San Valentino, un'antica festa scabrosa

| È tradizione: a metà febbraio si festeggiano gli innamorati. In realtà, la festa ha radici che affondano nella storia e nell’abile manipolazione di un Papa

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di Marco Belletti

È abbastanza comune che un edificio sacro pagano sia stato fatto proprio dalla religione cristiana e trasformato in una chiesa o una basilica. Basti pensare, per esempio, al Pantheon di Roma che - come dice lo stesso nome, cioè “dedicato a tutti gli dei” - ha una chiara origine politeistica. Alcune di queste chiese sono poi state intitolate a san Giovenale, secondo alcuni un santo mai esistito ma il cui nome è la chiara cristianizzazione di Giove, il dio cui probabilmente erano dedicati i templi pagani prima degli “espropri” da parte della Chiesa.

Molto più spesso di quanto non sia avvenuto per le chiese è accaduto per le feste pagane, quasi tutte trasformate in ricorrenze religiose con spirito e principi completamente differenti rispetto a quelli originali. Alcuni esempi? La festa pagana legata al solstizio invernale diventata il Natale, quella dell’equinozio primaverile convertita in Pasqua, il maggio mariano derivato dalle feste in onore della dea Maia, alla quale erano anche dedicate le rose…

Il Cristianesimo in forte espansione nell’impero romano si trovò costretto a confrontarsi con tradizioni molto radicate tra la popolazione, per cui i padri della Chiesa anziché combattere queste credenze le trasformarono in cristiane, convertendo in questo modo anche le persone più legate ai riti pagani.

La febbre di febbraio

Per gli antichi romani febbraio era l’ultimo mese dell’anno e con esso terminava anche il periodo invernale. Due erano le festività pagane del mese. Alle calende di febbraio - cioè il primo giorno del mese - i cittadini illuminavano la notte con fiaccole e candele in onore della dea Februa (o Febris), una manifestazione della dea Giunone che proteggeva la città dalla malaria: e guarda caso, oltre che ‘febbraio’ il nome della dea ricorda anche il termine ‘febbre’…

La chiesa cattolica si è impadronita della festa modificandone il significato. Dapprima, intorno al VII secolo, abbinandola a un rituale ebreo: non più bonifica della città ma rito di purificazione di Maria (e per estensione di tutte le donne) che, dopo aver partorito a fine dicembre, si doveva sottoporre a un periodo di isolamento dettato da precauzioni igieniche. Successivamente, mantenendo la pagana processione notturna con ceri accesi, prese vita il ‘giorno della Candelora’, in cui si benedicevano le candele che sarebbero poi state utilizzate nei riti cristiani.

Lupercalia, eccessi e trasgressioni

Terminata la purificazione cittadina, gli antichi romani si scatenavano con i “Lupercalia”, riti che terminavano a metà del mese e si svolgevano a febbraio in quanto culmine del periodo invernale nel quale i lupi, affamati, si avvicinavano agli ovili minacciando le greggi. Le origini di questa festa sono avvolte nella leggenda: secondo alcuni il rito consisteva in una corsa di giovani senza abiti e con le parti intime coperte dalle pelli di animali sacrificati, tutto in onore di Pan Liceo, dal greco λύκος (lukos) ossia lupo. Secondo altri (tra cui l’illustre Ovidio) al tempo di re Romolo per superare un prolungato periodo di sterilità delle donne, gli abitanti di Roma si recarono in processione al bosco sacro di Giunone, ai piedi dell’Esquilino, e qui si sentirono dire dalla dea che le donne, per eliminare la sterilità, avrebbero dovuto affrontare un rapporto sessuale con un sacro caprone. Il prevedibile e turbato sgomento delle signore fu superato da un augure etrusco che interpretò l’oracolo, invitando gli uomini a sacrificare un capro, tagliarne la pelle a strisce con cui colpire la schiena delle donne. La leggenda conferma che dopo dieci mesi lunari la popolazione di Roma aumentò notevolmente…

Il santo di innamorati ed epilettici

I lupercalia furono una delle ultime feste pagane a essere trasformate in cristiane, nonostante fosse rinomata per gli eccessi e le trasgressioni legate alla sua celebrazione, che prevedeva festeggiamenti sfrenati in aperto contrasto con la morale e l’idea di amore dei cristiani. Il culmine della festa si svolgeva il 15 febbraio, con le matrone romane che si offrivano (spontaneamente e per strada) alle frustate di un gruppo di giovani nudi. Anche le donne incinte si sottoponevano volentieri al rituale, convinte che sarebbe stato un bene per i figli che portavano in grembo.

