I furbetti con la targa straniera

| È in arrivo un robusto giro di vite per contrastare un fenomeno preoccupante, usato da molti per risparmiare ed eludere controlli e contravvenzioni

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Di Davide Cucinotta

Il trucco è di una semplicità disarmante: si acquista un'auto in un paese al di fuori dell'UE, la si assicura all'estero e il gioco è fatto: liberi di circolare in Italia spendendo poche decine di euro all'anno. Il tutto in barba a tasse e balzelli che opprimono la categoria degli automobilisti, ma soprattutto quasi esenti dal rischio multe, visto che difficilmente vedranno recapitarsi la contravvenzione, per via di una quasi totale mancanza di collegamenti che permettano di risalire ai proprietari. E anche se mai fosse, le regole parlano chiaro: pagare o meno la multa è a pura discrezione del multato. Se non lo fa, pazienza.

Le auto con targa straniera che circolano in Italia sono tante, oltre quattro milioni dicono le stime più recenti, ma con una crescita che sta mettendo in allarme la Finanza, che proprio di recente ha sequestrato una dozzina di vetture di grossa cilindrata, immatricolate in Albania, Ucraina, Moldavia, Serbia e Svizzera, ma intestate ad automobilisti che di straniero forse avevano a malapena un timbro ingiallito sul passaporto.

È un fenomeno in preoccupante aumento, che nasconde anche al fisco i proprietari di auto di lusso, e che sta spingendo verso una maggiore stretta dei controlli e di un probabile adeguamento del codice della strada che limiti a 60 i giorni la circolazione di un'auto intestata a un residente in Italia ma immatricolata all'estero. Ma a complicare la situazione, pare sarà aggiunta una norma che esclude le vetture in leasing o concesse come benefit aziendali da società straniere facenti parte dell'UE. Un po' la riproposizione della vecchia, cara regola italiana del cambiare tutto per non cambiare niente.

Quelli che si assicurano all'estero

La seconda faccia del dado è invece il trucco delle assicurazioni. Polonia, Romania e Bulgaria i paesi dove stipulare una polizza offre un bel numero di vantaggi: costa molto meno rispetto all'Italia (fino al 40% in meno), si evita il bollo di circolazione e difficilmente le forze dell'ordine riescono a risalire alle banche dati di quei paesi. In caso di sinistro, lo scorso anno 150.000 casi, ad occuparsene è l'UCI (Ufficio Nazionale di Assicurazioni per l'Italia), a cui spetta il compito di fare da collegamento fra le assicurazioni estere e garantire risarcimenti adeguati ai criteri italiani.

In nome della legge

In attesa della stretta delle regole, il Codice della Strada parla comunque molto chiaro, imponendo un anno di tempo per immatricolare in Italia i veicoli con targa straniera di proprietà di residenti in Italia. Non meno rischioso è il caso delle assicurazioni stipulate in paesi extra UE, visto che in caso di sinistro è quasi certo di dover mettere mano di persona al portafoglio, con cifre che diventano astronomiche in caso di morte o ferimento della controparte. E questo, senza contare la quasi certezza di cadere nelle maglie della giustizia con l'accusa di truffa ai danni dello Stato, reato punibile con la reclusione (da uno a cinque anni) e multe che superano i 1.500 euro.

Eucaris, l'arma segreta

È l'acronimo di "European Car and Driving Intormation System" ed è un database europeo di interconnessione creato per condividere informazioni sui veicoli e sulle patenti. Nasce proprio per combattere i furti e le frodi assicurative, e malgrado se ne parli dagli anni Novanta, è tornato attuale soltanto con il trattato di Schengen che elimina i controlli alle frontiere. Fra i primi ad aderire Belgio, Olanda, Germania e Lussemburgo, fra gli ultimi Cipro e Norvegia, collegati dal 2012. L'Italia, malgrado l'adesione risalga al 2008, è entrata nel sistema dal 2013.

Manca all'appello Francia, che insieme alla Svizzera dovrebbe aderire a breve, la Finlandia e la Norvegia, seguite - forse non a caso - dal blocco dell'est: Slovenia, Repubblica Ceca, Polonia, Bulgaria e Slovacchia.

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