Il “cold case” di Ettore Majorana

| Ottant’anni fa scompariva nel nulla lo scienziato siciliano. Suicidio, fuga, omicidio, rapimento: ogni teoria ha pro e contro, ma la verità sul destino di Majorana probabilmente non sarà mai scoperta

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di Marco Belletti

Erwin Schrödinger è stato un fisico e matematico austriaco che fornì fondamentali contributi per lo sviluppo della meccanica quantistica. Il suo nome è legato – oltre all’equazione a lui intitolata grazie alla quale gli fu assegnato il premio Nobel per la fisica nel 1933 – anche al cosiddetto paradosso del gatto di Schrödinger, con cui mise in evidenza che l’applicazione della meccanica quantistica a grandi sistemi fisici può fornire risultati assurdi se interpretata in maniera sbagliata.

Il fisico austriaco ipotizza di rinchiudere un gatto in una scatola d’acciaio insieme ad una macchina davvero “diabolica”, composta da una minuscola dose di sostanza radioattiva, un contatore Geiger, un relais, un martelletto e una fiala di cianuro. Se uno degli atomi della sostanza radioattiva dovesse disintegrarsi, il contatore Geiger attiverebbe il relais e il martelletto romperebbe la fiala, uccidendo il gatto. Ma siccome questa catena di eventi potrebbe non accadere, allo stesso tempo il gatto potrebbe essere anche vivo e finché la scatola non sarà aperta entrambe le possibilità sono reali.

Da fisico a fisico

Ettore Majorana era uno più promettenti fisici teorici del cosiddetto gruppo dei “ragazzi di via Panisperna” a Roma, che raggruppava intorno a Enrico Fermi i migliori scienziati dell’Italia negli anni Trenta. Nato a Catania nel 1906, Majorana approfondì temi di fisica nucleare e meccanica quantistica, con particolare attenzione alla teoria dei neutrini. Esattamente 80 anni fa, a fine marzo 1938, la sua improvvisa e misteriosa scomparsa diventò un vero caso nazionale, dividendo l’opinione pubblica tra chi lo considerava morto e chi invece ancora vivo, fuggito da un sistema sociale che non sopportava più.

Ancora oggi (non potendo, come per il postulato di Schrödinger, aprire la scatola e scoprire se il gatto è vivo o meno) entrambe le teorie possono essere valide e hanno punti di forza e punti deboli. Anzi, la situazione è ancora più complessa perché nel caso in cui Majorana sia morto nel marzo 1938 potrebbe essersi suicidato o essere stato ucciso, mentre se dovesse essere rimasto vivo, potrebbe essere scappato volontariamente oppure rapito.

Il viaggio a Palermo

Dopo aver lavorato nell’Istituto di Fisica di via Panisperna e dopo un breve soggiorno in Germania, dove tra l’altro conobbe i fisici Heisenberg e Bohr, Majorana dal 1934 fino quasi alla scomparsa si chiuse in se stesso, lavorando forsennatamente a casa e frequentando sempre più saltuariamente i colleghi, tanto che i medici gli diagnosticarono un esaurimento nervoso. Non cessava di studiare e secondo quanto scriveva allo zio Quirino, anch’egli fisico, sembra stesse lavorando sulla fotoconducibilità delle lamine metalliche, ma questi lavori sono scomparsi con lui.

Nel 1937 accettò - dietro insistenza di Fermi - la cattedra di fisica teorica all’Università di Napoli e fu proprio dal capoluogo campano che la sera del 25 marzo 1938 Ettore Majorana partì con un piroscafo verso Palermo, dove si fermò un paio di giorni. Poco prima di partire aveva scritto all’amico fisico Antonio Carrelli una lettera in cui affermava di aver preso una decisione ormai inevitabile, di essere dispiaciuto che la sua improvvisa scomparsa avrebbe potuto procurare noie all’amico e agli studenti, dei quali avrebbe conservato - almeno fino alle 11 di sera - un caro ricordo.

In un’altra lettera ai familiari invece scrisse: “Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi”.

Il giorno dopo Carrelli ricevette un telegramma dall’amico: “Non allarmarti. Segue lettera. Majorana”.

E in effetti gli scrisse che il mare lo aveva rifiutato e che sarebbe tornato l’indomani a Napoli, anche se aveva deciso di rinunciare all’insegnamento. Ma non tornò mai.

Ipotesi “suicidio”?

