Ergastolo per il killer di Kalamazoo

| Nel 2016, Jason Dalton ha ucciso sei persone perché gli era stato ordinato dal diavolo, apparso sul suo smartphone

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Jason Dalton, per i media americani “Kalamazoo shooting”, passerà il resto della sua vita in galera. Lo ha deciso un tribunale del Michigan, a più di due anni di distanza dal 20 febbraio 2016, quando Dalton fece una strage senza alcun motivo. Ammettendo tutte le colpe, come spiegazione ha dato la più folle possibile: aveva visto il diavolo sullo schermo del suo smartphone, che gli ordinava di far fuori un po’ di gente.

Per la polizia era stata una bella gatta da pelare: il 20 febbraio 2016 vengono segnalate diverse sparatorie in punti diversi di Kalamazoo. Le pattuglie sono costrette agli straordinari fra un complesso residenziale, una concessionaria di auto e un ristorante: collegare le tre sparatorie è un’impresa da investigatori veri, anche perché non c’è alcun collegamento apparente fra le vittime. Ma il nesso c’era, eccome: si chiama Jason Brian Dalton, 48enne di Cooper, Michigan, sposato e padre di due figli, di professione autista di “Uber”, nessun precedente penale e nessuna segnalazione di problemi mentali.

Nelle ore precedenti alla sparatoria, Dalton era andato in tre diversi negozi di armi insieme a Matt Mellen, un suo amico: uno dei proprietari lo ricorda bene, descrivendolo come “di ottimo umore”. Tornando verso casa, Dalton riceve una chiamata da Uber e inizia a guidare in modo folle: invade la corsia opposta, ignora semafori e stop. Quando finalmente si ferma, Mellen terrorizzato salta fuori e chiama il 911, fornendo perfino il numero di targa del pick-up.

Dalton abbandona il veicolo e torna a casa, chiama la moglie e chiede le chiavi dell’Hummer H3 di famiglia dicendo che ha necessità di rispondere ad una chiamata di Uber: i due si incontrano una decina di minuti dopo, e Dalton arriva all’indirizzo di Tiana Carruthers, 25 anni, una donna che gli chiede di passare a prendere il fidanzato al complesso residenziale “Richland Township”. Durante il processo, la donna ha raccontato di essere stata investita all’improvviso da una scarica di 15 proiettili: ferita al braccio, alle gambe e alla schiena si finge morta riuscendo a salvarsi. Qualche ora dopo, Jason Dalton si ferma davanti alla concessionaria Kia di Kalamazoo. Vede due uomini, Tyler e Richard E. Smith, padre e figlio, intenti ad osservare un’auto: si avvicina, chiede cosa stanno guardando e prima che questi possano rispondere gli scarica addosso 18 colpi, uccidendoli entrambi. Dieci minuti dopo, la scena si ripete: Dalton si avvicina ad un’auto ferma al di fuori del ristorante “Cracker Barrel”, con quattro donne a bordo. Chiede qualcosa, poi apre il fuoco: muoiono Mary Jo Neye, Dorothy Brown, Barbara Hawthorne e Mary Lou Neye.

La polizia è al lavoro: alla confusione delle continue chiamate di intervento da diverse parti della città risponde con dei posti di blocco, diramando poco dopo il numero di targa di un veicolo sospetto inquadrato dalle telecamere di sicurezza e invita i cittadini alla massima cautela perché si tratta di un uomo armato e molto pericoloso. Dalton, come se nulla fosse, continua ad accettare chiamate da Uber: carica quattro persone e le accompagna in hotel. Lo ricordano tranquillo e amichevole, scherzando gli chiedono addirittura se fosse il killer che si aggira in città. Lui sorridendo risponde di no.

Un agente di polizia individua l’auto di Dalton, da cui scendono altri tre passeggeri: lo segue e chiede rinforzi. Dieci minuti dopo, ad un semaforo rosso, la giornata folle di Jason Dalton si conclude. La polizia rinviene all’interno dell’auto una Walther P99 e una Glock 19, altre 15 pistole saranno ritrovate in casa sua.

Davanti al giudice l’uomo conferma di aver sparato, incolpando però il suo smartphone, su cui era comparso il diavolo che gli aveva ordinato ogni cosa. Colleghi, amici e vicini sono sbigottiti: tutti descrivono Dalton come una brava persona, che nei giorni precedenti alla strage sembrava soltanto un po’ sopra pensiero.

Il 22 febbraio 2016 inizia il processo a carico di Jason Dalton, con 16 capi d’accusa tra cui omicidio plurimo, aggressione e possesso illegale di armi da fuoco. Il 3 marzo successivo l’uomo viene sottoposto a perizia psichiatrica tornando in aula il 22 aprile, dopo essere stato giudicato idoneo a sostenere il processo. Sottoposto a nuove perizie psichiatriche e rinvii processuali, il 7 gennaio 2019 Jason Dalton si dichiara colpevole di tutti i capi d’accusa: passerà il resto della sua vita in galera.

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