Magnesia e lampadine, come in un libro di avventure

| La storia di due geniali inventori nati a metà Ottocento, che con le loro idee avrebbero potuto essere famosi nel mondo e invece sono stati dimenticati da tutti

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di Marco Belletti

Alpignano è un paese a pochi chilometri da Torino che per uno strano destino fa da denominatore comune a due personaggi vissuti tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del secolo scorso. Entrambi pressoché sconosciuti, sono gli inventori di due prodotti quanto mai famosi e utilizzati in tutto il mondo: il primo con la sua magnesia ha aiutato molte persone a digerire meglio, l’altro con la lampadina ha dato vita a uno dei manufatti più comuni e diffusi sul nostro pianeta.

Il farmacista che venne da Sassi

Giovanni Teresio Nestore Delù nasce nel 1858 in provincia di Alessandria. Con il matrimonio (cui i genitori si opposero) si trasferisce dapprima in provincia di Cuneo esercitando la professione di farmacista, quindi apre a Torino una sua bottega (nell’allora Borgata Sassi) grazie alla petizione degli abitanti di alcune frazioni del capoluogo piemontese, tra cui Superga, che richiedevano una farmacia. Negli anni si trasferisce in altre sedi, fino all’ultima in corso Valentino - ora corso Marconi - a due passi dall’omonimo parco.

Nel 1906 Delù e il collega Armando Provera inventano la “magnesia ProDel”, il cui nome è formato dalle prime lettere dei cognomi dei due farmacisti. Si tratta di un efficace rimedio contro l’acidità di stomaco e i piccoli disturbi gastrointestinali. Infatti l’idrossido di magnesio, principio attivo del medicinale, agisce contro i bruciori di stomaco se assunto a basse dosi, mentre in quantità più elevate esercita un’azione lassativa. Il prodotto riscuote immediatamente un buon successo, sfruttato da Delù e Provera nelle prime pubblicità con le dichiarazioni soddisfatte dei consumatori.

La magnesia cambia nome

I due soci al termine della Prima Guerra Mondiale decidono di vendere formula e nome della magnesia ProDel al cavalier Enzo Granelli, proprietario delle Terme e dell’Acqua San Pellegrino, che rinomina il prodotto e rinnova completamente il packaging. È così che nasce la magnesia San Pellegrino, che comunque mantiene ancora oggi la scritta ProDel sulla confezione, in un carattere corsivo dall’aspetto floreale.

Con i soldi incassati dalla vendita, Delù decide di acquistare una villa per la villeggiatura, che all’epoca è di moda effettuare nei comuni limitrofi a Torino. La sua scelta cade su Alpignano e su una villa in stile Liberty che un banchiere è costretto a vendere a causa di un fallimento. Durante il secondo conflitto mondiale, la palazzina viene requisita dall’esercito nazista che la adibisce a quartier generale e sede degli alloggiamenti degli ufficiali. Nonostante i numerosi passaggi di proprietà, ancora oggi la villa, edificata all’inizio del Novecento, si chiama Delù e sorge in fondo all’omonima via.

Nestore Delù, morto nel marzo 1933 nel suo appartamento di Torino in corso Valentino, è sepolto nella tomba di famiglia ad Alpignano.

Il capomastro geniale

Anche l’inventore e imprenditore Alessandro Cruto è un piemontese, come Delù. Nasce nel 1847 - una decina d’anni prima del farmacista - a Piossasco, comune a una ventina di chilometri a ovest di Torino il cui nome deriva da Platius (probabilmente denominazione di un possedimento terriero di epoca romana) abbinato ad “ascus”, suffisso molto comune in zona - Grugliasco, Beinasco, Frossasco, Cercenasco… – che significa villaggio e indica la presenza di popoli liguri.

Figlio di un capomastro, Cruto si iscrive ad una scuola di architettura seguendo nel contempo le lezioni di fisica sperimentale e di chimica della Regia Università di Torino, inseguendo il sogno di cristallizzare il carbonio per ottenere diamanti. Purtroppo, i problemi economici della famiglia lo obbligano a seguire il padre nel lavoro edile. Grazie alla sua ostinazione, nel 1872 apre un laboratorio a Piossasco dove tenta di produrre carbonio puro dall’etilene in fase gassosa. A forza di provare, un paio d’anni dopo riesce a ottenere solo sottili guaine di grafite al posto dei diamanti, tanto desiderati per migliorare il suo livello di vita. 

