Italia batte Francia al parco Sempione

| La prima amichevole della Nazionale di calcio si disputa all’Arena civica di Milano esattamente 118 anni fa. I transalpini sconfitti per 6-1 nonostante fra gli azzurri non giocassero i fuoriclasse della Pro Vercelli, squalificati

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di Marco Belletti

Quasi certamente Napoleone non avrebbe potuto immaginare che l’Anfiteatro alle spalle del castello Sforzesco di Milano - da lui inaugurato il 18 agosto 1807 - sarebbe diventato, poco più di un secolo dopo, lo scenario per il debutto di una squadra che avrebbe rappresentato l’Italia in un nuovo sport. Non poteva immaginarlo perché ai suoi tempi l’Italia indipendente era ancora un’ipotesi (anche se lui indossava illegittimamente la corona di re della nostra nazione) e soprattutto il calcio non era ancora stato inventato. Paradossalmente avrebbe invece potuto scegliere proprio la “sua” Francia come prima avversaria contro cui l’Italia avrebbe giocato.

Il rapporto tra Napoleone e Milano non fu eccessivamente conflittuale come per altri comuni italiani. L’imperatore corso aveva liberato i milanesi dagli odiati Asburgo. Siccome i cittadini consideravano la propria città la capitale dell’illuminismo italiano, si identificavano in parte con gli ideali rivoluzionari simboleggiati dal Bonaparte che - dal canto suo - elesse Milano capitale del regno d’Italia e nel suo breve dominio avviò la costruzione di numerose opere come il naviglio pavese, la strada verso la Francia, gli archi delle porte Ticinese, Nuova e del Sempione, il palazzo Rocca Saporiti e, appunto, l’arena.

Nel 1805, nell’ambito di un ampio progetto di ristrutturazione urbana, fu decisa la costruzione di un grande edificio per feste, spettacoli e celebrazioni che avrebbe dovuto colmare lo spazio vuoto lasciato dalla demolizione delle fortificazioni spagnole intorno al castello Sforzesco. Per la sua costruzione - interamente in pietra - furono utilizzate le macerie delle fortificazioni spagnole e le pietre avanzate dalla realizzazione del castello di Trezzo sull’Adda. La sua struttura richiamava i templi classici dell’antichità romana e greca, e poteva ospitare oltre 30mila spettatori, pari a un quarto della popolazione milanese dell’epoca.

Nato come Anfiteatro, l’impianto nel 1870 cambiò nome in Arena civica dopo essere stato rilevato dal Comune di Milano, che nel 2002 lo intitolò al giornalista sportivo Gianni Brera nel decennale della morte.

Lo spettacolo inaugurale fu una naumachia, cioè una battaglia tra navi: l’arena fu riempita con l’acqua canalizzata da una roggia che scorreva nei pressi dell’impianto. Per tutto l’Ottocento l’Arena ospitò prevalentemente naumachie, corse di cavalli, giochi pirotecnici, feste, spettacoli circensi (come il circo di Buffalo Bill, in tournée europea), ascensioni in pallone aerostatico e pattinaggio invernale. Verso la fine del secolo accolse sport moderni, come per esempio il ciclismo, mentre bisogna attendere il 1910 per il primo importante evento legato al mondo del calcio.

L’inizio di un lungo cammino

Il 15 maggio di quell’anno, la neonata Nazionale di calcio italiana disputò nell’Area civica milanese la sua prima partita ufficiale: un’amichevole contro la Francia (guarda caso…) battuta per 6-2 nonostante l’assenza dei giocatori più forti, quelli della Pro Vercelli, in quel periodo sospesi dalla Federazione. L’Italia vinse con una tripletta di Pietro Lana, che fu anche il primo giocatore a segnare una rete con la maglia azzurra. Maglia che in realtà, almeno per le prime partite della Nazionale non era ancora stata scelta: all’Arena di Milano i giocatori italiani indossarono una divisa completamente bianca. Nella seconda partita contro l’Ungheria, a Budapest, il 26 maggio 1910 (una disfatta: 6 a 1 per i magiari, come la stampa sportiva dell’epoca definiva gli Ungheresi) la maglia fu ancora bianca ma con lo scudo Savoia, in onore della famiglia regnante. Fu una scelta economica: quelle colorate sembra costassero di più. Solo in occasione del terzo incontro ufficiale (il 6 gennaio 1911 ancora all’Arena di Milano e nuovamente sconfitti dall’Ungheria per 1-0) debuttò la maglia azzurra con lo scudo sabaudo.

