Louella ed Hedda: vetriolo a Hollywood

| Due giornaliste dagli stili molto differenti hanno raccontato per anni ogni tipo di pettegolezzo e cattiveria sui divi del cinema americano. Anche nascondendo alla opinione pubblica omicidi e morti imbarazzanti

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di Marco Belletti

Louella Parsons nacque il 6 agosto 1881 a Freeport, piccola cittadina dell’Illinois che aveva dato i natali anche a Charles Guiteau, l’avvocato disoccupato che il 2 luglio dello stesso anno ferì mortalmente il presidente degli Stati Uniti James A. Garfield. [leggi qui l’articolo di Italia Star Magazine in cui si parla di Garfield]

Nel 1914 iniziò a lavorare come giornalista per il Chicago Record Herald, quotidiano nell’orbita del grande magnate dell’editoria William Randolph Hearst. Si trasferì a New York per scrivere prima sul Morning Telegraph, quindi per il New York American, sembrando destinata a una anonima carriera come tante altre giornaliste.

La forte scossa alla vita di Louella Parsons avvenne sabato 15 novembre 1924. Il proprietario del giornale per cui scriveva – William Randolph Hearst – salpò con il suo yacht Oneida per una breve crociera con numerosi ospiti: le attrici Marion Davies (sua amante), Aileen Pringle, Jacqueline Logan, Margaret Livingston, Seena Owen e Julanne Johnston. Inoltre, salirono a bordo dell’Oneida Charlie Chaplin, la scrittrice Elinor Glyn, il dottor Daniel Goodman (manager della casa di produzione di Hearst) e Louella Parsons, in trasferta in California, che avrebbe dovuto raccontare qualche pepato pettegolezzo.

 

Una morte misteriosa

Ospite d’onore del viaggio il produttore Thomas Ince, festeggiato per il sue 42esimo compleanno. A causa di un impegno di lavoro Ince non partì con gli altri, ma li raggiunse il giorno dopo, in tempo per essere festeggiato la domenica sera, con una cena cui parteciparono tutti gli ospiti a bordo. La mattina dopo Ince fu portato a terra accompagnato da Goodman: morirà la notte di martedì, ufficialmente per un attacco di cuore, come certificato anche dal suo medico personale. Il corpo di Ince fu cremato in fretta e la vedova partì improvvisamente per l’Europa dopo aver ricevuto in dono da Hearst un fondo fiduciario a suo nome.

Sulla copertina del Los Angeles Times di mercoledì 19 novembre comparve un titolo (“Produttore cinematografico sparato sullo yacht di Hearst!”) che incredibilmente scomparve nell’edizione della sera, mentre tutti i giornali di proprietà di Hearst narrarono la stessa storia: Ince era stato colpito da una forma di virus mentre visitava San Simeon, tenuta di Hearst, ed era stato subito trasferito a casa sua, dove era spirato tra i suoi cari.

Louella Parsons insabbiò questo caso più che poté ed Hearst la ricompensò con un contratto a vita, aumentandole considerevolmente lo stipendio e trasferendola a Los Angeles. La leggenda di questo trasferimento – quasi sicuramente messa in circolazione dalla stessa Parsons – afferma che le fu diagnosticata nel 1925 una grave forma di tubercolosi per la quale i dottori decretarono che non sarebbe vissuta per più di sei mesi, consigliandole comunque di trasferirsi in una località dal clima migliore rispetto a New York, per cui la Parsons si spostò a Los Angeles e iniziò a scrivere sull’Examiner. In realtà la donna per tutta la vita non si prese mai troppa cura di sé e fu famosa per la sua forte… inclinazione a bere molto alcool: nonostante ciò morirà a 91 anni.

