Il preoccupante Brasile che vuole Bolsonaro

| Il neo presidente, esponente dell'ultra-destra e fervido ammiratore di Trump, ha in mente misure drastiche e controcorrente. I più in ansia sono artisti, intellettuali e minoranze

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Qualcuno la chiama la nuova “saudade”, quel misto di nostalgia e malinconia tipico della cultura carioca, che l’avvento di Jair Bolsonaro alla presidenza rischia di assumere di ben altro significato. Il pugno duro di Bolsonaro è noto: è arrivato al potere spinto dal 56% dei voti conquistati il 28 ottobre, superando di 11 milioni di preferenze il rivale Fernando Haddad, malgrado perle di saggezza ormai scolpite nel suo curriculum politico: “Un poliziotto che non uccide non è un poliziotto”, o ancora “Sono favorevole alla tortura, anche il popolo lo è”.

Appena insediato, Bolsonaro il duro ha mantenendo la promessa di togliere l’immunità a Cesare Battisti (peccato che l’annuncio si arrivato prima dell’arresto e non viceversa), ma l’aria che si respira in Brasile inizia ad essere pesante per artisti, intellettuali, gay e minoranze come i “quilombo”, i discendenti degli schiavi, una minoranza che da tempo chiede il riconoscimento dei propri diritti.

La comunità culturale brasiliana si aspetta la vendetta, dopo l’appello contro il candidato Bolsonaro lanciato lo scorso settembre, prima delle elezioni, e firmato da oltre 300 fra intellettuali, artisti, scienziati e imprenditori brasiliani come Chico Barque, Gilberto Gil, Cateano Veloso e Maria Lice Setubel, proprietaria delle più grande banca privata del Brasile. Bolsonaro in fondo non ha mai fatto mistero delle sue intenzioni, tuonando verso gli avversari, definiti “gentaglia” poco prima di invitarli a lasciare il paese, o saranno dolori.

In tanti, sono convinti che uno dei primi obiettivi del neo presidente sarà il tentativo di soffocare la cultura bloccando gli investimenti. Lo scrittore Julian Fuks, fra i più preoccupati per quello che definisce un governo dai tratti fascisti che incita all’odio, ha appena scritto un “manifesto per la letteratura, la democrazia, la libertà e l’empatia”, firmato da centinaia di intellettuali come Ligiana Costa, cantante e attivista del movimento LGBT, e Francesca Cricelli, poetessa, che ha annunciato di avere le valigie pronte. Qualche giorno fa, 38 coppie gay si sono unite in matrimonio a San Paolo del Brasile, temendo che per loro siano in arrivo pesanti conseguenze.

Noto come il “Trump dei tropici”, Jair Bolsonaro, 63 anni, esponente dell’ultra-destra, ha impostato la sua campagna elettorale su temi come l’aborto, l’immigrazione, la corruzione, l’omosessualità e il porto d’armi. E per combattere la piaga delle violenza sulle strade (lo scorso anno si è chiuso con 63mila morti), ha promesso la reintroduzione delle leggi sull’ordine pubblico degli anni bui della dittatura militare. Nelle sue idee anche il consenso all’apertura di nuove miniere e attività commerciali nelle zone degli indigeni, oltre a voler bandire le fastidiose Ong ambientaliste per potere varare in santa pace un pacchetto di facilitazioni per realizzare un’autostrada che tagli in due la foresta amazzonica, uno degli ultimi polmoni verdi del pianeta.

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