Da quel lontano 15 maggio 1910, la Nazionale di calcio italiana ha disputato 804 incontri, vincendone 424 (pari a oltre il 52%) e perdendone 160 (poco meno del 20%). Complessivamente sono 1.387 i goal segnati (capocannoniere Gigi Riva, con 35 reti) e 805 quelli subiti. La partita con la vittoria più “larga” risale al 2 agosto 1948 quando Italia - USA si concluse 9-0, mentre la sconfitta con il peggior “score” è il 7-1 rimediato sempre a Budapest il 6 aprile 1924 contro la solita Ungheria, vera bestia nera degli esordi calcistici italiani.

Quattro i Mondiali vinti dalla Nazionale (1934 in Italia, 1938 in Francia, 1982 in Spagna e 2006 in Germania) e un campionato Europeo (1968 in Italia), 26 i commissari tecnici “ufficiali” (Roberto Mancini compreso, ma per lunghi periodi la squadra fu allenata da commissioni tecniche composte da team di dirigenti federali) e quasi 800 giocatori convocati, con recordman di presenze per Gianluigi Buffon, a quota 176. Il commissario tecnico con più presenze sulla panchina della Nazionale di calcio italiana è Enzo Bearzot (104 partite) che portò gli azzurri alla conquista del mondiale spagnolo del 1982. Alle sue spalle Vittorio Pozzo (97 panchine) che conquistò i mondiali del 1934 e del 1938.

Arbitro, allenatore e commissario tecnico…

Il primo allenatore/selezionatore dell’Italia, che guidò la squadra alla vittoria nell’Arena di Milano, fu un pavese trentenne: Umberto Meazza. Di professione commerciante di vino, era stato calciatore di Unione Sportiva Milanese e Mediolanum ma - soprattutto - era un arbitro. È stato lui a fondare l’Associazione Italiana Arbitri, costituita a Milano il 27 agosto 1911 (di cui fu anche il primo presidente) ed è stato lui ad arbitrare lo spareggio scudetto tra Pro Vercelli e Inter il 24 aprile 1910 (tre settimane prima del debutto della sua Nazionale) che consegnò il primo scudetto della storia ai nerazzurri, con una veemente coda polemica da parte degli avverarsi.

Guidò la Nazionale per 32 partite (fino al 1924), da solo o come componente della Commissione Tecnica che - fino all’avvento del commissario unico Vittorio Pozzo - era la responsabile delle scelte in merito alla squadra.

Pietro Lana, detto “fantaccino” per il fisico minuto, è stato il calciatore che ha segnato il primo goal della storia con la Nazionale italiana di calcio, al 13° minuto del primo tempo. Milanese, ventunenne al momento del debutto, disputerà solo un’altra partita in Nazionale (la seconda, quella della sciagurata sconfitta a Budapest) e detiene un altro record analogo a quello “azzurro”, in quanto è stato il primo giocatore ad avere segnato un goal nel derby di Milano, durante la sfida vinta dal suo Milan per 2-1 il 18 ottobre 1908 in una partita disputata a Chiasso (in Svizzera) durante un torneo amichevole.

Nonostante figurasse tra i dissidenti che fondarono l’Inter, Lana rientrò tra le fila del Milan senza disputare neppure una partita con i nerazzurri e divenne una bandiera della squadra rossonera, con 51 partite disputate (e 18 goal segnati) tra il 1908 e il 1914.

Come Lana, anche Francesco (detto Franz) Calì giocò solo le prime due partite della Nazionale e in entrambe le occasioni fu il capitano della squadra, scelto in quanto era il giocatore più anziano - ventott’anni il giorno dopo la partita - e perché conosceva altre lingue oltre all’italiano. Calì era un siciliano figlio di emigrati in Svizzera, dove imparò a giocare a calcio. Fu un atleta molto importante dell’Andrea Doria (che nel secondo dopoguerra fondendosi con la Sampierdarenese avrebbe dato vita alla Sampdoria) di cui divenne in seguito presidente. Come molti giocatori dell’epoca, fu anche arbitro.

Scandali “Belle époque”

Oggi l’Arena Gianni Brera sorge all’interno del parco Sempione, la grande area verde alle spalle del castello Sforzesco che fu realizzata alla fine dell’Ottocento su una zona occupata in parte dalla piazza d’armi e in parte dove sorgeva un bosco - ingrandito dagli Sforza fino a superare i 3 milioni di metri quadrati - composto da querce e castagni e abitato da animali esotici introdotti dall’uomo. Cantato anche da Elio e le Storie Tese, il parco oggi è meta di scampagnate dei milanesi durante la bella stagione.

