Sanremo, duettiamo sul mondo

| Motta e Nada conquistano il premio della giuria per il miglior duetto della quarta serata del Festival. Ma la vera star della notte sanremese è l’energico rock di Ligabue

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Attenzione agli indizi: è stata annunciata come la serata più impegnativa, la più lunga e la più varia. In tre parole: la meno noiosa. Tanto è vero che gli ospiti si fermano al lumicino, con Ligabue, e sul palco piombano 60 artisti 60, come si diceva nell’avanspettacolo contando le gambe delle ballerine per fare effetto sul pubblico maschile.

Il veglione sanremese per eccellenza, la quarta sera, la penultima, quella in cui il Festival si gioca il jolly mettendo a tacere le critiche, le accuse, i conflitti di interesse e l’interesse per i conflitti. È stato Baglioni lo scorso anno a volere la sera dei duetti in gara, affidando agli artisti il compito di rivisitare il proprio brano con la contaminazione di altri colleghi. Ma è come a scuola: c’è sempre qualcuno che non ha capito.

Federica Carta e Shade, con Cristina D’Avena

Voto: 4+

Oltre ai giovanissimi, target su cui è costruito il brano, con Cristina D’Avena si tenta forse di scalare ancora l’età fino ai bimbi da cartone animato. In realtà la D’Avena aggiunge poco, anzi, parte talmente male da rischiare il disastro.

Motta con Nada

Voto: 5,5

La Janis Joplin italiana ha sempre avuto una gran voce, che il tempo le concesso di conservare: in un paio di passaggi era perfino meglio di Motta.

Irama con Noemi

Voto: 6

Due nomi da ingarbugliare la lingua, ma l’effetto - fra gli echi adolescenziali di lui e le puntine da disegno vocali di lei - rende a sufficienza per dare nuove tinte al brano.

Patty Pravo e Briga, con Giovanni Caccamo

Voto: 4

Siccome Patty e Briga ogni tanto sembrano l’acqua e l’olio, che notoriamente non mi mischiano mai, a fare da rotatoria ci prova Caccamo, vecchia conoscenza di Sanremo. Mah.

Negrita, con Enrico Ruggeri e Roy Paci

Voto: 6

Accoppiata semplice per la band di Pau: la tromba di Roy e la voce grattugiata di Ruggeri sono in grado di impreziosire anche una brano di Peppa Pig. Risultato: il pezzo ne guadagna in vitalità.

Il Volo con Alessandro Quarta

Voto: 7

Aggiungere un’altra voce alla ditta Barone, Boschetto e Ginoble non era affatto semplice. Così, dovendosi portare qualcuno per forza, non è che i tenorini avessero molta scelta: un tamburello da “pizzica”, un videocitofono oppure un talentuoso musicista. Hanno scelto il violino rockeggiante e indiavolato di Quarta, aria e look da batterista di una tribute band dei Deep Purple.

Arisa con Tony Hadley e i Kataklò

Voto: 6,5

Niente da fare, come Tony apre bocca ci si aspetta che inizi “True the barricade”. L’effetto fa un po’ Mal dei Primivites o Dan Peterson, ma l’accoppiata è talmente scombicchierata da risultare accettabile. E i Kataklò sono il condimento del pasticcio a base di fish and chips e linguine al pesto.

Mahmood con Guè Pequeno

Voto: 4,5

Il Rhythm and Blues di Mahmood incontra il rap di Pequeno: i due hanno già collaborato e insieme funzionano. È il pezzo a non convincere.

Ghemon con Diodato e Calibro 35

Voto:

Neanche il taglio noir-poliziesco dei “Calibro 35” e la voce rassicurante di Diodato riescono a far decollare il brano di Ghemon

Francesco Renga con Bungaro, Eleonora Abbagnato e Friedmann Vogel

Voto: 4

Barbatrucco: il duetto è con l’autore del brano. Solita scelta di prendere la seggiovia invece di seguire il sentiero che sale e non sai dove porta: Renga è la fotocopia di sé stesso. Le due étoile, bravissimi, riempiono l’inquadratura e il piacere degli occhi.

Ultimo con Fabrizio Moro

Voto: 3,5

Moro ci mette la rabbia che lo scorso anno (insieme a Ermal Meta) lo ha fatto vincere. Ma per quanto tiri, Ultimo sembra un quattro cilindri che gira a tre. Il pezzo un po’ ci guadagna, se non altro in vitalità.

Nek e Neri Marcorè

Voto: 8

Altra copia conforme all’originale: architettura, melodia e testi impalpabili di Neviani Filippo che si perpetuano. Ma l’arrivo di Neri è spiazzante: spariscono le chitarre distorte e le parole di una poesia di Borges, senza bisogno di rappare, trasformano il pezzo in uno dei migliori della serata. Chapeau.