Hearst fece diventare Louella Parsons la sua miglior reporter, assicurandole potere e autonomia assoluta. Divenne rapidamente la vera protagonista di Hollywood, collezionando mariti (tre) e successo, atteggiandosi a giudice morale di un’epoca. I suoi pareri su abiti, amicizie e storie d’amore erano considerati inoppugnabili: sembra che difese Marilyn Monroe da una critica per un suo abbigliamento provocante durante una festa e l’attrice da allora le concesse interviste esclusive per tutta la vita. L’articolo che scrisse in occasione del suicidio per amore della focosa attrice Lupe Velèz divenne un classico: “Lupe non era mai stata così bella, adagiata sul letto, come se dormisse... Un lieve sorriso sulle labbra, come per un sogno segreto... Pareva una bambina che fa la nanna, una brava bambina... Ascoltate! Sono i suoi cagnolini, ecco Chips, ecco Chops... che grattano la porta... E guaiscono, e piangono perché vogliono che la loro piccola Lupita li porti fuori a giocare...”

 

Una degna avversaria

La rubrica firmata semplicemente LP era talmente influente, anche a livello economico, sull’industria cinematografica che i magnati concorrenti di Hearst crearono dal nulla una nuova “firma” da contrapporre a Parsons per arginarne il potere. Scelsero Hedda Hopper (un’attrice di scarso talento nata nel 1885 in Pennsylvania) che la stessa Louella aveva usato come informatrice in cambio di un po’ di pubblicità.

La rubrica HHH (Hedda Hopper’s Hollywood) comparve per la prima volta sul Los Angeles Times nel febbraio del 1938: per arginare il potere della Parsons, da un mostro ne nacquero due! Cominciò allora una vera e propria battaglia a suon di scandali alcuni dei quali – soprattutto da parte di Parsons – tanto falsi che spesso comparvero rettifiche anche imbarazzanti. Hopper, valutata dal sistema un’attrice senza stoffa, era più sadica e implacabile della collega: svelò con dettagli scabrosi la relazione segreta tra Katharine Hepburn e Spencer Tracy (tanto da guadagnarsi un calcio nel sedere da parte dell’attore non appena ebbe modo di incontrarla) e raccontò con ogni particolare la storia d’amore tra Joseph Cotton e Deanna Durbin: anche in questo caso la reazione nei confronti della giornalista fu violenta…

Fu anche paragonata a una puzzola per la sua infaticabile capacità di rovistare nella spazzatura altrui: l’attrice Joan Fontaine gliene regalò una viva ed Hedda rispose sulle pagine della sua rubrica che l’aveva chiamata Joan e che si comportava bene…

Una delle vittime preferite di Hedda Hopper fu Charlie Chaplin, forse a causa della “copertura” della Parsons in occasione della morte di Ince. Scrisse una lettera a J. Edgar Hoover, capo dell’FBI, in cui affermava parlando di comunisti: “Mi piacerebbe cacciare via dal nostro Paese tutti questi ratti, cominciando da Charlie Chaplin”. Hoover rispose: “Tu dammi il materiale e io lo faccio esplodere”.

Nella rubrica HHH iniziarono così a comparire articoli sui numerosi matrimoni dell’attore, sulle sue relazioni segrete e gli affari illeciti, con la certezza che il pubblico li avrebbe giudicati comportamenti moralmente inaccettabili. Hedda Hopper diede il via a una campagna stampa in cui contestava la legittimità dei documenti che permettevano a Chaplin di vivere e lavorare in America e parlò a lungo di una presunta figlia non riconosciuta nata dalla relazione del comico con l’attrice Joan Berry. Nonostante un test di paternità provasse che Chaplin non fosse il padre della bambina, fu comunque condannato a pagare per il suo mantenimento fino alla maggior età.

L’FBI prese sul serio le affermazioni di Hedda Hopper (pare esista un dossier di oltre 2 mila pagine sull’attore) e quando nel 1952 Chaplin si recò a Londra per la prima di “Luci della ribalta” non gli venne permesso di rientrare negli Stati Uniti. Nonostante ciò la carriera del comico non fu troppo ostacolata dalle taglienti parole di Hedda Hopper tanto che Chaplin tornerà a Hollywood nel 1972 per ritirare l’Oscar alla carriera.

