Muro contro muro

| Quello che Trump vuole costruire ad ogni costo al confine con il Messico e quello di gomma dei Dem che si oppongono. In mezzo il Paese, ormai quasi inchiodato dallo shutdown più lungo della storia

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L’ultima minaccia è quella di richiedere lo stato di emergenza nazionale: Trump non ha alcuna intenzione di cedere nel braccio di ferro con i democratici che gli negano i finanziamenti per costruire l’agognato muro al confine con il Messico, da questi ultimi ritenuto costoso e inefficace. Ma ormai, mollare significa inchinarsi al volere degli avversari, e se Trump non è tipo da farlo, i Dem neanche.

Tutto si combatte in 5,7 miliardi di dollari e il presidente ha sfoderato le norme che gli danno il potere di bypassare il Congresso, dirottando fondi prelevati da altre parti per destinarli al muro di cui sembra non poter più fare a meno. A lasciargli ampi spazi di manovra è il “National Emergency Act” del 1986, che consente al presidente di muovere risorse economiche senza bisogno di alcuna approvazione del Congresso. I media americani ricordano che attualmente sono ancora attive 30 emergenze nazionali, comprese quella lanciata da George W. Bush dopo l’11 settembre 2001 e quella del 2009 firmata da Barack Obama per l’epidemia di influenza suina.

Secondo il Washington Post, Trump avrebbe in mente di mettere mano ad una parte dei 13,9 miliardi di dollari stanziati lo scorso anno per finanziare i lavori di ricostruzione di Texas e Porto Rico, messi in ginocchio dagli uragani.

In realtà, secondo gli analisti, non ci sarebbe nessuna urgenza: nel 2018 il flusso i migranti dal Messico è drasticamente calato a 397 mila presenze, contro una cifra che nel 2000 era vicina ai due milioni ogni anno.

A rimetterci in questa situazione sono soprattutto i cittadini, le vere vittime dello shutdown, la paralisi amministrativa che dal 22 dicembre scorso ha inchiodato i servizi pubblici e le attività del governo, lasciando 380mila dipendenti pubblici senza stipendio e altri 420, come fra l’altro la polizia di frontiera, costretti al lavoro perché impegnati in servizi essenziali. Ma non è solo questo: processi nei tribunali bloccati, enti come la Nasa quasi chiusi, trasporti e raccolta rifiuti azzerati stanno rendendo difficile la vita degli americani. Secondo alcune stime, lo shutdown più lungo della storia statunitense potrebbe costare 1,2 miliardi di dollari a settimana, mandando in frantumi la prospettiva di crescita ipotizzata al 3%. A proposito di percentuali, secondo un recentissimo sondaggio, per il 47% degli americani la colpa dello stallo è di Donald Trump, mentre per il 33% è da attribuire ai Democratici e il restante 5% se la prende con i Repubblicani.

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Stati Uniti
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