Parigi val bene due leggende

| Negli spazi del gruppo FCA del "MotorVillage Rond-Point", sugli Champs-Elysées, un'esposizione rende omaggio a due competizioni italiane entrate nella leggenda, e ad alcune delle sue regine

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Di Davide Cucinotta

"Quando passa Nuvolari, la gente arriva in mucchio e si stende sui prati". Così cantava Lucio Dalla nel 1976, un tempo lontano sia dall'oggi che da quegli anni gloriosi, ma mai abbastanza distante per dimenticarli davvero. C'erano due gare per automobili, in Italia, che hanno retto alla sfiga, alla ruggine e alle avanguardie della tecnologia, trasformandosi in autentiche leggende: la "Mille Miglia" e la "Targa Florio". Si correvano su paesaggi distanti, una al nord, piena di nebbia, e l'altra al sud, fra terra bruciata dal sole, e ad ogni edizione erano una calamita per i più grandi nomi del volante, eroi più che piloti, gente di una razza battezzata con l'olio di cui si raccontava che sapessero arrivare al traguardo anche sui denti, se mai fosse servito per vincere. Due gare che per quegli strani scherzi che sa organizzare il destino, hanno in comune le pagine finali delle loro parabole terrene.

La prima, la Mille Miglia, ha una storia che sta tutta dentro 24 edizioni, fra il 1927 ed il 1957: un anello di 1.600 km con partenza e arrivo a Brescia, poi tirata giù fino a Roma, perché allora toccare la capitale era un dazio da pagare a chi comandava. Le prime crepe arrivano nel 1938, quando una Lancia Aprilia falcia dieci spettatori, uno più innocente dell'altro, costringendo Mussolini a mettere la parola fine al "più bel museo viaggiante del mondo", come la chiamava Enzo Ferrari. Ritornerà soltanto nel 1977, ma come gara di regolarità per auto d'epoca.

L'altra, la Targa Florio, nasce come figlia prediletta del conte Vincenzo, ricco di famiglia e appassionato d'auto e di corse, due cose che già allora andavano d'accordo solo con chi aveva mucchi di denari da parte. La gara che attraversa le Madonie si ripete per 61 volte, fra il 1906 ed il 1977. Ma nel 1957, quando la Mille Miglia si macchia di sangue, a rimetterci è anche la sfida siciliana, trasformata in passeggiata di regolarità. Si torna dopo poco a gareggiare, ma la tragedia è solo rimandata: nel 1977, un'Osella BMW esce di strada portandosi appresso due morti e tre feriti. Dall'anno successivo si trasformerà in rally, pur di non sparire.

Una mostra per due

Leggende vere ma non solo per l'Italia, arrivate in qualsiasi angolo di mondo dove prima o poi sia sbocciato un briciolo di passione per le auto messe insieme alle bandiere a scacchi. Parigi, ad esempio, la nobile capitale francese, ha scelto di celebrare le leggende immortali della Mille Miglia e la Targa Florio. Sono gli spazi del "MotorVillage Rond-Point des Champs-Elysées", show room dei marchi che compongono il gruppo FCA, ad ospitare dal 28 settembre al 21 novembre un evento dal titolo quanto mai chiaro: "Per l'amore della corsa". Più che una mostra un'emozione lunga e profonda, in cui ogni sospiro ha come protagonista regine dal valore incalcolabile, foto e testimonianze di un mondo che ormai vive soltanto negli archivi dei musei.

Tante le rarità da non perdere, qualcuna prestata dal Museo Storico Alfa Romeo di Arese, altre arrivate da collezionisti privati. La Alfa Romeo RL Super Sport MM del 1927, il primo modello marchiato con il "Biscione" a partecipare alla Mille Miglia, e la 33 TT del 1975, portata alla vittoria da Nino Vaccarella e Arturo Merzario. Se resta fiato a sufficienza, vale anche un pizzico di malinconia la Maserati Tipo 63 "Birdcage" e una lacrima la Fiat Abarth 750 Coupé Zagato. A tutto il resto ci pensa Parigi.

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