Sanremo 2018, fra ritorni e addii

| È ufficialmente iniziata la lunga corsa che porterà alla 68esima edizione, quella condotta dall’etereo Claudio Baglioni

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Se i cavalli buoni si vedono alla partenza, la 68esima edizione del Festival di Saremo sembra un ottimo purosangue. Così, dai primissimi indizi a disposizione, recitano gli oltre due milioni di spettatori incollati davanti allo schermo alla metà esatta di dicembre, fra il Natale in arrivo e il traffico congestionato, per “Sarà Sanremo”, serata evento che idealmente rappresenta il primo timido contatto fra l’appuntamento canzonettaro e gli indici di gradimento del pubblico. L’occasione, scoprire - snocciolati con cura - i nomi dei 20 “Big” e quelli delle 8 nuove proposte ammessi alla gara in programma fra il 6 ed il 10 febbraio prossimo.

Che Sanremo sarà è difficile dirlo: ogni anno in fondo si parla di rivoluzione ma il Festival resta lo stesso da sempre, con i cantanti, le polemiche, i fiori e gli ospiti superpagati, ma vanne a fare a meno, in quest’Italia che solo un mese dopo sarà chiamata ad un altro festival, quello delle urne, che da altri indizi, al contrario, sembra interessare molto meno delle canzoni.

Eppure una diversità c’è, fin dall’inizio, e riguarda la conduzione che per la prima volta taglia fuori la solita frotta di presentatori-conduttori-showman per affidarla ad uno del mestiere, Claudio Baglioni. Per l’Italia, in effetti, una vera rivoluzione: come assegnare il ministero della pubblica istruzione ad un insegnante, per dirne una così banale da sembrare una battuta.

“Avevo paura e per tre volte ho detto di no, alla quarta ho ceduto - ha dichiarato il direttore artistico - probabilmente tutto nasce dall’incoscienza di sentirsi a fine carriera e concedersi il lusso di dire di sì”. Non male come inizio, specie se aggiunto al resto: “Sul palco andrò pochissimo: ho chiesto di fare il sacrestano che accende le candele all’inizio e chiude la chiesa quando tutti sono andati via”.

Intanto, nella scelta degli artisti, Baglioni ha già messo del suo, e si sente, dando una prima randellata ai talent, poco rappresentati, per affidarsi a gente dal seguito robusto.

I nomi

Un anno fa esatto, i Pooh arrivano sul palco dell’Ariston come super-ospiti per lanciare il tour che li porta mesi dopo a chiudere la carriera, dopo 50 anni di storia. E resta il dubbio amletico del perché si siano divisi, visto che continuano a far musica per conto loro, marchiando con l’inconfondibile stile Pooh anche i rispettivi lavori solisti. Insomma, a Sanremo ci saranno di nuovo, ma alla spicciolata e per di più in gara, per la prima volta uno contro l’altro: da una parte la neo coppia artistica Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, appena usciti con un album, dall’altra Red Canzian, il bassista che alterna la musica alla causa vegana. Mancano giusto Stefano D’Orazio, il batterista, e Dodi Battaglia, che non ha messo via per niente la chitarra.

Ma per un addio a scartamento ridotto, un altro è pronto a consumarsi nello splendore dell’Eurovisione: Elio e le Storie Tese si dividono, e pare che Baglioni in persona sia riuscito a convincerli che per chiudere in bellezza, più che un mega concerto sarebbe stato bello salutare tutti dall’Ariston. Ritorno di fiamma per Le Vibrazioni, che a cinque anni dallo scioglimento e dal tentativo solista di Francesco Sarcina, approfittano di Sanremo proprio per annunciare la reunion.

Non pensa minimamente all’addio Ornella Vanoni, che incurante dei suoi 83 anni, chiama sul palco insieme a lei Bungaro e Pacifico, due giovani autori interessanti. Ritorno a Sanremo anche per Luca Barbarossa, richiamato all’ordine dopo aver tentato il riciclo a teatro e in radio - discorso che vale per Nina Zilli - e palcoscenico anche per Enrico Ruggeri, vecchia volpe che torna in Riviera con i quasi-punk “Decibel”, ancora Ron, trionfatore dell’edizione 1996, forse il più riservato esponente della categoria cantautori, e Giovanni Caccamo, scoperto da Battiato e vincitore delle Nuove Proposte 2015, che spera in un rilancio sanremese di una carriera finora un po’ liquida, un po’ come quella di Renzo Rubino, cantautore pugliese non nuovo al palco dell’Ariston.

Prima volta per Mario Biondi, voce soul jazz consacrata in tutto il mondo, che a Sanremo lascerà temporaneamente la lingua inglese per tentare con l’italiano. E prima volta anche per i The Kolors, il trio al comando del “ciuffodotato” Stash. Sono loro, insieme ad Annalisa Scarrone e la rossa Noemi, gli unici due big in arrivo dai talent.

Fra gli outsider, quelli con carriere diverse rispetto al normale cantautorato, l’irriverente Max Gazzè e gli intensi Ermal Meta e Fabrizio Moro, la strana coppia del Festival 2018. Categoria, quelle delle coppie, che assolda anche Diodato e Roy Paci, ed Enzo Avitabile e Peppe Servillo.

Per chiudere con lo Stato Sociale, gruppo elettropop bolognese sconosciuto ai più, ma assoldato nella categoria Big per il grande seguito di cui godono.

I giovani

Hanno superato le selezioni e il giudizio di tre giurie: la prima formata da Ambra Angiolini, Gabriele Salvatores, Irene Grandi, Piero Pelù e Francesco Facchinetti, la seconda più tecnica, capitanata dallo stesso Baglioni con Claudio Fasulo, Massimo Giuliano, Duccio Forzano, Massimo Martelli e Geoff Westley e per finire quella popolare del Televoto che dà la parola pubblico da casa. Ai sei superstiti, si aggiungono anche i due finalisti di “Area Sanremo”, selezionati dalla Commissione Musicale.

Quindi onore al merito, perché il palco dell’Ariston se lo sono guadagnati: Leonardo Monteiro e Alice Caioli, le due aggiunte di “Area Sanremo”, poi Mudimbi, Eva, Mirkoeilcane, Giulia Casieri, Ultimo e Lorenzo Baglioni. Calma, non è ancora ora delle polemiche: nessuna parentela con il divo Claudio.

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