Sanremo Confidential: quello che la tivů non mostra

| Ingiustizie, furbate, piccoli e grandi segreti del Festival, ecco tutto ciň che nessuno ha piacere di raccontare, e men che meno mostrare

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Di Germano Longo
C’è il Festival ufficiale, quello che passa mamma Rai, tutto lustrini & canzoni, e c’è quello che non si vede, il retropalco dove finiscono gli scatoloni vuoti da non mostrare, perché non sta bene.

Quello ufficiale è a dir poco trionfale, come ogni anno: i dati forniti in sala stampa parlano orgogliosamente di un’edizione internazionale, con 95 inviati stranieri spediti in Riviera da Cina a Stati Uniti, Argentina, Moldova e perfino Australia.

In tutto, ad assicurare una copertura capillare, le due sale stampa contano 2.099 giornalisti per 615 testate: 253 per 599 giornalisti in quella interna all’Ariston, e 750 persone per 362 fra radio, tv e web ospitati alla “Lucio Dalla”.

“Strapazz the press”

Malgrado sia il veicolo grazie a cui la settimana della canzonetta sanremese conquista tutt’Italia, garantendo alla Rai audience e incassi pubblicitari che in altri momenti neanche si sogna, la vita dei giornalisti accreditati è tutt’altro che piacevole.

Le sale stampa sono due: la prima è la “Roof Ariston”, dove veleggiano le grandi firme e i vecchi marpioni del giornalismo, gente che malgrado sia in pensione da un pezzo non molla l’osso fin quando non sarà ora di passare al parterre divino.

Poi c’è l’altra, la “Lucio Dalla”, uno stanzone all’ultimo piano del “Palafiori”, a distanza di sicurezza dell’Ariston. Lì non basta avere il pass, quello è quasi il meno: bisogna anche essere simpatici a qualcuno per ottenere una postazione in cui lavorare. Altrimenti, bravo chi si arrangia accampandosi come può.

Da lì passano i cantanti, con appuntamenti fissi, ma non il gotha di Sanremo, che preferisce il Roof riservando agli altri il collegamento video. E peggio ancora va per le serate: all’Ariston non ci si avvicina, e men che meno quando il Festival fa sul serio. Si guarda tutto come a casa, da schermi tivù, solo che a casa si sta più comodi.



Il balconcino

Non è quello di Giulietta, ma ha comunque una certa notorietà: è il balcone dell’ultimissimo collegamento prima della diretta, quello in cui Vincenzo Mollica ospita il conduttore che dopo aver snocciola, nell'ordine, emozione/fatica/entusiasmo, si sporge e saluta gli assedianti dell’Ariston. Ma visto senza Mollica, Baglioni e le luci, è un balconcino triste e piccolo di un anonimo condominio anni Settanta.



L’Ariston, da dietro

A proposito di anonimato, merita una citazione anche il portone nero transennato di tutto punto. Quando si dischiude per far entrare ospiti, cantanti e conduttori, mette in mostra un cortiletto disadorno. Lì intorno le ali di folla non mancano mai, ma vedere qualcuno di famoso è difficile: gli artisti arrivano su minibus dai vetri scuri come Carlo Conti dopo una lampada e viaggiano come se sopra avessero Bush, Trump, Clinton e Obama.



Musici in cerca di fortuna

Per una settimana, Sanremo è la patria della musica: in giro ci sono tutti, dal primo all’ultimo: artisti, discografici, arrangiatori, produttori. Quanto basta per attirare band e solisti che aprono le custodie e improvvisano live, nella speranza che qualcuno li noti e cambi loro l’esistenza senza neanche la rottura di passare da un talent. Per inciso: non è mai successo, ma non è detto che non possa succedere.



Casa Sanremo

Dargli una definizione è dura: probabilmente è solo un tipico colpo di genio all’italiana. Per immaginarlo bisogna mettere insieme uno spazio pseudo-lounge (sempre che per definirsi lounge sia sufficiente tenere le luci basse), che ospita le postazioni di alcune fra le maggiori radio italiane. Si accede con pass, a qualcuno assegnato gratuitamente, ad altri dietro esborso di 30 euro, perché qualcuno a questo mondo deve pur pagare. Poi, il bello: cosa si fa lì dentro e cosa si nasconde dietro a un servizio d’ordine rigorosissimo? Niente. Ci si può riposare un po’ su qualche divanetto, e più che altro raccontare “io c’ero”. A fare niente, ma c’ero.



Il DJ in vetrina

La Liguria è una lingua di terra lunga e stretta, e per trovare posto bisogna lavorare di fantasia. Le radio, quelle non ospitate negli spazi di “Casa Saremo”, da qualche anno hanno scelto di noleggiare le vetrine di negozi e attività nei dintorni dell’Ariston. Gli spazi dell’Oviesse, ad esempio, proprio a fianco del teatro, sono il regno di “RTL 102.5”, con i DJ in vetrina.

La statua di Mike

Come non chiudere con lui? Gli hanno dedicato una statua, probabilmente per la pazienza: l’ha presentato 11 volte, dalla prima del 1963, affiancato da Edy Campagnoli, fino all’ultima, nel 1997, con Chiambretti e la Marini. Oggi è uno dei “selfie-point” più amati di Sanremo. Peccato che a fianco abbia un negozio di intimo.

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