In quegli anni assiste a una serie di conferenze di Galileo Ferraris (il celebre scienziato scopritore del campo magnetico e ideatore del motore elettrico a corrente alternata) sui progressi dell’elettrotecnica e sugli esperimenti compiuti da Thomas Edison. Il famoso inventore statunitense in quegli anni cerca disperatamente di realizzare un filamento adatto per la sua lampada elettrica, che possa durare di più ed essere maggiormente efficiente dei materiali fino ad allora utilizzati, come a esempio il bambù carbonizzato.

Cruto illumina le notti cittadine

Sulla base di quel che vede e ascolta, e con pochi mezzi, Cruto inventa - prima che ci riesca Edison - un filamento di grafite adatto alle lampade elettriche a incandescenza con un coefficiente di resistività positivo, che cresce cioé all’aumentare della temperatura. Il filamento di Cruto è in grafite purissima, ottenuta deponendo le guaine che preparava nel suo laboratorio su un sottile filo di platino in un’atmosfera composta da idrocarburi: volatilizzato il platino ad alta temperatura, quel che rimane è davvero perfetto per le lampadine.

Nel 1880 sperimenta la sua invenzione nel laboratorio di fisica dell'Università di Torino e il 4 marzo dello stesso anno produce una lampadina perfettamente funzionante. Un paio d’anni dopo partecipa a Monaco di Baviera all’Esposizione dell’elettricità e la sua lampadina riscuote un enorme successo per il rendimento e la qualità sensibilmente migliore rispetto a quella di Edison: ben 500 ore di durata contro le 40 dell’americano, che riesce a raggiungere il risultato di Cruto soltanto con otto anni di ritardo.

Nel maggio 1883 la sua città natale Piossasco è la prima al mondo a vantare una via illuminata da lampade messe in batteria. Il successo viene confermato all'Esposizione Nazionale di Torino del 1884: Cruto vende il suo progetto in Francia, Svizzera, Cuba e Stati Uniti.

Purtroppo per l’inventore italiano in quel periodo le attività di Edison sono pubblicizzate e vendute in maniera professionale, in quanto l’americano ha creato una società con l’obiettivo di valorizzare e sfruttare industrialmente il suo prodotto: è questo il motivo per cui Cruto non riesce, oltre che a causa dei mezzi economici sensibilmente inferiori, a valorizzare nel miglior modo possibile la sua invenzione.

In ogni caso, il laboratorio di Piossasco trasformato in fabbrica non è più sufficiente a soddisfare le richieste di lampadine e così Cruto tra il 1885 e il 1886 trasferisce l’attività ad Alpignano, fondando una nuova fabbrica che dirige fino al 1889. In quegli anni la produzione sale fino a circa mille lampadine al giorno, ma alcuni contrasti con i suoi partner lo inducono a rassegnare le dimissioni per dedicarsi nuovamente alla ricerca.

Un luminoso declino

Dopo essere passata di mano in mano con numerosi proprietari (tra cui anche Edison) e aver subito un fallimento, la fabbrica viene rilevata nel 1927 dalla società olandese “Philips”, che inizia la produzione in serie di lampadine e resterà operativa fino alla fine del secolo.

Cruto torna così a lavorare nel suo vecchio laboratorio, proseguendo nei suoi esperimenti: cerca di catturare l’energia atmosferica per poterla utilizzare in rete e prova a creare un giocattolo che chiama “mosca elettrica”.

L’inventore muore a Torino nel 1908, a 61 anni, praticamente dimenticato da tutti. Di lui restano alcuni disegni, appunti e scritti che la figlia regala negli anni Cinquanta al museo della scienza e della tecnologia di Milano. Inoltre, nell’ecomuseo di Alpignano intitolato allo scienziato, sono conservati alcuni oggetti legati ai suoi esperimenti. Infine, gli sono stati dedicati un “murale” a Torino e alcune strade a Roma, Pisa e ancora Torino.

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