Papa Gelasio I (pontefice tra il 492 e il 496) si lamentò con il Senato per la partecipazione attiva della popolazione - almeno nominalmente cristiana - a queste feste, apertamente in contrasto con la morale e l’idea di amore cattoliche. E così creò una festa ex novo anticipandola al giorno precedente (il 14 febbraio) che era dedicato a San Valentino, facendolo diventare patrono degli innamorati e aggiungendo questo titolo a quello di protettore degli epilettici: una strana accoppiata…

Il fatto che questo santo sia stato accreditato come tutore sia di innamorati sia di epilettici, nonché alcune fonti agiografiche che affermano come i Valentino fossero più d’uno, fanno propendere verso l’ipotesi che l’astuto Gelasio abbia in qualche modo manovrato la realtà per dare un duro colpo ai lupercalia ed eliminarli definitivamente.

Infatti, esistono numerosi santi di nome Valentino e si sa ben poco di loro, tranne che tutti furono martiri. I più noti sono due: uno sarebbe nato a Terni (di cui fu vescovo) nel 176 mentre dell’altro si sa soltanto che dovrebbe essere morto nel 274, decapitato a Roma.

Del primo si dice che fosse un guaritore di epilettici e che guidasse gli innamorati verso il matrimonio, incoraggiandoli a procreare e difendendo le storie d’amore, soprattutto infelici. Sembrerebbe che offrendo una rosa a due fidanzati che stavano litigando li abbia riappacificati.

Dell’altro si racconta che sarebbe stato giustiziato perché aveva celebrato il matrimonio tra una cristiana di nome Serapia e un legionario romano pagano, Sabino. A causa di una malattia della donna, il santo fu costretto a celebrare la cerimonia in tempi brevi e riuscì a benedire i due sposi solo un attimo prima che Serapia morisse. Morì anche il marito, non è chiaro se di crepacuore o che altro e, con una conclusione degna di una tragedia greca, Valentino fu ucciso per aver celebrato il matrimonio misto.

Probabilmente, date di nascita e morte a parte, potrebbe trattarsi di un’unica persona che, per chissà quale motivo, è stata sdoppiata dalla letteratura religiosa.

Il viaggio di San Valentino fino ai giorni nostri

Con un salto di un migliaio d’anni, si passa da papa Gelasio al poeta inglese Geoffrey Chaucer, al quale sembrerebbe sia da ascrivere il reale merito di aver consacrato san Valentino come santo patrono dell’amore. L’autore dei “Racconti di Canterbury” scrisse in onore delle nozze tra Riccardo II e Anna di Boemia un poema in versi (“The Parliament of Fowls”, Il parlamento degli uccelli) in cui associava Cupido a san Valentino, immedesimandolo così con l’amore cortese. Recentemente qualche critico ha affermato che il fidanzamento sia in realtà avvenuto il 3 maggio, giorno dedicato a un altro Valentino, quello di Genova.

Un altro salto fino al XIX secolo, quando - soprattutto nei Paesi di cultura anglosassone - la festa di san Valentino divenne occasione per lo scambio di bigliettini d’amore. Nel XX secolo, poi, la ricorrenza ha praticamente invaso il mondo e la tradizione dei biglietti amorosi è stata affiancata dallo scambio di regali, che generano un giro d’affari ben superiore…

Sembra che ogni anno vengano spediti in tutto il mondo circa un miliardo di “valentine”, come sono chiamati i biglietti d’auguri di san Valentino, un numero inferiore solo a quelli in circolazione a Natale.

San Faustino da speed-date

Per concludere, due curiosità. La prima sui lupercalia: Giacomo Boni fu un architetto/archeologo, senatore durante il ventennio fascista, che mostrò molto interesse per le religioni pagane tanto che nel 1923 propose, per festeggiare il primo anniversario della marcia su Roma, il ripristino dei lupercalia. Del resto, come aveva già fatto il Cristianesimo con alcune feste, il fascismo aveva ripristinato il saluto, il passo romano e il littorio, quindi perché non adattare anche il calendario romano a favore della propaganda e della liturgia fascista?

La seconda curiosità è la recente nascita di una seria alternativa alla festa di san Valentino: si tratta della ricorrenza di san Faustino, il 15 febbraio, considerato il giorno dedicato a chi è alla ricerca della propria anima gemella.

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