Sanremo e la caccia all’anziano

| Tentano di passeggiare come sempre nelle vie dove svernano, ma per una settimana diventano le prede di televisioni ed emittenti piombate sul Festival da ogni angolo d’Italia

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Di Germano Longo
Sanremo, come buona parte della Liguria, d’estate si accende di luci, ma d’inverno no, perché si va a letto presto. In fondo è così da sempre: la gente quando fa brutto al mare non ci viene, perché come insegnava la Bertè qualche anno fa, guardare il mare in inverno mette malinconia.

Giocoforza, fra novembre e marzo, la Liguria mette da parte i bagnanti per aprirsi alle badanti: è il terreno di conquista per anziani piemontesi e lombardi, che dopo aver dato tutto al lavoro si godono la cifra elargita dell’Inps in riva al Mar Ligure. Non proprio quello di Miami, ma mai lamentarsi: c’è di peggio.

Lo ripetono le statistiche, quasi ogni anno: è la Liguria, la regione italiana con la più alta presenza di anziani. Per loro un brulicare di iniziative: gare di scopone, centri sociali, servizio ambulanze rinforzato, cantieri da commentare e perfino giornali come “L’Eco di Bergamo” nelle edicole.

È così ovunque, da Vado Ligure a Ventimiglia, Sanremo compresa: è una delle cittadine più eleganti della riviera di Ponente, bei negozi, firme, palme, panchine e un addirittura Casinò, uno dei pochi in Italia. I libri di storia locale parlano addirittura della metà dell’Ottocento, quando ricchi e nobili scoprono l’aria buona e calda di Sanremo. A dare il via ci aveva pensato Federico Guglielmo, principe ereditario di Germania, sbarcato a Sanremo con moglie, figlie e mezza corte. Sperando in una guarigione miracolosa dal brutto male che lo devasta pian piano, resta in città un anno, e poco prima di tornare a casa, dona al sindaco tremila lire da distribuire ai poveri.

I giorni folli del Festival

Alla tranquillità dell’inverno ligure sfugge soltanto una settimana, forse una quindicina di giorni, contando tutto: quelli del Festival. Arrivano i camion delle televisioni e con loro gli occhi di tutt’Italia, perché all’Ariston, per le altre 51 settimane dell’anno multisala e teatro, in quei sette giorni, da 68 anni a questa parte arriva la Canzone Italiana. E nulla sarebbe, di tutto questo, se insieme ai cantanti non montasse le tende un circo colorato fatto di gente armata di microfoni e telecamere, mandata a Sanremo con un compito preciso: trovami qualcosa da dire che gli altri non abbiano. Sembra facile, ma è uno stress.

Sul Festival di Sanremo, che non dice no quasi a nessuno, piomba di tutto: dalle emittenti di posti sconosciuti ai ciclostili di collettivi studenteschi. E tutti con lo stesso disperato bisogno di riempire un tot di righe e/o minuti di diretta al giorno.

Cosa c’entra tutto questo con gli anziani? Calma, ora ci arriviamo. Sono proprio loro, abituati a far le vasche fra le vetrine di via Matteotti, a diventare le migliori prede da intervistare. Li circondano, accendono i fari e tarano il bianco, poi via: “Cosa ne pensa di Ermal Meta?”. Gli anziani ci stanno, sorridono, hanno pazienza e in fondo finire in qualche tivù, anche se la vedono solo sull’Aspromonte, fa sempre piacere. Peccato che ogni serata del Festival sia lunga da sopportare, ore e ore davanti alla tivù, e qualcosa finisce per sfuggire, per forza. Ma l’importante in questi momenti è non perdersi d’animo e rispondere sicuri: “Con l’Ermalmeta mi trovo bene, la sciatica è quasi scomparsa”.

SANREMO 2018
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