Nei guai per la coca sulla tomba di Escobar

| Un giovane gallese ha vinto la scommessa fatta con un amico, ma aver sniffato cocaina sulla lapide del re dei narcos gli ha procurato parecchie grane con le autorità colombiane, e non solo

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Ufficialmente, le autorità cittadine di Medellìn non sono affatto felici dei “narcos tour” sui loghi che furono di Pablo Escobar, il temibile sovrano dei narcotrafficanti colombiani. Ma alla fine, avere un’icona pop fa comodo alle casse comunali, così tutti chiudono un occhio sul pellegrinaggio continuo e incessante di gente che arriva da ogni parte del mondo per rendere omaggio al “re della cocaina”. Ma c’è un limite a tutto, ed è quello che Steven Semmens, gallese di Swansea, 35 anni, ha superato. Era arrivato a Medellìn per fare visita alla ragazza colombiana che aveva messo incinta la scorsa estate a Ibiza, e non ha resistito alla tentazione di andare a vedere di persona la tomba di Escobar. Peccato che invece di limitarsi a scattare una foto o portare un fiore, come fanno quasi tutti, Steven ne abbia approfittato per vincere una scommessa fatta con un amico prima di partire: 200 sterline se hai il coraggio di sniffare cocaina sulla tomba di Escobar. Un giochetto da ragazzi, ha pensato Steven, che ha postato un video sul suo profilo in cui lo si vede sniffare direttamente dal marmo che copre la tomba del re del narcotraffico.

La condivisione ha fatto sì che a vederlo fossero anche le autorità colombiane, che dopo aver individuato Steven Semmens gli hanno notificato una denuncia e un decreto di espulsione immediata dal paese, con divieto di presentarsi ai confini per cinque anni. Ma non basta, perché il costo della bravata, che già così avrebbe superato di gran lunga le 200 sterline guadagnate, ha scatenato anche un’ondata di minacce di morte giunte dai social. “Sono diventato famoso di colpo e tutto questo è imbarazzante: c’è chi mi ferma per strada e mi chiede il perché, chi mi deride o mi insulta. Se dovessi perdere il lavoro per me diventerà praticamente impossibile trovarne un altro. So di aver deluso la mia famiglia e che diventerò causa di vergogna anche per i miei figli”.

Il giro dei luoghi di Medellìn che furono di “El patron” inizia in genere con “Mónaco”, l’edificio di sei piani in cui viveva la famiglia Escobar, nel 1988 bombardato dal cartello rivale di Cali, quindi la residenza “Nápoles”, anche questa utilizzata dalla famiglia e la “La Catedral”, la prigione privata e di lusso pensata e costruita da lui stesso per essere rinchiuso dopo un accordo raggiunto con il governo colombiano. Tappa d’obbligo il quartiere borghese in cui il 2 dicembre 1993 Pablo morì dopo un violento scontro a fuoco con la polizia nazionale colombiana e per finire il “Cemetario Jardines Montesacro” di Itagüí, a sud di Medellìn, dove Pablo Escobar è cresciuto e riposa accanto alle tombe dei suoi genitori e di altri parenti. O almeno ci prova.

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