Boomdabash con Rocco Hunt e i Musici Cantori di Milano

Voto: 7,5

Il reggae salentino chiama il rap napoletano e un coro di bambini: una folla sul palco che moltiplica l’effetto e la profondità di un brano che fa bene all’umore. Ottime scelte.

The Zen Circus con Brunori Sas

Voto: 6,5

Il cantautore salentino, uno dei più intensi e profondi della musica italiana attuale, riesce perfino a mettere ordine ad un pezzo indie-pop privo di ritornello.

Paola Turci con Beppe Fiorello

Voto: 6,5

Fiorellino, come lo chiamavano un tempo per distinguerlo dal fratello maggiore showman, è il protagonista del videoclip del brano, e ha già dato modo di dimostrare che oltre a interpretare personaggi della storia italiana è anche un buon cantante. Il duetto fa guadagnare intensità al pezzo, ma in compenso la Turci spegne le speranze di una nuova scollatura ombelicale. Pazienza.

Anna Tatangelo con Syria

Voto: 6

La scollatura di cui prima si materializza con Syria: le due sono amiche, complici, si passano la palla come la nazionale di pallavolo e alla fine schiacciano insieme. Il tocco di Syria si sente: per Anna resta qualche speranza di risalire la deriva a cui sembrava averla condannata il voto delle giurie.

Ex-Otago con Jack Savoretti

Voto: 5,5

La voce “ruvida, profonda e nostalgica” dell’italo-anglosassone Savoretti (da una definizione del “Daily Telegraph”), è un tocco di raffinata internazionalità ad un pezzo che dalla prima sera ha seminato perplessità assortite.

Enrico Nigiotti con Paolo Jannacci e Massimo Ottoni

Voto: 5+

Brano dal giudizio sospeso, di quelli che divide: chi lo trova commovente e chi invece suona il campanello della più ingenua banalità. Convince di più con il pianoforte virtuoso del Jannacci figlio, mentre Ottoni, maestro della sand-art, disegna con la sabbia.

Loredana Bertè e Irene Grandi

Voto: 7

Due voci graffianti non possono che dare vita ad una bomba rock che cresce fino ad arrivare ad un finale che scardina le poltrone dell’Ariston.

Daniele Silvestri con Rancore e Manuel Agnelli

Voto: 7

L’ex giudice di X-Factor si infila con mestiere consumato in un pezzo a cui non sembrava potesse mancare altro. L’effetto è travolgente.

Einar con Biondo e Sergio Sylvestre

Voto: 3

Solidarietà fra ex “Amici” della De Filippi. Per quanto siano bravi, il brano non sembra guadagnarci: il problema è da cercare più a fondo.

Simone Cristicchi con Ermal Meta

Voto: 6

L’altra metà della coppia che lo scorso anno ha trionfato a Sanremo, restituisce il favore: un anno fa era stato Cristicchi a cantare con Meta e Moro nella serata dei duetti. La voce di Ermal aggiunge intensità.

Nino D’Angelo e Livio Cori con i Sottotono

Voto: 

Per i Sottotono è un ritorno (si sono sciolti anni fa) che lascia ben sperare, anche perché la terza voce invece di cerare confusione aiuta perfino Nino e Livio ad andare più d’accordo. Musicalmente, ovvio.

Achille Lauro con Morgan

Voto: 5

Sulla carta una coppia esplosiva di artisti fuori dalle righe e dalle regole. L’esibizione conferma le attese: Morgan riuscirebbe a rendere dannata anche la pubblicità di una sottiletta: salta, urla, passa dal piano alla chitarra elettrica ed entra nel pezzo come e quando vuole.

I Superospiti

Il Ligasale in cattedra e insegna come si fa il vecchio, sano rock che ormai sembra condannato da rap, trap, cip e ciop. A lui di Sanremo non è mai importato nulla, ci era passato anni fa, ma più come visita di cortesia. Però dovendo lanciare “Le luci d’America”, nuovo singolo (che anticipa un nuovo album, che a sua volta anticipa un nuovo tour), la sanremata torna utile. Fra gag con Bisio, vecchi successi che infiammano l’Ariston e l’immancabile duetto con Baglioni, questa volta celebrando Guccini con “Dio è morto”, Liga si porta via una buona mezzora, e questo non depone a favore delle ore che secondo i medici bisognerebbe concedere al sonno.

Anastasio, il vincitore di “X-Factor”, interpreta il figlio di Bisio dopo un monologo: un affresco forte, violento e reale di un padre che tenta di parlare ad un figlio che non ascolta più.

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