I repentini cambiamenti d’idea espressi nelle lettere mettono in evidenza la personalità turbata di Majorana ma possono anche essere intesi come una precisa volontà di depistaggio. Inoltre, alcuni giorni prima della scomparsa, il fisico aveva praticamente svuotato il conto in banca, chi dice per poter fuggire chi invece per donare i suoi soldi ai gesuiti prima di uccidersi: anni dopo tornò alla luce una lettera di un certo padre Caselli che ringraziava il fratello maggiore di Ettore per la donazione da parte dell’estinto che avrebbe portato all’istituzione di una borsa di studio da intitolare al fisico. E qui un altro dubbio sorge: è poco probabile che negli anni Trenta la Chiesa accettasse donazioni da un suicida…

Le indagini svolte con grande dispiegamento di mezzi (“Voglio che si trovi” tuonò Mussolini) in realtà non portarono a nulla, se non a raccogliere testimonianze contrastanti tra chi lo aveva visto a Napoli giorni dopo la scomparsa, chi a Palermo, chi a Buenos Aires, chi in un convento.

Ipotesi “evasione dal mondo”?

L’isolamento monacale era l’opinione di Leonardo Sciascia, che a Majorana dedicò un libro negli anni Settanta in cui appunto propendeva per la tesi che il fisico si fosse auto segregato in un convento calabrese rinunciando alla sua precedente vita, turbato dalle responsabilità etiche e morali che aveva in qualità di scienziato e preoccupato dall’ormai imminente guerra. Secondo lo scrittore, il fisico depistò le indagini per farsi credere morto proprio come fece il Mattia Pascal pirandelliano, scomparso da un mondo che lo opprimeva e tornato alla vita come Adriano Meis, personaggio che nulla aveva a che fare con il suo precedente io. Pirandello, tra l’altro, era un autore che Majorana conosceva e apprezzava.

Ipotesi “fuga o rapimento”?

Alcune affermazioni di Majorana piuttosto sibilline nei confronti degli ebrei avevano provocato reazioni da parte dei colleghi Fermi (sposato con un’ebrea) e Segre. Questo fatto e il suo viaggio-studio in Germania determinarono la nascita dell’ipotesi che vi fosse volontariamente tornato per mettere le sue conoscenze e le sue intuizioni a disposizione del Terzo Reich. Dopo aver lavorato in incognito con gli scienziati nazisti, sarebbe emigrato in Argentina come molti altri esponenti del regime: a testimoniarlo esisterebbe una fotografia scattata in Venezuela in cui compare un volto con le fattezze di Majorana. In questo caso la morte del fisico andrebbe collocata più tardi, a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta.

Di fianco a questa teoria, viaggia parallela l’ipotesi che Majorana sia stato ucciso da qualche servizio segreto per motivi politici: in questo caso qualsiasi documento che confuta questa opinione è naturalmente un’abile manovra delle spie per depistare le indagini.

Ipotesi… bizzarre

A queste già più o meno presunte teorie, se ne sono aggiunte negli anni altre decisamente più stravaganti. Secondo una di queste Majorana avrebbe vissuto da clochard con il nome di Tommaso Lipari nelle strade di Mazara del Vallo, dove morì il 9 luglio del 1973. Si trattava di un vagabondo particolare: aiutava gli studenti nei loro compiti di scienze, aveva una cicatrice sulla mano destra (esattamente come Majorana) e camminava sempre con un bastone su cui era incisa la data del 5 agosto 1906, data di nascita del fisico.

Un altro Majorana clochard fa la sua comparsa a Roma all’inizio degli anni Ottanta: dall’età apparente di oltre settant’anni, il vagabondo era sempre nei pressi della fontana di Trevi e raccontava di aver risolto l’ultimo teorema di Fermat, enigma che fin dal XVII secolo ha impegnato i più grandi matematici, e che all’epoca non era stato ancora risolto. Sembra che della sua esistenza fosse a conoscenza monsignor Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas romana, che tuttavia non ha mai dichiarato la reale identità del clochard.

Infiniti Majorana quantistici

Enrico Fermi aveva paragonato il suo discepolo a Newton e subito dopo aver appreso della sua scomparsa, affermò: “Con la sua intelligenza, una volta che avesse deciso di scomparire o di far scomparire il suo cadavere, ci sarebbe certo riuscito. Maiorana aveva quello che nessun altro al mondo ha. Sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini, il semplice buon senso”.

Secondo la logica quantistica, oltre al nostro universo ne esistono infiniti altri, in ognuno dei quali può essere reale qualsiasi differente possibilità. Ipotizzare che già negli anni Trenta Majorana abbia scoperto la possibilità di viaggiare da uno all’altro di questi universi è decisamente fantascientifico, ma ci piace immaginare che in uno il fisico è diventato premio Nobel, in un secondo è stato effettivamente rapito dai nazisti, in un altro ancora si sia davvero trasformato in un Adriano Meis vivendo felice…

In ogni caso, nel nostro universo, nonostante anni di indagini e ricerche, fino a oggi la scatola di Schrödinger che racchiude Ettore Majorana è ancora ben chiusa.

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