 

Manipolazioni e fake news

Probabilmente la realtà sulla morte di Ince fu molto diversa rispetto a quella raccontata da Louella Parsons e chiacchiere e pettegolezzi si sparsero velocemente a Hollywood. Una delle versioni più accreditate fu che Hearst sospettava che la sua amante Davies e Chaplin avessero una relazione e che li aveva voluti entrambi a bordo per controllarli. Sorpresi in intimità, Hearst li aveva minacciati con una pistola, Ince accorse per sedare gli animi e fu colpito per sbaglio dal colpo indirizzato a Chaplin. Una seconda versione più “buonista” narrò di alcuni non meglio identificati passeggeri che, lottando sul ponte, avevano fatto inavvertitamente partire un colpo dalla pistola di uno di essi che aveva forato una parete colpendo Ince nella sua stanza. Qualunque fosse stato il motivo di questa morte – gelosia o incidente – emerse comunque il fatto che Hearst aveva partecipato attivamente all’insabbiamento manovrando l’opinione pubblica con il suo potere e la sua influenza, tanto che sui circa 400 giornali del suo gruppo (letti da oltre 20 milioni di persone) comparvero affermazioni depistanti come la dichiarazione della stessa Davies che negò ogni incidente, e le dichiarazioni dei personaggi coinvolti che a bordo dello yacht non fossero presenti né Chaplin né la Parsons né Goodman.

Joan Barry nell’estate del 1941 aveva 22 anni quando iniziò una relazione con il 52enne Chaplin.

Da allora la carriera della giovane attrice decollò: un contratto di 75 dollari alla settimana (equivalenti a quasi 1.300 di oggi) e la promessa di alcuni ruoli da protagonista. Chaplin parlò sempre positivamente delle capacità recitative della Barry, fatto raramente confermato da altre fonti.

I fascicoli sull’attore redatti dall’FBI raccontano di due gravidanze concluse anzitempo e della nascita di Carol Ann il 2 ottobre 1943. Ad avere la custodia della piccola fu la madre di Barry, che presentò una causa di paternità contro Chaplin. Nella causa intervenne anche l’ex moglie del comico, l’attrice Lita Gray, protagonista nel 1927 di uno scandaloso processo di separazione da Chaplin. La donna affermò – ed Hedda Hopper diede molta enfasi a queste esternazioni – che l’ex marito aveva pagato funzionari governativi per manomettere i risultati degli esami del sangue e che Carol Ann era indubitabilmente di Chaplin…

Lupe Vélez è stata un’attrice e ballerina messicana dalla vita privata molto tormentata. Si sposò solo una volta con l'attore Johnny Weissmuller (il più famoso Tarzan del cinema) ma il matrimonio terminò presto a causa dell’aggressivo carattere dell’attrice. Ebbe anche una relazione con Gary Cooper che la lasciò stanco del suo carattere impulsivo e irritabile. A spingerla al suicidio è stato il rapporto con Harald Maresch – un attore di secondo piano di origine austriaca – il quale decise di non riconoscere il figlio che la Vélez stava aspettando.

E così a metà dicembre del 1944 (quando aveva 36 anni, la stessa età in cui morì Marilyn Monroe) dopo una cena con alcune amiche – che si trasformò presto in un festino di fumo e alcol – Vélez congedò le ospiti dopo aver confessato la sua inquietudine senza essere presa troppo sul serio. L’attrice adornò la sua camera da letto con fiori e candele, scrisse un biglietto d'addio che lasciò sul comodino e ingerì settantacinque pasticche di sonnifero. Oltre alla descrizione del ritrovamento fatta dalla Parsons, ne esiste un’altra molto differente: quando la cameriera aprì la porta della camera da letto alle nove della mattina trovò il letto vuoto, circondato da fiori e candele come l’attrice aveva preparato per il suicidio. Seguendo le tracce di vomito sul pavimento, la cameriera trovò Lupe Vélez in bagno, annegata con la testa incastrata nella tazza del water.

Galleria fotografica
Louella ed Hedda: vetriolo a Hollywood - immagine 1
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