Gianni Brera è stato un giornalista e scrittore che creò un suo personale stile basato su una cultura classica molto approfondita e inventò alcuni modi di dire diventati parte integrante del gergo calcistico: contropiede, melina, goleador, centrocampista, libero, rifinitura…

Vittorio Pozzo, alla guida della Nazionale di calcio italiana tra il 1912 e il 1948, è l’unico commissario tecnico al mondo ad aver vinto due mondiali di calcio, oltretutto consecutivi. Pozzo conquistò anche l’oro olimpico a Berlino nel 1936 e due ori e un argento in tre coppe internazionali di calcio.

Dal 1930 al 1947 l’Arena ospitò stabilmente le gare interne dell’Inter e per un breve periodo, dall’ottobre 1941 al giugno 1945, fu anche il campo del Milan, in quanto lo stadio di San Siro non era facilmente raggiungibile dai tifosi rossoneri per via del razionamento - era periodo di guerra - dell’energia elettrica, indispensabile per i tram che trasportavano gli spettatori.

Il debutto della Nazionale all’Arena non vide la partecipazione dei giocatori della Pro Vercelli, i più forti, che fino ad allora avevano già conquistato due scudetti e perso il terzo dopo lo spareggio con l’Inter (alla sua prima affermazione) giocato il 24 aprile 1910. In quell’occasione Luigi Bozino, presidente della squadra vercellese, decise di schierare la formazione giovanile per protesta.

Infatti, per assegnare il titolo la Federazione propose alle due squadre tre date: il 17 e il 24 aprile o il 1° maggio. La Pro Vercelli dichiarò di preferire l’ultima in quanto il 17 aprile alcuni giovani atleti - ancora studenti - erano impegnati in un torneo scolastico e il 23 tre giocatori avrebbero giocato con la rappresentativa del 53° Reggimento Fanteria nella Coppa del Re.

Tuttavia, la dirigenza dell’Inter accusò gli avversari di voler guadagnare tempo e chiese di giocare il 24: la Federcalcio diede ragione ai nerazzurri e così la Pro Vercelli scese in campo con la squadra di ragazzi dagli 11 ai 15 anni. Sembra che il capitano - Sandro Rampini, futuro cannoniere dell’ultima Pro Vercelli campione d’Italia per la settima volta nel 1922 - abbia consegnato al capitano avversario una lavagna, affermando “Così non perdete il conto dei gol che ci farete”. La partita terminò 10-3 per l’Inter.

Il giorno stesso la Pro Vercelli (sembra dietro segnalazione di un dirigente del Milan) presentò ricorso alla Federazione contro il giocatore interista Ermanno Aebi, secondo i vercellesi cittadino svizzero tesserato dai nerazzurri come Italiano. Se il ricorso fosse stato accolto, l’Inter avrebbe perso a tavolino il precedente incontro contro il Torino del 3 aprile e il titolo sarebbe stato assegnato automaticamente alla Pro Vercelli.

La richiesta fu tuttavia respinta, e la Federazione addusse una spiegazione decisamente bizzarra: “Pur essendo Aebi svizzero, è di nascita italiana e in Italia dimora dalla sua nascita, salvo una breve interruzione per causa di studio, ciò che gli permette di non cadere in incompatibilità col disposto degli articoli [del regolamento]”.

Inoltre, alcuni giorni dopo, sempre per la protesta della squadra, la Federazione squalificò i giocatori vercellesi per tutto il 1910, impedendo loro di essere chiamati in Nazionale oltre a sanzionarli con una multa di 200 lire a testa. La giustificazione fu che la dirigenza aveva fatto giocare la squadra dei ragazzi nonostante non potesse “subordinare le gare di campionato ad altre gare indette da società o da enti privati” e inoltre per avere “incitato i suoi giuocatori a beffarsi degli avversari, dando così nessun esempio di correttezza sportiva, né verso gli avversari, né verso i propri giuocatori”.

Dopo la pesante sconfitta contro l’Ungheria a Budapest, l’inibizione a giocare nella Nazionale fu ritirata, e qualche tempo dopo, rientrò anche la squalifica in campionato, permettendo ai giocatori di schierarsi per la successiva stagione vinta, guarda caso, proprio dalla squadra vercellese. Gli scandali, nel mondo del calcio, non sono davvero materia recente.

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