I 40 anni Fiat Ritmo
fra marketing e tanta plastica colorata

| Ha fatto epoca, malgrado un’immagine che ha sempre lasciato perplessi. Eppure quando uscì, la sostituta della 128 rappresentava il massimo della modernità: risponde agli input del marketing e ad assemblarla sono i robot

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Anno piuttosto pesante, il 1978: il 16 marzo un commando delle Brigate Rosse rapisce il presidente della DC Aldo Moro, il cui corpo senza vita verrà ritrovato due mesi dopo in via Fani, a Roma. Peppino Impastato viene assassinato a Cinisi e a Torino, con 200 anni di carcere complessivi, si chiude il processo alle BR. L’ex partigiano Sandro Pertini è il nuovo presidente della Repubblica, la possibilità di abortire diventa legge e il nome di Lousie Brown attraversa il pianeta: è la prima bambina “in provetta” nata al mondo.

A Torino, quartier generale della Fiat, i problemi sono altri: bisogna trovare una degna sostituta della “128”, modello di enorme successo, e contrastare anche l’avanzare della “VW Golf” disegnata da Giugiaro. Oltre a designer e ingegneri, per la prima volta nelle riunioni entrano in scena i primi strateghi del “marketing”, ai tempi modernissima costola dei settori pubblicitari. Sono loro a pennellare cosa serve alla più grande fabbrica italiana: una berlina a due volumi con ampio portellone posteriore, 5 posti ed una “spiccata riconoscibilità”, ovvero uno stile che rappresenti il giro di boa del marchio Fiat. La svolta stilistica necessaria per essere pronti al nuovo decennio in arrivo, quello degli imbattibili anni Ottanta.

Il Centro Stile Fiat si mette al lavoro, partorendo una berlina lunga meno di quattro metri che profuma di futuro: per la prima volta nella storia, si fa orgogliosamente un largo uso della plastica, con un vistoso paraurti che ingloba i gruppi ottici. Lo stile è un mix di linee molto tese e rigorose, a cui si contrappone la scelta di ammorbidire l’immagine con elementi circolari come i fari e le maniglie delle portiere.

Plastica a fiumi anche all’interno, con pezzi funzionali ed ergonomici stampati in pezzo unico, e per finire, il vanto di essere la prima auto assemblata dai robot. Poco di nuovo, al contrario, riguardo alla meccanica, la stessa della 128: trazione anteriore, sospensioni a ruote indipendenti davanti e balestra trasversale dietro, cambio manuale a quattro o cinque marce, in opzione.

La chiamano “Ritmo”, nome che va bene ovunque per l’Inghilterra, dove esce come “Strada” per una leggenda metropolitana che voleva il “rhythm” un termine slang per definire il ciclo mestruale femminile. La Ritmo diventa la vedette assoluta del Salone dell’Auto di Torino del 1978: è disponibile a tre o cinque porte, in due allestimenti e tre motorizzazioni: la “60”, da 1.050 e la 1.116 cc, la “65” con un 1301 cc e la più potente della gamma, la “75”, forte di 1.498 cc e con cambio automatico a tre rapporti.

Le critiche si concentrano sulla qualità delle plastiche e la vistosa povertà degli interni, con i pannelli delle portiere privi di inserti in tessuto. La Fiat tenta di correre a ripari, lanciando versioni sempre più potenti e ricche. Fra tutte, nel 1981 arriva una variante che entra direttamente nei sogni degli italiani che amano la sportività: la “105 TC”. Il look fa centro: cerchi in lega, pneumatici maggiorati, codolini, fendinebbia, spoiler, montanti in tinte a contrasto, assetto sportivo, sedili avvolgenti e volante a tre razze, ma soprattutto un potente bialbero da 1.585 cc a carburatore e 180 km/h di velocità massima. Nello stesso anno esce anche la “Ritmo Cabrio”, allestimento creato da Bertone che diventerà un grande successo di vendite.

Tappa fondamentale, nella storia della gloriosa berlina Fiat, l’arrivo della tecnologia “Energy Saving”, il massimo possibile nel contenimento dei consumi. Il motore era rivisto con alcuni accorgimenti come pistoni che alzavano il rapporto di compressione, una diversa fasatura dell’albero a camme, carburatore con sistema “cut-off”, accensione elettronica e quinta marcia di riposo.

Nel 1988, dopo due milioni e mezzo di esemplari venduti in tutto il mondo, la Ritmo lascia il posto alla “Tipo”.

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