Trenta candeline per la F40 l'ultimo sogno di Enzo Ferrari

| I ricordi di tre dei protagonisti di un progetto fortemente voluto dal "Drake": una stradale figlia delle tecnologie da F1, ancora oggi un modello fra i più amati di sempre

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Di Davide Cucinotta

Anno curioso, il 1987: l'Italia è scossa dal mandato di cattura per il Paul Marcinkus, presidente dello IOR, l'America dalla love story fra il candidato alla Casa Bianca Gary Hart e la modella Donna Rice, mentre il mondo se la ride, scoprendo la dissacrante famiglia Simpson.

Il 21 luglio di quell'anno, nel teatro civico di Maranello (che oggi ospita il Museo Ferrari), la stampa di tutto il mondo è riunita per un evento di cui si parlerà a lungo: la presentazione della "F40", la sportiva voluta dal "Drake" in persona per celebrare i 40 anni di attività sportiva del marchio Ferrari.

Il progetto, per nulla semplice, a cui lavorano da tempo lo studio Pininfarina, Leonardo Fioravanti, Nicola Materazzi e Pietro Camardella, era di dare un'erede alla 288 GTO Evoluzione e alla 308 GTB. Non sapeva nessuno, anche quelli dotati di grande fantasia, che la F40 sarebbe entrata direttamente nel libro dei sogni dell'umanità, accompagnata da almeno tre buoni motivi che la rendono unica e indimenticabile. Il primo, essere l'ultimo modello passato direttamente sotto le lenti scure di Enzo Ferrari, il patron, che sarebbe passato a miglior vita poco più di un anno dopo. Secondo, incarnare la rivoluzione dell'universo delle supercar, diventando la prima Ferrari stradale realizzata usando gli stessi materiali delle monoposto da F1. Terzo, per finire, essere - ai tempi - l'auto stradale più veloce della terra, con 324 km/h dichiarati. Volendo andare avanti ci sarebbe anche l'ultima volta in cui Ferrari utilizza un motore turbocompresso, almeno fino all'epoca della California T, quasi trent'anni dopo.

Stile e ingegneria

Il risultato è un capolavoro di stile mescolato a intuizione, mestiere, talento e un'ingegneria straordinaria: telaio rinforzato con Kevlar, carrozzeria in fibra di vetro, plexiglas per i finestrini, coppa dell'olio, coperchi delle teste, collettori di aspirazione e campana del cambio in magnesio, resine aeronautiche per il serbatoio. Il cuore di tutto, svelato da un cofano motore posteriore trasparente con apertura a conchiglia, è un 8 cilindri a V di 2.936,25 cc. che sviluppa 487 CV e 577 Nm, con due turbocompressori IHI, distribuzione a doppio albero a camme in testa per bancata, quattro valvole per cilindro e due iniettori per cilindro. Cambio manuale a cinque rapporti e frizione bidisco a secco.

Del tutto essenziali gli interni (con l'unica eccezione del climatizzatore), senza radio, tappetini, finiture e porta ninnoli, come dev'essere per un modello che nelle idee della Ferrari doveva esplorare le potenzialità del Gruppo B, ai tempi somma categoria del mondo dei Rally.

I ricordi di chi c'era

Per celebrare il trentennale della F40, il marchio di Maranello ha voluto raccogliere i ricordi di tre dei protagonisti di allora: Ermanno Bonfiglioli, responsabile Progetti Speciali, il designer Leonardo Fioravanti e Dario Benuzzi, il collaudatore.

Bonfiglioli ricorda con precisione la sera della presentazione, il 21 luglio 1987: "Quando fu tolto il velo alla vettura, la sala fu percorsa da un brusio seguito da un applauso fragoroso. Nessuno, neanche i più stretti collaboratori di Ferrari, l'avevano ancora vista: nei tredici mesi in cui aveva preso forma, tutto il lavoro era stato fatto in gran segreto". Nella memoria di Leonardo Fioravanti, che all'epoca aveva seguito lo sviluppo del design per "Pininfarina", sono impresse le parole di Enzo Ferrari: "Dopo avermi fatto provare la 288 GTO Evoluzione, mi parlò del desiderio di produrre una ‘vera Ferrari', quella che immaginava sarebbe stata l'ultima della sua vita".

Tanti ricordi anche per Dario Benuzzi, tester Ferrari: "La guidabilità dei primi prototipi era scarsa, per renderla adatta alla strada fu necessario domare l'enorme potenza che sviluppava. Il risultato fu quello che volevamo: pochi comfort e nessun compromesso elettronico".

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