOVE PROPOSTE (prima fornitura)

Lorenzo Baglioni “Il congiuntivo” - voto 5

Purtroppo per lui, nessuna parentela con il Baglioni che dirige il transatlantico sanremese, e neanche amicizie con Di Maio, che di congiuntivi se ne intende. Toscano, classe 1986, è conosciuto dagli studenti italiani perché con la sua band, i “Docenti per caso”, ha trasformato in rap “Il teorema di Keplero” e altre leggi fisiche e matematiche. Il brano sanremese è una filastrocca di lingua italiana su un’aria allegrotta: meglio il testo della musica, comunque.

Giulia Casieri “Come stai” - voto: 6

Ritornello leggermente ossessivo (“Come stai, come fai, come sei, cosa vuoi”) ma voce interessante e presenza scenica ci sono. Milanese di Sesto San Giovanni, 23 anni, studia canto e interpretazione fin da quando era bimba. Fra i primi a notarla Eros Ramazzotti, che le apre le porte di un’accademia vocale milanese.

Mirkoeilcane “Stiamo tutti bene” - voto: 5,5

Chitarrista session in studio e live, romano della Garbatella, arriva a Sanremo accompagnato da premi e riconoscimenti (Premio Bindi, Musicacultura). È forse la più vicina concessione a rap del Festival, e usando uno stile a metà fra Faletti (“Minchia, Signor Tenente”) e Cristicchi (“Ti regalerò una rosa”), parla di migranti, barconi e morte.

Alice Caioli “Specchi rotti” - voto: 6,5

Messinese, classe 1995, passa dal cast di “Io canto” ai provini di “X-Factor”, ma non supera i bootcamp. Un brano denso di sensazioni e di ricerca dell’identità, in cui lo specchio, rotto e spezzato, racconta le insicurezze di non avere papà e mamma insieme, nello stesso posto. Il ritornello ha certe sonorità e ripetizioni ossessive tipiche dei Matia Bazar d’epoca.

GRADITI OSPITI/1

Il Volo è in orario

Non è un caso se li hanno chiamati così: non stanno mai fermi, zigzagando fra America, Giappone, Australia, Sudamerica e poi di nuovo dall’inizio. Abituati a cotanti palchi, per loro Sanremo è come una partita a Subbuteo per Leo Messi. Romanzano sulle romanze, e anche se non fanno più la tenerezza di quand’erano dei bimbi miracolosi, hanno un pubblico che non si stanca mai di sentire “All’alba, vincerò”.

Pippo “the King” Baudo

Prima di lui e pochi altri, Sanremo era un villaggio di fiori e pescatori, oggi i fiori non si vedono più e i pescatori sono andati via. Ma Pippo è il Festival, è la Rai, è l’Italia che invecchia ma non se ne va mai. L’Italia collezione autunno/inverno by Elsa Fornero, direbbe qualcuno.

Biagio a disagio

Avrebbe potuto fare semplicemente l’ospite vero, l’Antonacci: quello che arriva, canta il suo ultimo successo, saluta, ringrazia, si complimenta per la trasmissione e se ne va. Invece ha voluto misurarsi con Baglioni, rischiando un paio di stecche da karaoke di provincia. A metà di “1000 giorni di me e di te” si arrende tentando la fuga verso il rap, ma è un salvataggio in corner.

Sting in cattedra

Finito il “Superbowl”, a Minneapolis, ha salutato ed è partito per Sanremo: come se Obama avesse mollato tutto per una prima comunione con bicchierata sul lago piccolo di Avigliana. L’ex Police però è la gioia di qualsiasi leghista: uno straniero che canta in italiano. Peccato si ostini a parlare in inglese e con un tizio abbronzato assai: il rapper Shaggy, con cui intona “Don’t make me wait”. Insomma, come si crea un duo senza snaturare uno e l’altro, ma aggiungendo addirittura nuovi confini al proprio stile. With compliments.

Franca Leosini: n.c.

La scusa, trasformare “Questo piccolo grande amore” in un giallo dai molti punti oscuri. Ma la presenza della giornalista, conduttrice di “Storie maledette”, per quanto simpatica, non aggiunge molto ad una serata lunga come la Salerno-Reggio Calabria.

Il cavallo di Vecchioni

Al “prof” spetta un orario da incubo, ma per la platea dell’Ariston cantare “Oh oh cavallo” a mezzanotte e mezza non ha prezzo.

SANREMO 2018
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